Tempi duri per l’Argentina: Macri lancia piano di austerità

Pubblicato il 4 settembre 2018 alle 14:26 in America Latina Argentina

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Il presidente argentino, Mauricio Macri, ha annunciato, lunedì 3 settembre, il piano di austerità per il Paese latinoamericano, attualmente alle prese con una grave crisi della valuta nazionale, il peso. Il piano include l’imposizione di nuove tasse sulle esportazioni e tagli drastici alla spesa pubblica. Tali misure costituiscono un tentativo di “emergenza” per pareggiare il bilancio del prossimo anno e persuadere in tal modo il Fondo Monetario Internazionale (FMI) a velocizzare l’erogazione dei finanziamenti all’Argentina.

L’obiettivo del Paese latinoamericano è il pareggio del bilancio. Per conseguirlo, occorre aumentare le entrate e ridurre le spese. Sul versante delle entrate, Macri ha annunciato l’imposizione di una tassa di 4 pesos per dollaro sulle esportazioni di prodotti primari, inclusi i prodotti agricoli, in un Paese che è il terzo produttore mondiale di soia. Una tassa di 3 pesos per dollaro sarà, invece, applicata sulle esportazioni degli altri prodotti argentini.

L’introduzione di una tassa sulle esportazioni rappresenta una sconfitta politica per Macri, ex uomo di affari di centrodestra, insediatosi al vertice dello Stato nel 2015 con l’obiettivo di “normalizzare” l’economia dopo 15 anni di interventismo statale sotto la presidenza di Nestor Kirchner dal 2003 al 2007, e della moglie, Cristina Fernandez de Kirchner, dal 2007 al 2015. Il presidente argentino ha riconosciuto che tale “pessima, terribile tassa va contro ciò che vogliamo favorire, cioè l’incremento delle esportazioni per creare più posti di lavoro di qualità”. Tuttavia, ha spiegato Macri, si tratta di “un’emergenza” e la misura sarà rimossa una volta che l’economia si sarà stabilizzata. Le nuove tasse incrementeranno le entrate del Paese per ogni unità di prodotto esportato, ma rischiano di rallentare le spedizioni internazionali dei beni argentini. Il governo, tuttavia, si aspetta che le tasse porteranno 432,812 miliardi di pesos, corrispondenti a 11,39 miliardi di dollari americani, nelle casse dello Stato il prossimo anno, grazie anche ad un atteso rimbalzo del settore agricolo, in sofferenza quest’anno a causa di una grave siccità.

Sul versante delle uscite, invece, i tagli alla spesa consentiranno al Paese di incamerare circa la metà delle risorse necessarie per pareggiare il bilancio del prossimo anno, secondo quanto riferito dal ministro delle finanze, Nicolas Dujovne. Il governo ha informato altresì che il numero dei ministeri sarà ridotto da 19 a 10 e che le spese in conto capitale, che supportano lo sviluppo delle infrastrutture, saranno tagliate del 27% il prossimo anno.

Entro il 2020, ha spiegato Dujovne, l’Argentina dovrebbe essere in grado di registrare un avanzo fiscale primario dell’1% del PIL.

Gli analisti finanziari hanno avuto reazioni contrastanti in seguito all’annuncio del piano di austerità. Se alcuni hanno affermato che le misure predisposte saranno insufficienti, altri hanno evidenziato che esse potrebbero scatenare a breve disordini politici. Secondo Sergio Berensztein, analista politico riportato dal New York Times, “l’Argentina non ha mai implementato un piano di austerità di questa portata prima d’ora”.

Macri, da parte sua, ha spiegato che misure di vasta portata rappresentano l’unica soluzione possibile in un Paese altamente predisposto ai disordini finanziari e in cui l’inflazione supera, ad oggi, il 30%. “Questa non è solo un’altra crisi. Deve essere l’ultima”, ha dichiarato Macri, in un discorso televisivo rivolto a cittadini che ancora in gran parte ricordano il disastro finanziario del 2001, quando l’insolvenza del Paese latinoamericano sul debito sovrano è ammontata a 95 miliardi di dollari.

Lo spettro del default di inizio millennio è stato rievocato ora che l’aumento del tasso d’interesse da parte della Federal Reserve (Fed), la Banca Centrale americana, sta rafforzando il dollaro, rendendo relativamente più oneroso rimborsare i debiti contratti in valuta americana, e sta altresì incoraggiando gli investitori a reindirizzare il capitale precedentemente investito in mercati emergenti, come quello argentino, verso gli Stati Uniti. Le conseguenze di tale decisione della Fed sono potenzialmente molto gravi per l’Argentina che, negli ultimi anni, si è finanziata facendo ampiamente ricorso alla valuta estera, specialmente il dollaro. Tali conseguenze, peraltro, si sono subito fatte sentire sul peso argentino, che, nella scorsa settimana, ha perso il 16% rispetto al dollaro statunitense. Nel corso di quest’anno, il peso ha perso quasi la metà del suo valore rispetto alla valuta americana. Per tale ragione, il 30 agosto, il Banco Central de la Republica Argentina, la Banca Centrale del Paese latinoamericano, ha alzato i tassi d’interesse al 60%. Tale livello dei tassi d’interesse rappresenta un record a livello mondiale.

Il 4 settembre, a Washington, Dujovne inizierà i colloqui con i funzionari del FMI in merito alla richiesta argentina di accelerare l’esborso di parte dei finanziamenti previsti nell’accordo di prestito che l’Argentina ha concluso con il FMI a giugno. In particolare, l’8 maggio, l’Argentina si è rivolta al FMI per chiedere un prestito di 30 miliardi di dollari. Con il FMI, l’Argentina ha concluso un accordo triennale: il FMI ha concesso un prestito di 50 miliardi di dollari, il doppio della cifra che, solitamente, viene concessa in accordi analoghi. In cambio, l’Argentina si è impegnata a rafforzare la sua politica fiscale, per ridurre gradualmente il disavanzo pubblico e la necessità di prendere a prestito dal resto del mondo e a ridurre l’inflazione fino al 9% entro il 2021. A giugno, il FMI ha erogato i primi 15 miliardi di dollari all’Argentina, prevedendo di erogare la successiva tranche del finanziamento dopo che il Paese avesse implementato le misure necessarie per ridurre il proprio deficit fiscale.

L’erogazione del prestito costituirebbe una boccata d’aria per Macri, attualmente intrappolato tra gli elettori, stanchi di stringere la cinghia fiscale, da una parte, e gli investitori che spingono per i tagli alla spesa, dall’altra. Per il momento, peraltro, l’annuncio del piano di austerità non è bastato a frenare la caduta del peso che continua a perdere valore rispetto al dollaro statunitense.

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Roberta Costanzo

di Redazione

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