Afghanistan: ucciso capo dell’ISIS in attacco aereo

Pubblicato il 4 settembre 2018 alle 6:16 in Afghanistan USA e Canada

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Le forze armate americane in Afghanistan hanno confermato, domenica 2 settembre, che il capo dell’ISIS nel Paese asiatico, Abu Sayed Orakzai, noto anche come Sad Arhabi, è stato ucciso nell’attacco del 25 agosto, compiuto nella zona orientale della provincia afghana di Nangarhar. La conferma è giunta in una dichiarazione rilasciata dalle forze statunitensi attive nel Paese asiatico, secondo le quali la morte di Abu Sayed Orakzai è la terza uccisione di leader dell’ISIS autoproclamatisi tali da parte di forze americane dal luglio 2016.

Secondo quanto riferito dal portavoce provinciale, Attaullah Khogyani, alla CNN, le forze afghane e della coalizione hanno effettuato l’attacco aereo del 25 agosto dopo aver ricevuto informazioni dal National Directorate of Security dell’Afghanistan, il servizio di intelligence operante nel Paese asiatico. In particolare, il portavoce delle forze americane in Afghanistan, il tenente colonnello Martin O’Donnell, ha confermato che, nell’attacco del 25 agosto, gli Stati Uniti hanno preso di mira un “alto dirigente di un’organizzazione terroristica designata”. Oltre ad Abu Sayed Orakzai, tuttavia, nell’attacco sarebbero rimasti uccisi altri 10 militanti del gruppo terroristico. O’Donnell ha altresì ribadito l’impegno americano contro il terrorismo, aggiungendo che “gli Stati Uniti continuano inesorabilmente i loro sforzi contro la minaccia terroristica derivante dall’ISIS, da Al-Qaeda e da altri gruppi terroristici regionali e internazionali”.

Le sue parole sono state confermate, domenica 2 settembre, dal generale Scott Miller, comandante delle forze statunitensi e della NATO in Afghanistan. “L’America e i suoi alleati sono in Afghanistan per mantenere la pressione sulle reti terroristiche transregionali che tentano di pianificare e dirigere attacchi da qui”, ha dichiarato in un comunicato il generale Miller. “Questa è solo una parte del lavoro della coalizione verso una soluzione di sicurezza afghana, ma è una parte vitale”, ha spiegato il generale americano.

Miller, 57 anni ed ex capo del Joint Special Operations Command dal 2016, ha assunto ufficialmente il comando delle forze della NATO e delle forze americane operanti nel Paese asiatico nell’ambito, rispettivamente, dell’Operazione Resolute Support e dell’Operazione Freedom’s Sentinel, il 2 settembre, in seguito alla cerimonia svoltasi a Kabul per sancire la sostituzione di Miller al generale John Nicholson. Prima di lasciare l’incarico, il generale Nicholson ha parlato della possibilità di colloqui di pace con i talebani, sostenendo che alcuni di loro affermano di condividere un nemico con gli Stati Uniti e i loro alleati, cioè l’ISIS. Miller ha a sua volta confermato le parole del suo predecessore. I talebani tuttavia guardano con sfiducia agli Stati Uniti e al governo afghano. “Il primo nemico è l’ISIS, poi viene il governo”, ha dichiarato il comandante talebano, Mullah Sher Agha, che, il 2 settembre, ha informato la CNN che i talebani nel Paese sono disposti a iniziare i colloqui di pace, specificando tuttavia che le trattative non dovrebbero coinvolgere potenze straniere. “I negoziati di pace dovrebbero essere tra afghani e afghani. Non dovremmo aspettare che il Pakistan, l’Iran, la Russia o l’America portino la pace in Afghanistan”.

In Afghanistan sono attualmente attive due Operazioni. L’Operazione Resolute Support è la missione guidata dalla NATO nel Paese asiatico, lanciata l’1 gennaio 2015, a seguito del completamento della International Security Assistance Force (ISAF), alla fine del 2014, e rinnovata in occasione del vertice NATO di Varsavia nel 2016. La Resolute Support è una missione che non prevede combattimenti e che opera con 16.000 membri provenienti dagli Stati membri della NATO per fornire formazione, consulenza e assistenza alle forze di sicurezza e istituzioni afghane. L’Operazione Freedom’s Sentinel, invece, è la missione americana che opera nel Paese asiatico in coordinazione con la Resolute Support, e che fa parte della missione permanente della NATO in Afghanistan. La Freedom’s Sentinel è stata lanciata, sotto l’amministrazione Obama, l’1 gennaio 2015, quando gli Stati Uniti hanno concluso 13 anni di operazioni militari in Afghanistan sotto l’Operazione Enduring Freedom. L’Operazione Freedom’s Sentinel è stata lanciata su invito del governo afghano e con il sostegno del popolo afghano per mantenere una limitata presenza militare americana sul territorio, allo scopo di preservare i progressi conseguiti nel Paese. Duplice l’obiettivo dell’Operazione: portare avanti l’attività di addestramento, consulenza e assistenza alle forze afghane, e l’attività di antiterrorismo contro ciò che restava di Al Qaeda.

Nell’ultimo anno, tuttavia, gli Stati Uniti hanno intensificato i raid aerei in Afghanistan e hanno inviato migliaia di unità aggiuntive tra le fila delle truppe afghane per consigliare e addestrare le forze locali, in linea con la nuova strategia militare adottata dal Pentagono e volta ad aumentare le pressioni sui talebani per indurli a cedere. Poiché i talebani non si sono mostrati disposti ad accettare la resa, Washington ha elaborato altresì alcuni piani volti a condurre i talebani e il governo afghano al tavolo delle trattative. Tali sforzi, tuttavia, non hanno, per il momento, condotto agli esiti sperati.

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Roberta Costanzo

di Redazione

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