Iran: Idlib deve essere “ripulita”

Pubblicato il 3 settembre 2018 alle 13:32 in Iran Siria

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Il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, si è recato a Damasco, lunedì 2 settembre, per tenere alcuni colloqui con diversi funzionari del governo siriano. In tale occasione, il ministro ha dichiarato che la provincia siriana di Idlib deve essere “ripulita” dai gruppi armati presenti nel nord ovest del Paese. Zarif ha poi aggiunto: “Tutto il territorio siriano deve essere preservato, tutte le sette e i gruppi presenti dovrebbero iniziare il ciclo di ricostruzione come una cosa sola, gli sfollati dovrebbero poter tornare dalle loro famiglie e, infine, i terroristi ancora presenti nei pressi di Idlib dovrebbero sgomberare l’area, rimettendo la regione sotto il controllo del popolo siriano”.

La visita del ministro degli Esteri iraniano arriva dopo quella connazionale Amar Hatami, attuale ministro della Difesa, il quale, il 26 agosto, ha firmato un accordo per la cooperazione e la difesa con il suo omologo siriano, Ali Abdullah Ayoub. Secondo quanto riportato dal generale di brigata Abolghasem Alinejad, la continua presenza di consiglieri iraniani in Siria sarebbe proprio una delle aree coperte dall’accordo tecnico difensivo stipulato tra Teheran e Damasco.

Le forze del regime siriano, sostenute dall’Iran e dalla Russia, sono in procinto di avviare un’offensiva, definita “a fasi”, su Idlib, l’ultima roccaforte ribelle del Paese, dirigendo il primo attacco diretto a sud e ad ovest. Assad sta perciò progettando di colpire due diversi fronti del territorio siriano. Ad ovest, gli sforzi del regime saranno diretti verso la città occidentale di Jisr al-Shughour e la pianura di Al-Ghab, mentre al sud saranno colpite le città di al-Latamenah, Khan Sheikhoun e Maarat al-Numan. Da ciò emerge che Idlib dovrebbe essere presa di mira in un secondo momento, o meglio in una seconda fase. Assad e i suoi sostenitori, soggiogando le aree a sud e ad ovest del Paese, saranno più vicini alla riconquista delle principali vie di collegamento che vanno da Aleppo ad Hama e Latakia, due delle più importanti strade della Siria pre-bellica.

Nel frattempo, la Russia, nota alleata del regime di Assad, ha deciso di schierare un numero significativo, ma ancora indefinito, di navi da guerra sulla costa siriana, costituendo quella che i media di Mosca hanno definito la più grande unità navale da quando il Paese é entrato nel conflitto nel 2015. Il movimento delle fregate in questione arriva presumibilmente proprio in preparazione dell’assalto all’ultima roccaforte ribelle, secondo quanto riferisce The New Arab.

Dopo aver riconquistato la maggior parte del Paese, Assad ha rivolto la sua attenzione a Idlib, l’ultima grande enclave dell’opposizione, la quale è diventata patria di circa 3 milioni di persone. 1,8 milioni di residenti sono sfollati dopo la serie di offensive lanciate in tutto il territorio siriano, le quali sono responsabili per il dislocamento dei ribelli e le loro famiglie nella provincia nord-occidentale.

In questo contesto é importante notare che l’ultima roccaforte dell’opposizione confina con la Turchia, la quale teme che l’offensiva di Assad inneschi una catastrofe umanitaria e di sicurezza, provocando un’ondata di rifugiati nel proprio territorio. A conferma di ciò, martedì 28 agosto, l’ONU ha avvertito che un attacco su vasta scala nel territorio siriano “avrebbe il potenziale per creare un’emergenza umanitaria di dimensioni non ancora sperimentate” nella guerra civile durata 7 anni.

Entrato ormai nel suo ottavo anno, il conflitto siriano ha causato circa 465.000 vittime, oltre che un milione di feriti, e ha costretto circa 12 milioni di persone, corrispondenti alla metà della popolazione siriana prima della guerra, ad abbandonare le proprie abitazioni.

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Alice Bellante

di Redazione

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