USA-Canada: trattative post-NAFTA ancora infruttuose

Pubblicato il 1 settembre 2018 alle 11:17 in Messico USA e Canada

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Il primo round di trattative USA-Canada si è concluso, venerdì 31 agosto, con un nulla di fatto, e il presidente americano, Donald Trump, ha intanto notificato al Congresso la sua intenzione di firmare un accordo commerciale bilaterale con il Messico.

Dopo 4 giorni di intense trattative a Washington tra i diplomatici canadesi e quelli statunitensi, i funzionari di entrambi i Paesi hanno decretato chiuso il primo tavolo dei negoziati, decidendo di riprendere la sessione il prossimo mercoledì 5 settembre, nella speranza di raggiungere un accordo inclusivo di tutte e tre le nazioni uscenti dal North American Free Trade Agreement (NAFTA): Stati Uniti, Canada e Messico. I principali temi sollevati durante gli incontri bilaterali, finora, sono stati la richiesta americana di avere un maggiore accesso sul mercato dei latticini canadesi e l’insistenza del Canada di mantenere un sistema di risoluzione delle controversie, che invece Washington intende accantonare. Durante una conferenza stampa, il ministro degli Esteri canadese, Chrystia Freeland, ha affermato: “Per il Canada, l’accento è posto sull’ottenimento di un buon accordo, e una volta che il Canada avrà ottenuto un buon accordo, saremo soddisfatti”. Ottawa ha più volte ribadito che non è disposta a firmare “un accordo qualunque”.

Tutti e tre i Paesi coinvolti hanno ribadito l’importanza svolta dal NAFTA, che finora ha sostenuto una fetta dell’economia commerciale della regione pari a 3mila miliardi di dollari. Tuttavia, il clima disteso dei primi giorni ha lasciato il posto a nuove tensioni quando il presidente Trump ha rilasciato alcuni commenti in cui affermava che, in caso di stipulazione, il nuovo accordo con il Canada sarebbe “completamente dettato dalle condizioni statunitensi”. Il leader americano ha in seguito confermato le sue parole, accolte negativamente da Ottawa, aggiungendo sul suo account Twitter: “Almeno il Canada sa qual è la mia visione della situazione”.

Il presidente americano ha notificato al Congresso che intende firmare l’accordo commerciale entro la fine del mese di novembre; il corpo scritto di tale trattato sarà pubblicato intorno al primo ottobre.

Molti diplomatici, deputati e uomini d’affari americani hanno iniziato a manifestare preoccupazioni circa l’ipotesi di un accordo che escluda il Canada. “Qualunque soluzione che non preveda un accordo trilaterale non otterrà l’approvazione del Congresso e perderà il sostegno del settore commerciale”, ha spiegato Thomas Donohue, direttore generale della Camera di Commercio degli Stati Uniti.

In seguito a un incontro con il ministro degli Esteri canadese Freeland, il ministro dell’Economia messicano, Ildefonso Guajardo, si è detto fiducioso che Canada e Stati Uniti raggiungeranno un accordo. Tuttavia, durante un discorso pronunciato da Trump, venerdì 31 agosto, nel North Carolina, il capo di Stato ha sentenziato: “Amo il Canada, ma si sono approfittati del nostro Paese per molti anni”.

Il 27 agosto, Stati Uniti e Messico si sono accordati per porre fine al Trattato di Libero Commercio dell’America del Nord (NAFTA), dopo 25 anni dalla sua ratifica, per sostituirlo con un nuovo accordo. I principali punti dell’accordo si basano principalmente sul settore automobilistico, dove Washington ha ottenuto quanto richiesto sin dal principio: che le auto contenenti il 75% di componenti statunitensi siano da considerare come prodotto locale (finora era il 62%) e che tra il 40% e il 45% venga costruito da lavoratori che guadagnano almeno 16$ l’ora, nel tentativo di proteggere l’occupazione statunitense e canadese. Inoltre, la validità dell’accordo sarà di 16 anni, estendibile ad altri 16, con un controllo e un aggiornamento annuale. Come sottolineato da Città del Messico, Washington ha accettato un accordo che non prevede restrizioni, tariffe o dazi commerciali.

In questo nuovo scenario, il Canada è rimasto in un certo senso isolato, e può ora decidere di percorrere due strade: accettare anch’esso il nuovo accordo, con le eventuali modifiche che possono essere accolte e introdotte, o rimanerne fuori. Il divario tra Stati Uniti e Canada ha raggiunto il punto di rottura lo scorso giugno, al summit del G-7, quando Trump ha definito il primo ministro canadese “debole” e “disonesto”. Un portavoce del governo canadese ha celebrato i progressi nella negoziazione tra Stati Uniti e Messico come “requisito necessario” per l’accordo trilaterale, ma ha chiarito che firmerà solo un accordo di libero scambio “buono per il Canada e per le classi medie”.

Il Trattato di Libero commercio dell’America del Nord è una zona di libero scambio in cui vivono 450 milioni di persone e che muove oltre un trilione di dollari l’anno. Trump, fin dal suo insediamento alla Casa Bianca, lo ha definito il “peggior accordo nella storia”, colpevole della perdita di produzione e di posto di lavoro negli Stati Uniti (a causa della concorrenza con costi più bassi di Canada e soprattutto Messico), in una battaglia generalizzata contro il deficit commerciale. I negoziati sono iniziati nell’agosto del 2017 con la costante minaccia di una rottura definitiva e la perenne tensione dovuta ai continui attacchi rivolti del presidente degli Stati Uniti al vicino meridionale sul tema dell’immigrazione.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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