IOM: meno partenze dalla Libia ma rischi sempre più grandi

Pubblicato il 3 settembre 2018 alle 11:16 in Immigrazione Libia

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Il numero degli sbarchi di migranti provenienti dalla Libia in Italia, pari a 12.322 dal primo gennaio al 31 agosto 2018, è il più basso mai registrato in almeno cinque anni. È quanto ha reso noto l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), la quale ha spiegato che la diminuzione delle traversate lungo la rotta del Mediterraneo centrale, che collega la Libia all’Italia, si è verificata soprattutto nel corso dei mesi estivi.

Secondo le stime dall’IOM, nei primi otto mesi del 2018, sono sbarcati in Europa 68.098 migranti, di cui la maggior parte è giunta in Spagna, con un numero di arrivi pari a 28.579, superiore all’Italia, che ha accolto sulle proprie coste circa 20.000 stranieri. Seguono la Grecia con quasi 19.000 sbarchi, Malta con oltre 700 e Cipro con meno di 200.

L’ultimo report della UN Refugee Agency (UNHCR), rilasciato lunedì 3 settembre, intitolato “Desperate Journeys”, rende noto che i trafficanti di esseri umani che operano in Libia stanno correndo rischi sempre più grandi per fare le traversate verso l’Europa, dal momento che la Guardia Costiera libica è molto più attiva rispetto agli anni passati, intercettando sempre più imbarcazioni cariche di migranti. Ciò, secondo la UNHCR aumenta il rischio di morte in mare nel corso dei viaggi verso i Paesi europei. Alla luce di ciò, il documento nota che, nonostante il numero degli sbarchi e di decessi nel Mediterraneo sia in continuo calo, i viaggi sono divenuti più mortali per coloro che tentano di raggiungere l’Europa.

Nel 2017, sono morti 2.276 migranti in mare, ovvero 1 migrante ogni 42 arrivi. Nei primi mesi del 2018, invece, sono decedute 1.096 persone, ovvero una ogni 18 arrivi. Nel solo mese di giugno, tale proporzione è stata 1 morto ogni 7 sbarchi. Finora, lungo la rotta del Mediterraneo centrale si sono verificati 10 incidenti n cui 50 o più persone sono morte, la maggior parte delle quali era partita dalla Libia. Di questi indicenti, 7 sono accaduti nel mese di giugno, secondo quanto riferito dall’agenzia dell’Onu.

“Il traffico di migranti è divenuto più mortale perché i trafficanti stanno correndo rischi sempre maggiori per via della sorveglianza più attenta da parte della Guardia Costiera libica”, ha spiegato l’inviato speciale per il Mediterraneo centrale della UNHCR, Vincent Cochetel, il quale ha aggiunto che gli scafisti stanno cercando di ridurre i costi della loro attività. Più semplicemente, per i trafficanti è divenuto troppo costoso mantenere per molto tempo i migranti presso i loro magazzini e centri in Libia. Tra agosto 2017 e luglio 2018, le autorità libiche hanno intercettato e salvato 18.400 persone in mare, un numero superiore del 38% rispetto ai salvataggi effettuati nello stesso periodo tra il 2016 e il 2017. Di conseguenza, gli arrivi in Europa dalla Libia sono diminuiti dell’82% in tali periodi.

Una delle maggiori preoccupazioni della UNHCR è la gestione dei migranti che, una volta recuperati dalla Guardia Costiera libica, vengono rimandati nei centri di detenzione. Alcuni di loro spariscono, mentre altri vendono venduti alle milizie o ad altri trafficanti, venendo altresì costretti ai lavori forzati. Secondo quanto spiegato da Cochetel, la diminuzione delle partenze dalla Libia indica che gli scafisti stanno cercando di “monetizzare i propri investimenti”, sfruttando così sempre più persone. Ne consegue che, in molti casi, i migranti vengono schiavizzati e costretti a prostituirsi. L’inviato speciale ha altresì riferito che sono in aumento le morti sulla terra, soprattutto nel deserto in Sudan, Algeria, Ciad e Niger, nel tentativo di raggiungere la Libia.

La Libia costituisce ormai da anni il principale porto di partenza dei flussi migratori diretti in Italia e in Europa, attraverso il Mediterraneo. Da quando il regime dittatoriale di Muammar Gheddafi è stato rovesciato, nell’ottobre 2011, il Paese nordafricano non è mai riuscito a compiere una transazione democratica. Il potere politico è attualmente diviso in due governi: il primo a Tripoli, appoggiato dall’Onu e dall’Italia; il secondo a Tobruk, sostenuto da Russia ed Egitto. I trafficanti di esseri umani stanno così traendo vantaggio da questa situazione di instabilità politica ed economica, con il risultato che i migranti sono vittima di abusi continui.

Consulta l’archivio sull’immigrazione di Sicurezza Internazionale, dove troverai centinaia di articoli in ordine cronologico.

Sofia Cecinini

di Redazione

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