L’Iran ha trasformato l’Iraq nella sua base missilistica

Pubblicato il 31 agosto 2018 alle 13:02 in Iran Iraq

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L’Iran ha deciso di trasferire decine dei propri missili balistici a corto raggio presso alcuni proxy sciiti in Iraq, durante il 2018. Inoltre, secondo Reuters, il Paese mediorientale sarebbe in procinto di sviluppare le capacità necessarie ad incrementare la produzione di tali tecnologie, in modo da scoraggiare possibili attacchi contro i suoi interessi nella regione e ottenere i mezzi per colpire i propri nemici.

“La logica è avere un piano di riserva se l’Iran fosse attaccato”, ha dichiarato un alto funzionario della Repibblica Islamica, aggiungendo che: “Il numero di missili non è alto, solo un paio di dozzine, ma può essere aumentato se necessario.” Il Paese mediorientale ha precedentemente affermato che le attività dei propri missili balistici sono puramente di natura difensiva. Tuttavia, sia governo, sia l’esercito iracheno hanno rifiutato di commentare gli ultimi sviluppi.

I missili coinvolti nel trasferimento sono Zelzal, Fateh-110 e Zolfaqar, i quali hanno un’autonomia che va da circa 200 km a 700 km. Un raggio d’azione simile rende sia la capitale dell’Arabia Saudita, Riyadh, sia la città israeliana di Tel Aviv, aree ad una distanza ravvicinata nel caso in cui le armi fossero schierate nell’Iraq meridionale o occidentale. Non a caso, le Quds Forces, braccio oltremare del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) iraniane, posseggono basi in entrambe le zone. Il comandante delle Quds Forces, Qassem Soleimani, sta perciò supervisionando il programma missilistico.

Diversi Paesi occidentali hanno già accusato l’Iran di trasferire missili e altre tecnologie in Siria e presso altri alleati di Teheran, come le milizie Houthi nello Yemen o gli Hezbollah in Libano. Tuttavia, questa volta, oltre agli Stati occidentali, anche i vicini musulmani del Golfo islamico sunnita e lo storico nemico Israele hanno espresso preoccupazione per le attività regionali di Teheran, definendole una minaccia alla loro sicurezza. A tal proposito, il 31 agosto, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha dichiarato che chiunque minacci di cancellare Israele si mette in pericolo.

Secondo quanto riportato da al-Arabiya English, i trasferimenti missilistici sono finalizzati ad inviare un avvertimento agli Stati Uniti e allo Stato di Israele, specialmente in seguito ai raid aerei effettuati dallo Stato Ebraico sulle truppe iraniane in Siria e alla luce della significativa presenza militare degli Stati Uniti in Iraq. Secondo fonti iraniane ed irachene, le decisioni in questione sono state prese circa 18 mesi fa, confermando l’uso di milizie iraniane per la produzione di missili in Iraq. Tuttavia, tali attività sarebbero aumentate negli ultimi mesi, soprattutto con l’arrivo di alcuni lanciamissili. A conferma di ciò, un alto comandante dell’IRGC ha dichiarato: “Abbiamo basi simili in molti luoghi e l’Iraq è uno di questi. Se l’America ci attaccasse, i nostri amici attaccheranno gli interessi degli Stati Uniti e i loro alleati nella regione “.

 Le fabbriche utilizzate per sviluppare i missili presenti in Iraq erano situate ad al-Zafaraniya, a est di Baghdad, e a Jurf al-Sakhar, a nord di Kerbala. Una fonte iraniana ha inoltre aggiunto che ne era presente un’altra anche nel Kurdistan iracheno. Le aree in questione sono controllate dalle milizie sciite, incluso Kata’ib Hezbollah, una delle più vicine all’Iran. Gli iracheni coinvolti nella produzione sembra siano stati addestrati in Iran come operatori di missili. Una fonte di intelligence irachena ha aggiunto che la fabbrica di al-Zafaraniya ha prodotto testate e tecnologie missilistiche anche sotto l’ex presidente Saddam Hussein. Il sito è stato riattivato dai gruppi sciiti locali nel 2016 con l’assistenza iraniana. 

La US Central Intelligence Agency e il Pentagono non hanno voluto commentare gli ultimi accadimenti. Nonostante ciò, un funzionario USA, parlando in anonimato, ha confermato che Teheran negli ultimi mesi ha trasferito missili in Iraq, non confermando però che i missili in questione avessero alcuna capacità di lancio dalle loro attuali posizioni. Dal ritiro dall’accordo sul nucleare, l’8 maggio, Washington ha spinto i suoi alleati ad adottare una dura linea politica anti-Iran. Eppure, dal momento che i firmatari europei hanno respinto le pressioni statunitensi, gli USA sono diventati sempre più impazienti circa le implicazioni del programma iraniano di missili balistici. Un po’ fuori dal coro, anche la Francia ha lamentato la “frenesia” iraniana nello sviluppo e nella propagazione di missili, invitando Teheran ad aprire i negoziati sulle sue armi. A tal proposito, il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, il 31 agosto, ha dichiarato che l’Iran sta armando i suoi alleati regionali con missili, così permettendo la proliferazione balistica. Il ministro Le Drian ha infine affermato che il Paese mediorientale deve evitare la tentazione di essere l’egemone regionale. 

In conclusione, secondo quanto riporta al-Arabiya English, la decisione di adottare una politica missilistica più aggressiva in Iraq esacerberà le tensioni presenti tra Teheran e Washington, già amplificate dal ritiro del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, dal Joint Comprehensive Plan of Action (JCPA). Le sanzioni americane pesano sull’economia iraniana, già provata dalla disoccupazione, dall’inflazione (che nel 2017 ha raggiunto l’8,1%) e dal deprezzamento della valuta nazionale. Gli effetti delle sanzioni non sono però unicamente di natura economica, in quanto migliaia di Iraniani hanno protestato contro il carovita, la disoccupazione e la corruzione, alimentando manifestazioni antigovernative.

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Alice Bellante

di Redazione

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