Siria: le sanzioni di Stati Uniti e Unione Europea impediscono la ricostruzione del Paese

Pubblicato il 2 settembre 2018 alle 12:23 in Siria USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Le conseguenze delle sanzioni imposte dagli Stati Uniti e dell’Unione Europea sulla Siria rappresentano un ostacolo importante alla ricostruzione dello Stato mediorientale, poiché impediscono a terzi di investire nel Paese e contribuirne alla rinascita.

Da quando è iniziata la guerra civile, il 15 marzo 2011, la Siria è stata testimone di una vasta distruzione e della fuga di migliaia di lavoratori. Secondo le Nazioni Unite, il conflitto è costato al Paese circa 388 miliardi di dollari. Per quanto riguarda la ricostruzione, Russia, Iran e Cina, alleate del presidente siriano, Bashar al-Assad, hanno fatto alcuni investimenti nello Stato, ma non possono permettersi di affrontare l’intero costo della ricostruzione. Pertanto, tali governi vorrebbero che il peso di tali attività venisse condiviso. Tuttavia, i Paesi occidentali hanno dichiarato che non approveranno fondi per la Siria né allenteranno le sanzioni fino a quando non verrà trovato un accordo politico per risolverne la situazione.

Le sanzioni imposte dagli Stati Uniti sulla Siria sono precedenti al conflitto civile, ma sono state estese dopo il giro di vite da parte di Assad contro le proteste del 2011 e dopo lo scoppio della guerra nel Paese. Tali restrizioni hanno congelato i patrimoni dello Stato siriano, di centinaia di compagnie e di individui, comprese personalità del governo, dell’esercito, del personale di sicurezza e altri accusati di essere coinvolti nella manifattura o nell’utilizzo di armi chimiche. Inoltre, Washington ha imposto un divieto sull’esportazione, gli investimenti, la vendita o la fornitura di servizi in Siria da parte di qualsiasi individuo statunitense. È proibito altresì il commercio di idrocarburi e petrolio siriano o la loro importazione negli Stati Uniti.

Anche l’Unione Europea, nel maggio del 2011, aveva imposto sanzioni sulla Siria a causa della “brutale repressione e violazione dei diritti umani”. Tali restrizioni, che nel tempo sono state aumentate più di una volta ma che non sono ampie come quelle statunitensi, includono il congelamento di patrimoni, divieti di viaggio, limitazioni commerciali, sanzioni finanziarie e un embargo sulle armi. L’Unione Europea ha vietato il commercio di oggetti che potrebbero essere utilizzati a livello militare o per la repressione, beni di lusso, pietre e metalli preziosi e tecnologie e strumentazioni impiegabili in alcuni settori relativi al petrolio e al gas, proibendo, inoltre, l’esplorazione, la produzione, la rifinitura e la liquefazione di gas. Le restrizioni di Bruxelles hanno altresì colpito la rete elettrica siriana, con il divieto, per le compagnie europee, di costruire impianti, fornire turbine o finanziare tali progetti.

Le decisioni di Washington e di Bruxelles, pertanto, costituiscono un vero e proprio ostacolo per tutte le aziende che vorrebbero entrare in contatto con la Siria e parteciparne alla ricostruzione. Oltre al fatto che le compagnie potrebbero violare inavvertitamente le sanzioni a causa del panorama commerciale siriano, definito da Reuters “opaco”, esistono problematiche più pratiche, quali ad esempio la mancanza di canali di spedizione diretti o il fatto che le banche siriane non possono ricevere denaro dalle banche europee.

Per quanto riguarda le violazioni delle restrizioni, le autorità statunitensi puniscono in modo più assiduo rispetto all’Unione Europea, dove tale attività risulta più complessa a causa della diversa interpretazione delle regole e delle pene da parte dei 28 Stati membri. Inoltre, Washington non solo punisce chi viola le sanzioni, ma inserisce altresì in una lista nera tutte le compagnie estere o gli individui che aiutano terzi ad aggirare le restrizioni, vietando loro di partecipare al giro di affari statunitense.

Tuttavia, sia le misure approvate dall’Unione Europea sia quelle degli Stati Uniti includono eccezioni per quanto riguarda le forniture umanitarie e i materiali necessari alle missioni delle Nazioni Unite in Siria. L’Unione Europea ha altresì permesso alle compagnie soggette a contratti firmati prima dell’imposizione delle sue sanzioni di continuare a lavorare nei settori energetici.

Il ministro delle Finanze siriano, Mamoun Hamdan, ha dichiarato che le restrizioni imposte sul suo Paese non sono giuste, in quanto colpiscono non solo il governo e l’esercito, ma anche i cittadini ordinari. Inoltre, nonostante le esenzioni umanitarie, anche la sanità siriana soffre di tale situazione, secondo quanto comunicato da Elizabeth Hoff, rappresentante dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per la Siria. Infatti, vietando le transazioni con banche estere, molte aziende farmaceutiche internazionali hanno smesso di commerciare con il Paese mediorientale, causando difficoltà nella reperibilità di medicinali nel Paese.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione di Chiara Romano

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.