Coas in Libia: raggiunto accordo per cessate il fuoco

Pubblicato il 5 settembre 2018 alle 9:26 in Africa Libia

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I gruppi armati che si stanno scontrando a Tripoli hanno concordato un cessate il fuoco sotto l’egida della missione dell’Onu in Libia (UNISMIL), nel corso di un meeting presso Al-Zawiya, martedì 4 settembre, dove era presente anche l’inviato speciale delle Nazioni Unite, Ghassam Salame. L’accordo, firmato da rappresentanti del governo di Tripoli, da comandanti militari, da ufficiali dell’apparato di sicurezza e dalle milizie coinvolte, è articolato in 7 punti che le parti si sono impegnate a rispettare, quali:

  • La cessazione delle ostilità;
  • Fermare qualsiasi movimento ostile che possa violare il cessate il fuoco;
  • Assicurare che i civili non siano a rischio e il rispetto dei diritti umani, in linea con la legge nazionale ed internazionale;
  • La protezione delle proprietà private e pubbliche;
  • Assicurare la riapertura dell’aeroporto di Mitiga e di tutte le strade interne ed esterne alla capitale;
  • Evitare di compiere azioni che possano portare allo scontro armato o che possano generare tensione;
  • Assicurare che tutti i gruppi sotto il proprio comando rispettino l’accordo.

Nel comunicato ufficiale dell’UNISMIL si legge che la missione si impegna a raggiungere e prendere contatti con quegli attori che hanno mostrato interesse a prendere parte al patto, ma che non erano presenti all’incontro. Inoltre, l’Onu ha assicurato che continuerà a facilitare e rafforzare il cessate il fuoco e di valutare nuove misure di sicurezza da applicare nella capitale. Da parte sua, Salame ha dichiarato che continuerà ad essere disponibile a lavorare con tutte le parti per raggiungere un accordo politico definitivo, accettabile e che possa evitare la perdita di ulteriori vite.

Nel frattempo, il quotidiano libico Libya Herald ha reso noto che, secondo alcune fonti, stanno continuando i combattimenti a Sud di Tripoli, nel sobborghi di Khalat al-Furjan, Wadi Rabea e Airport Road. Il Consiglio presidenziale di Tripoli ha formato un comitato di emergenza e crisi, formato da 13 membri, guidato dal premier Fayez Serraj stesso, che seguirà l’attuazione di nuove misure di sicurezza. Serraj ha altresì adottato un decreto che ha autorizzato la formazione di una Joint Operation Room, composta da 9 membri, incaricata di formulare proposte per impedire e gestire gli attacchi a Tripoli. Il Ministero dell’Interno ha rassicurato i cittadini, riferendo che la situazione di sicurezza nella capitale sta migliorando progressivamente grazie alle nove misure. L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), ha riportato che, al momento, circa 9.221 individui sono stati costretti ad abbandonare le proprie case nelle zone di Bani Walid e Tarhuna.

Il 27 agosto sono morte 30 persone, tra cui almeno 4 bambini, mentre altre 96 sono rimaste ferite, nelle offensive tra milizie armate appartenenti alla Settima Brigata, conosciuta anche con il nome di Kanyat, originarie della città di Tarhuna, e un’altra coalizione formata da Tripoli Revolutionaries Brigade, Misrata’s 301 Brigade, Bab Tajoura Brigade, Ghanewa Brigade e Nawasi Brigade. I combattimenti sono proseguiti anche nei giorni successivi, per raggiungere, il 30 agosto, una fragile tregua che è durata poche ore ed è stata interrotta la sera stessa. Tali offensive hanno altresì causato la dispersione di numerosi civili e migranti presenti nell’area. Il 2 settembre, il Consiglio presidenziale libico, guidato dal premier Fayez Serraj, ha dichiarato lo stato di emergenza nella capitale Alla data del 3 settembre, le offensive continuano, i morti ammontano a 47, i feriti a 129 e i dispersi a 8.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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