Trump ad Assad: “Non provocare nuova tragedia a Idlib”

Pubblicato il 4 settembre 2018 alle 11:14 in Siria USA e Canada

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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha ammonito il presidente siriano, Bashar al-Assad, e i suoi alleati, Russia e Iran, a non “attaccare sconsideratamente” la provincia siriana di Idlib, attualmente controllata dai ribelli al regime di Damasco, e li ha avvertiti che centinaia di migliaia di persone potrebbero rimanere uccise in una tale offensiva. “Russi e Iraniani commetterebbero un grave errore umanitario a prendere parte a questa potenziale tragedia umana”, ha twittato Trump, lunedì 3 settembre.

Il monito arriva in un momento in cui si teme che l’offensiva contro Idlib sia imminente. È stato reso noto che le forze di Assad stanno pianificando un’offensiva “a fasi” in tale area del territorio siriano. In una prima fase, le forze del regime di Damasco lanceranno l’attacco contro due diversi fronti, a ovest e a sud. A ovest, l’offensiva sarà diretta contro la città occidentale di Jisr al-Shughour e la pianura di Al-Ghab, mentre, a sud, saranno colpite le città di al-Latamenah, Khan Sheikhoun e Maarat al-Numan. La seconda fase, invece, consiste nell’attacco diretto contro Idlib.

La città di Idlib è situata nel nordovest della Siria, in prossimità del confine turco. Ultima provincia controllata dai ribelli al regime di Assad, Idlib ospita attualmente circa 3 milioni di persone, inclusi civili, dissidenti provenienti da altre aree del Paese e forze jihadiste. Ecco perché, come sottolinea il New York Times, l’offensiva contro l’enclave dei ribelli rappresenta per il regime di Damasco e i suoi alleati “la possibilità di schiacciare quel che resta dell’opposizione”, mentre per i leader occidentali una potenziale “calamità umanitaria”.

Già il 31 agosto, il Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, aveva dichiarato che Washington avrebbe considerato qualsiasi assalto militare condotto dal governo siriano contro l’enclave dell’opposizione come un’escalation della guerra in Siria, mentre il Dipartimento di Stato aveva avvertito che gli Stati Uniti avrebbero risposto a qualsiasi attacco chimico da parte di Damasco. “Tutti gli occhi saranno sulle azioni di Assad, Russia e Iran a Idlib”, ha twittato, il 3 settembre, l’ambasciatrice degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite, Nikki Haley, accompagnando a queste parole l’hashtag #NoChemicalWeapons, dal momento che, secondo quanto riportato dalla CNN, i funzionari statunitensi temono che un assalto a Idlib possa implicare l’uso di armi chimiche, qualora i ribelli fossero in grado di rallentare i progressi del regime che, nelle ultime settimane, ha spostato gli elicotteri armati più vicino a Idlib.

Dalla Russia, il ministro degli Esteri, Sergei Lavrov, aveva affermato, il 31 agosto, che il governo siriano ha tutto il diritto di scacciare da Idlib i ribelli. Mosca, da parte sua, ha schierato numerose navi da guerra nel Mediterraneo, in direzione della costa siriana.

Sul versante iraniano, il ministro degli Esteri, Mohammad Javad Zarif, ha dichiarato, il 2 settembre, durante una visita a Damasco, che la provincia siriana di Idlib deve essere “ripulita” dai gruppi armati presenti nel nordovest del Paese. La sua visita è arrivata dopo quella del ministro della Difesa iraniano, Amar Hatami, che, il 26 agosto, ha firmato un accordo per la cooperazione e la difesa con il suo omologo siriano, Ali Abdullah Ayoub.

La Turchia, da parte sua, ha interessi opposti a quelli di Mosca e Teheran in Siria. Mentre queste ultime sostengono il regime di Assad, Ankara, al contrario, ha sostenuto a lungo i ribelli che si oppongono al regime di Damasco. Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, tuttavia, ha informato, il 30 agosto, che la Turchia sta collaborando con la Russia e l’Iran affinchè venga evitato un disastro a Idlib. Ankara teme un’offensiva contro l’enclave dei ribelli perché, essendo Idlib situata in prossimità del confine turco, un attacco su vasta scala potrebbe provocare l’evacuazione di più di 2.5 milioni di persone. Come evidenzia il New York Times, “la Turchia sta già ospitando oltre 3 milioni di rifugiati siriani e, alle prese con la crisi economica e con un crescente risentimento nei confronti dei siriani già presenti nel Paese, non ne vuole più”.

Per tale ragione, il 7 settembre, Erdogan incontrerà in Iran il presidente russo, Vladimir Putin, e il presidente iraniano, Hassan Rouhani, per discutere della Siria, nell’ambito del terzo summit del processo di Astana. Con tutta probabilità, la delicata situazione a Idlib sarà al centro del colloquio tra i tre leader.

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Roberta Costanzo

di Redazione

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