Brasile: tribunale vieta a Lula di partecipare alle presidenziali

Pubblicato il 1 settembre 2018 alle 10:47 in America Latina Brasile

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Il Tribunale Elettorale del Brasile ha vietato all’ex presidente del Paese, Luiz Ignacio Lula da Silva, di partecipare alle elezioni presidenziali di ottobre, a causa delle accuse per corruzione e riciclaggio di denaro.

La magistratura ha preso questa decisione nella notte di venerdì 31 agosto, con una maggioranza di 6 voti contro 1. Il giudice della Corte Suprema, Luis Roberto Barroso, il primo a votare contro Lula, ha dichiarato che la decisione da prendere era semplice, in quanto la legge brasiliana impedisce la partecipazione alle elezioni ai candidati che siano stati condannati per crimini. Il giudice Edson Fachin, invece, si è espresso contro l’opinione di Barroso, citando la recente richiesta, da parte del Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite, di permettere a Lula di partecipare alle elezioni, poiché l’uomo sta ancora ricorrendo in appello per la sua causa e i procedimenti legali non sono ancora terminati.

In seguito alla decisione del tribunale, il Partito dei Lavoratori, di cui l’ex presidente è il massimo esponente, ha dichiarato che utilizzerà ogni mezzo per assicurare la candidatura dell’uomo, facendo appello alla corte per il riconoscimento dei diritti di Lula. Il Tribunale Elettorale ha dato agli esponenti del partito 10 giorni per sostituire il proprio candidato, nonostante la scadenza per tale operazione sia il 17 settembre.

Secondo i dati dell’istituto brasiliano Datafolha, nonostante la condanna e altre accuse per corruzione, Lula è al primo posto nei sondaggi, che dichiarano il supporto del 39% degli elettori. Il suo rivale, il candidato di estrema destra Jair Bolsonaro, gode del 19% del sostegno dei votanti.

Lula era stato eletto presidente del Brasile per due mandati, dal 2003 al 2011, durante i quali aveva guidato il Paese verso una robusta crescita economica e l’abbattimento dell’inuguaglianza. L’ex presidente era stato condannato a 9 anni e mezzo e al sequestro di beni nel luglio 2017, sentenza confermata e inasprita il 12 gennaio 2018 dal Tribunale di seconda istanza di Porto Alegre. Il processo a Lula nasce da un’indagine sulla proprietà di un attico di 216 mq a Guaruja, località turistica di lusso sul litorale paulista. Secondo l’accusa accolta dalla magistratura, l’abitazione è stata regalata all’ex leader dalla multinazionale edile OAS, in cambio di importanti commesse con la compagnia petrolifera statale Petrobras.

Lula ha sempre respinto le accuse contro di lui, definendole un tentativo politico per impedirgli di partecipare alle elezioni. L’uomo non ha diritto di correre per le presidenziali secondo la legge brasiliana “Clean State”, che proibisce ai candidati con cause in appello o confermate di prendere parte alle elezioni. Nonostante ciò, il Partito dei Lavoratori aveva registrato Lula come candidato presidenziale per il voto del 7 ottobre, dichiarando che l’uomo è innocente.

La candidatura dell’ex presidente è solo l’ultimo atto di uno scontro tra politica e magistratura che scuote il Brasile da anni. Gli scandali Petrobras e Odebrecht e l’operazione Lava Jato, la “mani pulite” brasiliana, hanno coinvolto centinaia di politici a livello locale e nazionale. L’ex presidentessa del Paese, Dilma Rousseff, è stata deposta dal Parlamento, Lula è stato condannato a 12 anni e 1 mese, altri due ex leader, Fernando Collor de Mello e Henrique Cardoso sono stati coinvolti nello scandalo, così come l’attuale presidente Michel Temer, salvato in due occasioni dall’impeachment grazie al voto dei parlamentari.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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