Iran: “Trump vuole abusare della presidenza al Consiglio di Sicurezza”

Pubblicato il 6 settembre 2018 alle 11:43 in Iran USA e Canada

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Il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, ha accusato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di abusare della presidenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per criticare Teheran, mercoledì 5 settembre.

Gli USA presiederanno il Consiglio di Sicurezza per tutto il mese di settembre. Alla luce di ciò, l’ambasciatrice statunitense, Nikki Haley, ha dichiarato che il leader della Casa Bianca presiederà un incontro del Consiglio di Sicurezza dell’ONU centrato sull’Iran, il 26 settembre. Haley, la quale ha ripetutamente attaccato Teheran, accusandola di intromettersi nelle guerre in Siria e in Yemen, ha spinto non solo per tenere i colloqui, ma anche per redarguire il Paese mediorientale. Il raduno dei più importanti leader mondiali, a New York, sarà altresì finalizzato stabilire se l’Iran abbia commesso violazioni del diritto internazionale.

Proprio alla luce di ciò, Zarif ha scritto su Twitter che Trump progetta di abusare della presidenza al Consiglio di Sicurezza per “incolpare l’Iran degli orrori statunitensi”. A ciò, il ministro ha poi aggiunto: “C’è solo una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU sull’Iran, Donald Trump la sta violando e sta intimando al resto del mondo di fare lo stesso”. Per quanto riguarda il fronte statunitense, invece, l’ambasciatrice Haley, già sicura dell’esistenza di violazioni del diritto internazionale da parte di Teheran, ha dichiarato che lo scopo della riunione sarà affrontare le trasgressioni e le inadempienze iraniane, responsabili per l’instabilità diffusa in tutto il Medio Oriente.

Sotto l’amministrazione Trump, gli Stati Uniti, che considerano l’Iran il principale nemico in Medio Oriente, stanno portando avanti una linea dura nei confronti di Teheran, promessa dall’attuale presidente americano nel corso della campagna elettorale. Washington ha spinto più volte l’organo esecutivo delle Nazioni Unite a richiamare l’Iran, ma senza successo. A febbraio, ad esempio, gli Stati Uniti avevano richiesto al Consiglio di Sicurezza di adottare una risoluzione che avrebbe sanzionato Teheran per non aver impedito che le sue armi cadessero nelle mani del gruppo dei ribelli Houthi dello Yemen, accusa che l’Iran ha sempre negato. Il Regno Unito e la Francia avevano sostenuto la proposta americana, non condivisa, invece, dalla Russia, che vi ha posto il veto.

Da parte sua, il viceambasciatore russo alle Nazioni Unite, Dmitry Polyanskiy, ha affermato di augurarsi che, durante l’incontro, vengano espresse opinioni relative alla disputa che ha alterato gli equilibri internazionali costringendo gli Stati di tutti il mondo a prendere una posizione: il Joint Comprehension Plan of Action (JCPA). Il JCPA é l’accordo sul nucleare firmato il 14 luglio 2015 a Vienna da Iran, Stati Uniti, Cina, Russia, Francia, Regno Unito e Germania. L’intesa prevedeva la revoca delle sanzioni internazionali imposte alla Repubblica Islamica, in cambio dell’impegno di quest’ultima a limitare il suo programma nucleare. Secondo l’amministrazione Trump, tuttavia, l’accordo non è riuscito a privare l’Iran dei mezzi necessari per sviluppare un’arma atomica e nemmeno ad interrompere la sua ingerenza sui Paesi vicini del Medio Oriente.

Per tali ragioni, gli Stati Uniti hanno notificato il loro recesso dall’accordo e, 3 mesi dopo, il 7 agosto, hanno reintrodotto sanzioni dirette contro 3 importanti settori dell’economia iraniana: quello siderurgico, quello automobilistico e quello finanziario. In particolare, le misure restrittive limitano l’accesso alle materie prime e alle parti essenziali e colpiscono le transazioni in dollari, rial, oro e metalli preziosi.

La Repubblica Islamica ha reagito alla decisione statunitense assumendo un atteggiamento di sfida. Il 22 luglio è iniziata una guerra di parole tra Washington e Teheran. Se il leader iraniano, Hassan Rouhani, ha messo in guardia gli Stati Uniti di “non giocare con la coda del leone”, il presidente americano ha replicato che l’Iran dovrebbe smettere di minacciare gli Stati Uniti o prepararsi a “subirne le conseguenze”.

La comunità internazionale, invece, si è divisa sulla reintroduzione delle misure restrittive da parte di Washington. L’Unione Europea ha preso le distanze dagli Stati Uniti, dichiarandosi intenzionata ad adottare misure legali per tutelare le imprese europee operanti in Iran, mentre l’Iraq ha informato che, pur non approvando le sanzioni, le avrebbe fatte rispettare.

Le sanzioni americane pesano sull’economia iraniana, già provata dalla disoccupazione, dall’inflazione (che nel 2017 ha raggiunto l’8,1%) e dal deprezzamento della valuta nazionale. Gli effetti delle sanzioni non sono però unicamente di natura economica, in quanto migliaia di Iraniani hanno protestato contro il carovita, la disoccupazione e la corruzione, alimentando manifestazioni antigovernative.

Una seconda tranche di sanzioni statunitensi contro l’Iran, diretta contro il settore petrolifero e bancario, è prevista per novembre. “Il presidente Trump ha reso molto chiaro che vuole la massima pressione sull’Iran e questo è quello che sta accadendo. Non dovrebbero esserci dubbi che gli Stati Uniti vogliano risolvere questo problema in modo pacifico, ma siamo pienamente preparati per qualsiasi contingenza creata dall’Iran”, aveva spiegato il consigliere per la Sicurezza Nazionale Bolton.

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Alice Bellante

di Redazione

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