Immigrazione: attese nuove proposte della Commissione europea

Pubblicato il 7 settembre 2018 alle 13:21 in Europa Immigrazione

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Il 12 settembre, la Commissione europea annuncerà nuovi piani per rafforzare la difesa dei confini e spingere gli Stati ad impegnarsi di più nella gestione dei flussi migratori. Reuters spiega che, tali piani, costituiscono l’ultimo sforzo dell’esecutivo dell’Unione Europea, guidato da Jean-Claude Juncker, per adottare politiche più rigide sulla questione migratoria, che sta dividendo i membri europei dal 2015, quando più di un milione di rifugiati e migranti giunsero sulle coste dell’Europa attraverso il Mediterraneo. Juncker proporrà altresì nuovi modi legali per far giungere gli stranieri nei Paesi europei, e anche alternative per rafforzare il mandato di Frontex, l’agenzia europea della Guardia Costiera e di Frontiera.

Al contempo, l’Austria, che detiene la presidenza del Consiglio dell’UE, sta cercando di risolvere la situazione di stallo che si è creata tra gli Stati membri in merito alla gestione e suddivisione dei migranti che arrivano via mare. Vienna ha proposto il principio della “solidarietà obbligatoria”, in base al quale gli Stati membri dovrebbero o accettare i rifugiati, o fornire esperti ed equipaggiamenti per la difesa delle frontiere esterne e fornire altri contributi. In sintesi, tale proposta non obbliga, di fatto, i Paesi ad accettare gli stranieri.

Secondo le stime dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), nei primi 8 mesi del 2018, sono giunti in Europa via mare circa 70.000 migranti, una minima parte dell’oltre un milione di stranieri sbarcati nel 2015, che contribuirono allo spaccamento dell’Europa tra due blocchi, uno favorevole ai migranti e, l’altro, contrario. I Paesi fautori di una linea più dura, che mirano all’esternalizzazione delle frontiere e ad un coinvolgimento soltanto finanziario, costituiscono il cosiddetto gruppo Visegrad, quali Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria. Da quando il leader della Lega, Matteo Salvini, è divenuto ministro dell’Interno, il primo giugno, anche l’Italia ha inaugurato una politica più rigida e intransigente nei confronti del fenomeno migratorio, chiudendo i porti italiani alle imbarcazioni delle Ong e delle missioni europee. Il presidente francese, Emmanuel Macron, si è definito il “principale oppositore” delle forze populiste europee, in particolare di Salvini e Viktor Orban, premier ungherese, noto per il proprio pugno di ferro nei confronti dei migranti.

“Stiamo ancora gestendo un’acuta crisi politica all’interno dell’UE, anche se gli arrivi sono quasi nulli rispetto alle cifre degli anni precedenti”, ha spiegato il diplomatico a Bruxelles. Oltre al 12 settembre, la questione migratoria verrà discussa dai leader dell’UE il 19 e 20 settembre a Salisburgo, dove decideranno circa i processi di rimpatrio e di espulsione degli stranieri. Alcuni funzionari hanno riferito che, dal momento che l’Unione si sta avviando verso la campagna elettorale in vista delle elezioni del prossimo maggio, e data la formazione di una nuova commissione entro la fine del 2019, gli Stati membri dovranno concordare un nuovo pacchetto di politiche migratorie al più presto, affinché il Parlamento europeo le approvi entro la metà di aprile, quando terrà la propria sessione finale.

Alla fine di luglio, la Commissione ha proposto di costruire piattaforme di sbarco per i migranti nei Paesi terzi, in collaborazione con l’IOM, la UN Refugee Agency (UNHCR) e Stati terzi. L’obiettivo sarebbe quello di garantire una responsabilità regionale che sia realmente condivisa nella risposta alle sfide migratorie, al fine di diminuire il numero dei morti in mare, garantendo uno sbarco prevedibile e ordinato. In particolare, la Commissione ha sottolineato che non si tratterebbe né di centri di detenzione né di campi profughi e che la gestione delle nuove strutture sarebbe in linea con il diritto internazionale ed il rispetto dei diritti umani. Grazie alle piattaforme proposte, lo sbarco dovrebbe divenire ordinato e prevedibile, incoraggiando altresì tutti i Paesi che affacciano sul Mediterraneo a definire le proprie zone di ricerca e soccorso (SAR). Inoltre, verrebbero istituiti partenariati con i Paesi terzi interessati dal fenomeno migratorio, offrendo così un sostegno adeguato alle specifiche situazioni politiche, socio-economiche e di sicurezza. Infine, ad avviso della Commissione, i nuovi centri dovrebbero essere localizzati “il più lontano possibile” dai punti di partenza irregolari.

Consulta l’archivio sull’immigrazione di Sicurezza Internazionale, dove troverai centinaia di articoli in ordine cronologico.

Sofia Cecinini

di Redazione

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