Salvini esclude intervento militare italiano in Libia

Pubblicato il 4 settembre 2018 alle 10:37 in Italia Libia

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Alla luce di quanto sta accadendo in Libia, dove dal 27 agosto sono in corso scontri tra milizie rivali a Tripoli che hanno causato la morte di quasi 50 persone, il ministro dell’Interno italiano, Matteo Salvini, ha affermato di non ci sarà alcun intervento militare da parte dell’Italia in Libia. Tale dichiarazione è stata confermata da una nota di Palazzo Chigi, in cui viene smentito qualsiasi intervento militare nel Paese nordafricano, e in cui si legge che l’Italia sta continuando a monitorare la situazione in corso, invitando le parti coinvolte a cessare le ostilità.

Ad avviso di Salvini, un intervento militare non risolverebbe alcun problema e, al contrario, ne farebbe sorgere di nuovi. “L’Italia dovrebbe aspirare alla pace e alla stabilità dell’area mediterranea, per questo l’intervento straniero sarebbe solo un atto per interesse economico che non porterebbe ad una soluzione”, ha spiegato il ministro.

Alle domande dei giornalisti riguardo alla Libia e alla situazione con i migranti, Salvini ha puntato il dito contro la Francia riferendo: “Chiedetelo alla Francia perché la Libia sta diventando un rifugio di migranti. Sono preoccupato, deve esserci qualcuno dietro a tutto questo, qualcuno che ha fatto una guerra che non si doveva fare, che convoca elezioni senza sentire alleati e le fazioni locali, qualcuno che è andato a fare forzature, a esportare la democrazia, cose che non funzionano mai”. La stessa accusa nei confronti della Francia è arrivata anche dal presidente della Camera, Roberto Fico, il quale ha affermato che la tensione enorme in corso in Libia “è un problema grave che ha lasciato la Francia”.

Italia e Francia sono in competizione per il controllo del Paese nordafricano, diviso e devastato dalla guerra, ma ricco di petrolio e gas. Roma ha stretti rapporti con le autorità di Tripoli ed è l’unico Stato occidentale ad aver riaperto la propria ambasciata nella capitale libica. La Francia, invece, è ritenuta più vicina al comandante militare Khalifa Haftar, uomo forte del governo di Tobruk e antagonista del premier Fayez al-Serraj, capo del governo di Tripoli.

Le dichiarazioni di Salini si riferiscono all’intervento militare della NATO del 2011 in Libia, guidato dalla Francia e dagli Stati Uniti, che rovesciò il regime del dittatore Muammar Gheddafi, nell’ottobre di quell’anno. Da allora, il Paese nordafricano non è mai riuscito di effettuare una transizione democratica, con il risultato che, ancora oggi, il potere politico è diviso in due governi. L’assenza di una guida unitaria del Paese, in grado di controllare efficacemente tutto il territorio nazionale ed i suoi confini, ha fatto sì che i trafficanti di esseri umani, i gruppi armati ed i terroristi portassero avanti indisturbati le proprie attività a danno dei migranti, che sono vittima di abusi continui, venendo catturati per poi essere costretti ai lavori forzati. Inoltre, nel corso del tempo, la Libia è divenuta il primo porto di partenza, mentre l’Italia il primo porto di arrivo per i migranti nel Mediterraneo.

In tale contesto, la Francia si è detta intenzionata ad organizzare nuove elezioni politiche in Libia il prossimo 10 dicembre. Tale decisione era stata presa al termine della Conferenza di Parigi, il 29 maggio scorso, grazie ad un accordo tra le fazioni rivali libiche. Nel documento finale della conferenza era stato concordato che la Camera dei Rappresentanti di Tobruk era tenuta ad adottare le leggi elettorali necessarie entro il 16 settembre, secondo il calendario stabilito di comune accordo dalle parti. La posizione della Francia non è sostenuta né dall’inviato speciale dell’Onu in Libia, Ghassam Salame, né dal governo italiano. Entrambi sostengono che sia difficile far progredire il processo politico senza avere le giuste condizioni .

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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