Caos Libia: Onu annuncia ricollocamento di 800 migranti in centro “più sicuro”

Pubblicato il 6 settembre 2018 alle 6:00 in Immigrazione Libia

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La UN Refugee Agency (UNHCR) e il Ministero dell’Interno libico hanno predisposto il ricollocamento di 800 migranti in pericolo per via del caos a Tripoli, in un centro di detenzione “più sicuro”. Gli stranieri in questione si trovavano in una struttura a Tarek al Matar, nella periferia della capitale. Tale informazione è stata riportata dall’agenzia di stampa Ansamed, la quale ha ricevuto la conferma da una fonte ufficiale libica. Il 4 settembre, è stato riportato che centinaia di migranti erano fuggiti da un centro di detenzione fuori da Tripoli per mettersi al riparo dagli scontri tra milizie rivali, in corso nella capitale e nella zona circostante.

Gli scontri che hanno investito Tripoli e le aree circostanti a partire dal 26 agosto hanno altresì costretto 1.800 famiglie ad abbandonare le proprie case mentre, domenica 2 settembre, circa 400 prigionieri sono evasi dalla prigione di Ain Zara. Lo stesso giorno, il Consiglio presidenziale di Tripoli ha dichiarato lo stato di emergenza nella capitale, rendendo noto che avrebbe applicato nuove misure di sicurezza al più presto. Al momento, le vittime degli scontri sono circa 50, mentre i feriti circa 130. Il 4 settembre, le milizie rivali coinvolte nelle offensive hanno concordato un cessate il fuoco sotto l’egida della missione dell’Onu in Libia (UNISMIL), nel corso di un meeting presso Al-Zawiya, dove era presente anche l’inviato speciale delle Nazioni Unite, Ghassam Salame.

Secondo le stime delle Nazioni Unite, la rotta che collega la Libia all’Italia è la più mortale del Mediterraneo, nonostante gli arrivi nel Paese europeo siano in progressiva diminuzione dal luglio 2017. I calcoli delle Nazioni Unite rivelano che ogni 18 migranti che sono riusciti a raggiungere le coste italiane nei primi 8 mesi del 2018, uno è morto in mare. Tale trend è il triplo rispetto al tasso di morte durante lo stesso periodo del 2015, anno in cui la crisi migratoria raggiunse il suo apice, e il doppio rispetto al 2016.

Il New York Times riferisce che tali dati sono stati causati principalmente dalla politica del ministro dell’Interno italiano, Matteo Salvini, che ha chiuso i porti italiani alle imbarcazioni delle Ong e delle missioni europee. A metà luglio, il capo del Viminale aveva chiesto alle autorità europee di considerare la Libia un porto sicuro, così da permettere anche alle navi delle missioni straniere e delle Ong che effettuano attività di soccorso in mare di riportare i migranti nel Paese nordafricano. Tuttavia, l’Unione Europea ha replicato che “nessuna operazione europea o nave europea fa sbarchi in Libia perché non la considerano un porto sicuro”, in linea con la decisione della Corte europea dei diritti dell’uomo. Da quando Salvini ha assunto la carica di ministro dell’Interno, il primo giugno, è giunta in Italia una media di circa 2.200 migranti al mese, una cifra più bassa rispetto alla media di 2.700 stranieri nei tre mesi precedenti alla sua nomina, spiega il quotidiano americano.

L’ultimo report della UN Refugee Agency (UNHCR), rilasciato lunedì 3 settembre, intitolato “Desperate Journeys”, rende noto che i trafficanti di esseri umani che operano in Libia stanno correndo rischi sempre più grandi per fare le traversate verso l’Europa, dal momento che la Guardia Costiera libica è molto più attiva rispetto agli anni passati, grazie all’appoggio italiano ed europeo, intercettando sempre più imbarcazioni cariche di migranti. Molti esperti hanno criticato la politica di riportare i migranti in Libia, dove regna l’instabilità dal 2011. Da quando il regime dittatoriale di Muammar Gheddafi è stato rovesciato, nell’ottobre di quell’anno, il Paese nordafricano non è mai riuscito a compiere una transazione democratica, con il risultato che, ancora oggi, il potere politico è diviso in due governi: il primo a Tripoli, appoggiato dall’Onu e dall’Italia; il secondo a Tobruk, sostenuto da Russia ed Egitto. I trafficanti di esseri umani, i gruppi terroristici e di militanti stanno così traendo vantaggio da questa situazione di instabilità politica ed economica a discapito dei i migranti, che sono vittima di abusi continui.

La situazione è complicata dalla mancanza di unità da parte delle potenze straniere, le quali, appoggiando governi diversi, rendono ancora più difficoltosa un’unificazione. Italia e Francia sono in competizione per il controllo del Paese nordafricano, diviso e devastato dalla guerra, ma ricco di petrolio e gas. Roma ha stretti rapporti con le autorità di Tripoli ed è l’unico Stato occidentale ad aver riaperto la propria ambasciata nella capitale libica. La Francia, invece, è ritenuta più vicina al comandante militare Khalifa Haftar, uomo forte del governo di Tobruk e antagonista del premier Fayez al-Serraj, capo del governo di Tripoli.

Consulta l’archivio sull’immigrazione di Sicurezza Internazionale, dove troverai centinaia di articoli in ordine cronologico.

Sofia Cecinini

di Redazione

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