USA: Trump presiederà riunione del Consiglio di Sicurezza ONU sull’Iran

Pubblicato il 5 settembre 2018 alle 16:28 in Iran USA e Canada

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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, presiederà una riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sull’Iran il 26 settembre per mettere in evidenza le sue “violazioni del diritto internazionale” e “l’instabilità regionale” che Teheran “semina in tutta la regione mediorientale”. È quanto riferito, il 4 settembre, dall’ambasciatrice americana presso le Nazioni Unite, Nikki Haley, che ha ripetutamente accusato il Paese mediorientale di intromettersi nel conflitto siriano e yemenita, in seno all’organizzazione.

La delegazione iraniana presso le Nazioni Unite non ha risposto immediatamente a una richiesta di commento. Il presidente iraniano, Hassan Rouhani, tuttavia, dovrebbe rivolgersi al consesso degli Stati parti dell’ONU, il 25 settembre, ed è probabile che chieda altresì di intervenire nell’incontro del 26 settembre. L’ambasciatrice americana ha informato che gli Stati Uniti, che detengono la presidenza del Consiglio di Sicurezza per settembre, non si opporranno a una decisione iraniana in tal senso.

Sotto l’amministrazione Trump, gli Stati Uniti, che considerano l’Iran il principale nemico in Medio Oriente, stanno portando avanti una linea dura nei confronti di Teheran, promessa dall’attuale presidente americano nel corso della campagna elettorale. Washington ha spinto più volte l’organo esecutivo delle Nazioni Unite a richiamare l’Iran, ma senza successo. A febbraio, ad esempio, gli Stati Uniti avevano richiesto al Consiglio di Sicurezza di adottare una risoluzione che avrebbe sanzionato Teheran per non aver impedito che le sue armi cadessero nelle mani del gruppo dei ribelli Houthi dello Yemen, accusa, questa, che l’Iran ha sempre negato. Il Regno Unito e la Francia avevano sostenuto tale proposta americana, non condivisa, invece, dalla Russia, che vi ha posto il veto.

Da parte sua, il viceambasciatore russo alle Nazioni Unite, Dmitry Polyanskiy, ha affermato di augurarsi che, durante l’incontro, vengano espresse opinioni relative al ritiro degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare iraniano, firmato, il 14 luglio 2015, a Vienna, da Iran, Stati Uniti, Cina, Russia, Francia, Regno Unito e Germania. L’accordo prevedeva la revoca delle sanzioni internazionali contro Teheran, in cambio dell’impegno di quest’ultima a limitare il suo programma nucleare.

Secondo l’amministrazione Trump, tuttavia, l’accordo non è riuscito a privare l’Iran dei mezzi necessari per sviluppare un’arma atomica né a interrompere la sua ingerenza sui Paesi vicini del Medio Oriente. Per tali ragioni, l’8 maggio, gli Stati Uniti hanno notificato il loro recesso dall’accordo e, il 7 agosto, hanno annunciato la reintroduzione di sanzioni dirette contro il settore siderurgico e automobilistico iraniano nonché contro il settore finanziario. In particolare, le misure restrittive limitano l’accesso alle materie prime e alle parti essenziali e colpiscono le transazioni in dollari, rial, oro e metalli preziosi.

L’Iran ha reagito alla decisione statunitense assumendo un atteggiamento di sfida. Il 22 luglio è iniziata una guerra di parole tra Washington e Teheran. Se il leader iraniano, Hassan Rouhani, ha messo in guardia gli Stati Uniti di “non giocare con la coda del leone”, il presidente americano ha replicato che l’Iran dovrebbe smettere di minacciare gli Stati Uniti o prepararsi a “subirne le conseguenze”. La comunità internazionale, invece, si è divisa sulla reintroduzione delle misure restrittive da parte di Washington. Se l’Unione Europea, decisa a salvare l’accordo sul nucleare, ha preso le distanze dall’alleato transatlantico, dichiarandosi intenzionata ad adottare misure legali per tutelare le imprese europee operanti in Iran, l’Iraq ha informato che, pur non approvando le sanzioni, le avrebbe fatte rispettare.

Le sanzioni americane pesano sull’economia iraniana, già provata dalla disoccupazione, dall’inflazione (che nel 2017 ha raggiunto l’8,1%) e dal deprezzamento della valuta nazionale. Gli effetti delle sanzioni non sono però unicamente di natura economica, in quanto migliaia di Iraniani hanno protestato contro il carovita, la disoccupazione e la corruzione, alimentando manifestazioni antigovernative. Una seconda tranche di sanzioni statunitensi contro l’Iran, diretta contro il settore petrolifero e bancario, è prevista però per novembre.

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Roberta Costanzo

di Redazione

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