Scontri a sud di Tripoli: evacuati centinaia di migranti

Pubblicato il 31 agosto 2018 alle 12:16 in Immigrazione Libia

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L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) ha reso noto che, nel corso di questa settimana, centinaia di migranti sono stati evacuati dai centri di detenzione nel sud di Tripoli, per via degli scontri tra gruppi rivali.

Il 27 agosto sono morte 30 persone, mentre altre 96 sono rimaste ferite, nell’ambito di scontri tra milizie armate appartenenti alla Settima Brigata, conosciuta anche con il nome di Kanyat, originari della città di Tarhuna, e un’altra coalizione formata da Tripoli Revolutionaries Brigade, Misrata’s 301 Brigade, Bab Tajoura Brigade, Ghanewa Brigade e Nawasi Brigade. Tali offensive hanno altresì causato la dispersione di numerosi civili e migranti presenti nell’area.

Nonostante i rischi, il 22 agosto, le autorità libiche e del Mali sono riuscite ad assicurare il trasporto in sicurezza di 118 uomini, 22 donne, 16 bambini e 2 neonati, presso l’aeroporto di Mitiga per essere rimpatriati. Prima della loro partenza, gli stranieri sono stati assistiti ed è stato fornito loro cibo e beni di prima necessità. “In stretta coordinazione con le autorità libiche e le nostre controparti umanitarie, stiamo cercando di assicurare assistenza a tutti coloro che hanno necessità”, ha spiegato il capo della missione dell’IOM in Libia, Othman Belbeisi, aggiungendo che la priorità dell’agenzia dell’Onu è la sicurezza e la salvezza delle persone affette dalla violenza.

Oltre ai 118 migranti aiutati dall’IOM, il 29 agosto, altre 300 persone sono state evacuate dal Direzione per la lotta all’immigrazione illegale (DCIM) presso centri sicuri, con il supporto di altri attori umanitari. Infine, il 30 agosto, in coordinazione con in Danish Refugee Council (DRC) e l’ambasciata della Somalia, l’IOM ha assistito circa 90 migranti somali che erano stati coinvolti negli scontri. Coloro che hanno espresso il desiderio di essere rimpatriati sono stati inseriti nel programma di ritorno volontario assistito, attraverso il quale raggiungeranno i loro Paesi di origine in sicurezza.

Il premier del governo di Tripoli, Fayez Serraj, ha incaricato le forze a lui fedeli di assicurare un cessate il fuoco con le milizie rivali. Tali forze hanno il compito di garantire il ritiro delle parti coinvolte, facendo tornare la vita dei cittadini alla normalità. Secondo quanto riportata The New Arab, i corpi di pacificazione consistono in gruppi armati di Misrata e Zintan, nell’Ovest della Libia, che rispondono al Ministero della Difesa tripolino. In base agli ordini di Serraj, che è il capo dell’esercito libico, queste milizie opereranno nella capitale e nei suoi dintorni fino al 30 settembre, data in cui dovranno ritirarsi a loro volta. I corpi di Misrata e Zintan hanno controllato Tripoli dalla caduta del dittatore Muammar Gheddafi, nell’ottobre 2011, fino al 2014, quando una coalizione di milizie, anch’essa originaria di Misrata, prese il controllo della città.

Da quando l’intervento della NATO, guidato da Stati Uniti e Francia, ha abbattuto Gheddafi, nell’ottobre 2011, la Libia non ha mai compiuto una transizione democratica. Ancora oggi, il potere politico è diviso in due governi. Il primo, creato dall’ONU con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, ha sede a Tripoli ed è guidato dal premier Fayez al-Serraj, sostenuto dalle Nazioni Unite e dall’Italia. Il secondo, con sede a Tobruk, è appoggiato da Russia ed Egitto. L’assenza di una guida unitaria del Paese, in grado di controllare efficacemente tutto il territorio nazionale ed i suoi confini, ha fatto sì che i trafficanti di esseri umani, i gruppi armati ed i terroristi portassero avanti indisturbati le proprie attività a danno dei migranti, che sono vittima di abusi continui, venendo catturati per poi essere costretti ai lavori forzati.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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