L’Argentina deve salvarsi

Pubblicato il 31 agosto 2018 alle 11:01 in America Latina Argentina

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Il presidente argentino, Mauricio Macri, ha annunciato, il 29 agosto, che il Paese ha richiesto al Fondo Monetario Internazionale (FMI) di accelerare l’erogazione di parte dei finanziamenti del piano di 50 miliardi di dollari approvato a maggio. Il suo discorso ha suscitato la preoccupazione dei mercati internazionali, che hanno registrato un forte calo della valuta nazionale, il peso argentino, che ha perso il 7% rispetto al dollaro statunitense. Il 30 agosto, il Banco Central de la Republica Argentina, la Banca Centrale del Paese latinoamericano, ha reagito alzando i tassi d’interesse al 60%.

Secondo quanto riferito da Macri nel suo discorso alla Nazione, Buenos Aires ha innanzitutto richiesto al FMI di accelerare l’esborso di parte del sostegno finanziario concordato a maggio. Il riferimento è all’8 maggio, quando l’Argentina si è rivolta al FMI per chiedere un prestito di 30 miliardi di dollari. Con il FMI, l’Argentina ha concluso un accordo triennale: il FMI ha concesso un prestito di 50 miliardi di dollari, il doppio della cifra che, solitamente, viene concessa in accordi analoghi. In cambio, l’Argentina si è impegnata a rafforzare la sua politica fiscale, per ridurre gradualmente il disavanzo pubblico e la necessità di prendere a prestito dal resto del mondo e a ridurre l’inflazione fino al 9% entro il 2021. Il governo argentino si è tuttavia premurato di rassicurare i cittadini, che, in gran parte, ancora accusano il FMI del disastro economico del 2001, che l’accordo include misure “innovative” per aumentare la spesa sociale se gli indicatori economici peggiorano. Anche nel suo discorso del 29 agosto, Macri ha tentato di rassicurare gli Argentini e i mercati internazionali, sostenendo che “la garanzia del finanziamento del FMI” nonché “i necessari sforzi fiscali” con i quali il governo interverrà permetteranno “al Paese di tornare a crescere il più presto possibile”. Secondo quanto riportato da Reuters, tuttavia, il FMI è rimasto in silenzio per ore prima di rilasciare una dichiarazione in cui affermava che stava valutando l’ipotesi di accelerare l’esborso del prestito a Buenos Aires a causa dell’attuale condizione finanziaria del Paese. A giugno, il FMI ha erogato i primi 15 miliardi di dollari all’Argentina, prevedendo di erogare la successiva tranche del finanziamento dopo che il Paese avesse implementato le misure necessarie per ridurre il proprio deficit fiscale.

In seguito al discorso del presidente, il peso ha perso il 7% rispetto al dollaro statunitense. Il 30 agosto, la valuta argentina è crollata di oltre il 15%, toccando il suo minimo storico di 39 pesos per un dollaro americano. Il peso argentino, che, come riporta il New York Times, ha perso quasi la metà del suo valore rispetto al dollaro dall’inizio del 2018, è stato messo recentemente sotto pressione, come le valute di altre economie emergenti inclusa quella sudafricana, a causa dell’incertezza economica emersa in seguito alla crisi della lira turca che, dall’inizio del 2018, ha perso circa il 40% rispetto al dollaro statunitense. Il rischio di contagio è determinato dal fatto che, negli ultimi anni, anche l’Argentina, come la Turchia, si è finanziata facendo ampiamente ricorso alla valuta estera, con la conseguenza che il rafforzamento del dollaro e l’aumento del tasso d’interesse da parte della Federal Reserve (Fed), la Banca Centrale americana, stanno rendendo più oneroso ripagare i debiti contratti e stanno attirando parte dei capitali prima investiti nei mercati emergenti.

Nell’ultima settimana, la Banca Centrale argentina ha attinto alle sue riserve, immettendo sul mercato centinai di milioni di dollari, nel tentativo di stabilizzare il peso. Il 30 agosto, tuttavia, è stata costretta ad innalzare i tassi di 15 punti percentuali, portandoli al 60% e stabilendo la quinta stretta monetaria dell’anno in corso. L’ultima si era verificata il 13 agosto, quando la Banca Centrale argentina aveva sorpreso i mercati internazionali, alzando i tassi d’interesse di 5 punti percentuali, rispetto al livello stabilito a maggio, e portandoli al 45%. La massima autorità monetaria del Paese latinoamericano aveva altresì annunciato che non avrebbe modificato ulteriormente i tassi d’interesse fino a ottobre.

Le difficoltà economiche del Paese latinoamericano si riverberano altresì sul contesto politico che, al momento, è particolarmente teso. Da quando è stato eletto presidente nel 2015, Macri, ex uomo di affari di centro destra e sostenitore dei mercati, è riuscito a guadagnare la fiducia degli investitori che, confidando nel fatto che, in quanto riformista di centrodestra, il presidente argentino si sarebbe occupato dei problemi della spesa e della corruzione del Paese e ne avrebbe normalizzato l’economia, hanno iniettato soldi in Argentina. Adesso, tuttavia, l’opposizione peronista rischia di guadagnare consenso mentre il principale sindacato argentino, il Cgt, ha annunciato uno sciopero generale per il prossimo 25 settembre.

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Roberta Costanzo

di Redazione

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