Junk news: la Svezia è seconda solo agli USA

Pubblicato il 6 settembre 2018 alle 18:41 in Europa Svezia

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La comunicazione politica online inerente alle imminenti elezioni in Svezia risulta essere seconda solo a quelle Statunitensi per quanto riguarda il numero di junk-news condivise dai cittadini nei social network nel periodo pre-elettorale. Le notizie spazzatura pubblicate dagli utenti svedesi superano in quantità quelle di degli altri Paesi europei, secondo uno studio effettuato dall’Oxford Internet Institute. Più precisamente, Oxford riporta che per ogni tre articoli condivisi online, uno contiene informazioni definite “deliberatamente fuorvianti, ingannevoli o errate spacciate per notizie reali su politica, economia o cultura”. Le “junk news” costituiscono il 22% di tutti gli URL contenenti ashtag politici, molte delle quali Il contengono focus di destra sull’immigrazione e sull’Islam.

Per quanto riguarda la provenienza di questi contenuti, un’analisi eseguita su 275.000 tweet condivisi tra l’8 ed il 17 agosto dimostra che le prime 10 fonti di notizie spazzatura sono svedesi, e che le fonti russe costituiscono solo l’1% del totale degli URL condivisi. Questo ha portato le autorità del Paese scandinavo a confermare che non c’è alcuna prova che suggerisca un tentativo, da parte di una potenza straniera, di sovvertire le elezioni del 9 settembre.

Un altro elemento, messo in luce da Oxford, che differenzia la comunicazione politica Svedese da quella degli altri Paesi, è il fatto che, a ridosso delle elezioni, il dibattito verta su temi politici di più ampio respiro, invece di contenere riferimenti su specifici partiti o candidati. Nello specifico, è stato stimato che circa la metà dei tweet condivisi dagli utenti svedesi riguarda questioni di politica generale.

I due ricercatori che hanno guidato questo studio sono Fabian Sinvert, dell’Oxford Internet Institute e Freja Hedman, dell’università svedese Lund. A loro avviso, questa analisi ha riportato dei risultati sorprendenti, specialmente per quanto riguarda la quantità di notizie spazzatura e di contenuti politici generali. I dati sono stati definiti “unici in confronto agli altri Paesi europei”. I due hanno sottolineato che i tre siti svedesi che costituivano le principali fonti di “junk news” tendevano ad imitare l’aspetto e lo stile dei maggiori notiziari, elemento che rende le informazioni false più difficili da individuare. Inoltre, Reuters ha messo in luce che questi tre siti hanno utilizzato ex membri del partito dei Democratici Svedesi, e che uno di questi ha un ex parlamentare nel suo staff. A parlare in difesa del partito è stato il suo capo della comunicazione, Joakim Wallerstein, a cui è stato richiesto di commentare il rapporto dei Democratici Svedesi con i siti identificati dallo studio di Oxford. “Penso che sia strano che un istituto straniero stia cercando di etichettare diversi emittenti di informazione svedesi come produttori di junk news e che abbia rilasciato un report di questo tipo in connessione con delle elezioni”, ha affermato Wallerstein.

Secondo quanto riportato da Reuters, i tre siti sono Samhallsnytt, Nyheter Idag e Fria Tider, ed hanno prodotto l’85% dei contenuti “spazzatura”. L’agenzia di notizie inglese ha inoltre riportato che Samhallsnytt ha ricevuto donazioni tramite il conto bancario personale di un membro dei Democratici Svedesi tra il 2011 e il 2013, quando operava sotto il nome di Avpixlat.

Il Primo Ministro svedese, Stefan Lofven, ha dichiarato che la diffusione di informazioni false o distorte rischia di scuotere “le fondamenta della democrazia” se non viene adeguatamente controllata. A questo proposito, Facebook ha dichiarato che sta lavorando con i funzionari svedesi per aiutare gli elettori ad individuare le notizie non veritiere.

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Cristina Lipari

di Redazione

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