Macron contro Salvini e Orban: “Sono il loro principale oppositore”

Pubblicato il 30 agosto 2018 alle 10:40 in Francia Immigrazione

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“Le forze populiste d’Europa fanno bene a considerarmi il loro principale oppositore”. È questa la risposta del presidente francese, Emmanuel Macron, al fronte anti-immigrazione formato dal premier ungherese, Viktor Orban, e dal ministro dell’Interno italiano, Matteo Salvini, i quali si sono incontrati a Milano, il 28 agosto. Nell’occasione, i due politici hanno definito Macron “il leader europeo pro-immigrazione”. “Al momento, ci sono due schieramenti in Europa: uno è guidato da Macron, che è il capo delle forze politiche che supportano l’immigrazione; l’altro noi (Orban e Salvini) vogliamo fermare l’immigrazione illegale”, ha affermato Orban durante la conferenza stampa congiunta alla prefettura milanese.

La dichiarazione del capo dell’Eliseo è stata rilasciata mercoledì 29 agosto, mentre si trovava in Danimarca. “Non indietreggerò di fronte ai nazionalisti e a coloro che professano l’odio, se vogliono considerarmi il loro principale oppositore hanno ragione”, ha spiegato il presidente francese riferendosi a Orban e Salvini. Macron ha ampiamente criticato i Paesi europei che si rifiutano di collaborare in ambito migratorio, ritenendo che, coloro che beneficiano degli sforzi dell’Unione Europea ma si dichiarano fautori dell’interesse puramente nazionalista in relazione ai migranti, dovrebbero essere sanzionati. Nello specifico, il leader francese ha più volte criticato Orban, il quale si è sempre rifiutato di prendere parte agli schemi europei volti a migliorare la gestione dei flussi migratori.

L’agenzia stampa americana Bloomerang riporta che tali forze contrarie che si stanno affermando, da una parte gli “illiberali” nazionalisti e, dall’altra parte, le forze dell’establishment liberale, andranno a scontrarsi alle prossime elezioni europee, previste per la fine di maggio 2019. In tale ambito, il Parlamento europeo avrà il ruolo chiave di approvare la nuova Commissione europea, l’esecutivo dell’UE, che determinerà la direzione futura dell’intera Unione.

Durante l’incontro a Milano, Orban e Salvini hanno discusso la possibilità di creare un’alleanza politica a livello europeo, che unirebbe diverse forze con uno scopo comune, escludendo i partiti di sinistra per portare alla ribalta la loro posizione. Il premier ungherese ha altresì affermato di voler diffondere la propria posizione anti-migranti all’interno del Partito Popolare Europeo, la famiglia politica europeista di centro e di centro-destra che raccoglie le forze generalmente classificabili come moderate, cristiano-democratiche e conservatrici, della quale fa parte il partito della cancelliera tedesca, Angela Merkel. “Vogliamo cambiare molte cose, abbiamo bisogno di una nuova Commissione e di un nuovo Parlamento che prendano una posizione definitiva in favore della difesa delle nostre frontiere per fermare l’immigrazione”, ha precisato Orban.

Come nota Bloomerang, non è la prima volta che i due politici anti-migranti esortano all’unità dei partiti che condividono tale posizione. Il premier ungherese, che ha governato l’Ungheria per gli otto anni passati e che è stato nuovamente eletto lo scorso aprile, vede il proprio partito come una forza che si oppone fortemente al multiculturalismo e ai valori liberali. Non a caso, già a luglio, Orban aveva dichiarato che le forze nazionaliste avrebbero dovuto unirsi per combattere l’immigrazione. In linea con tale posizione, a giugno, il Parlamento ungherese ha adottato una legge che prevede la condanna ad un anno di carcere per tutti coloro che aiutano i migranti ad entarre nel Paese.

Da parte sua, da quando ha assunto la carica di ministro dell’Interno, il primo giugno, ha inaugurato una politica più rigida e intransigente nei confronti del fenomeno migratorio, chiudendo i porti italiani alle imbarcazioni delle Ong e delle missioni europee. L’ultimo episodio, accaduto nelle ultime due settimane di agosto, ha riguardato 151 migranti, per la maggior parte originari dell’Eritrea, soccorsi dalla nave Diciotti. Dopo uno stallo di diversi giorni, gli stranieri sono sbarcati a Catania e, 100 di loro, sono stati trasportati poi a Rocca di Papa, a Roma, per essere smistati in diverse diocesi italiane. I restanti verranno invece mandati in Irlanda e in Albania, gli unici due Paesi che hanno dato la disponibilità per sostenere l’Italia. L’accaduto ha portato la procura di Agrigento a mettere Salvini sotto indagine per presunto abuso d’ufficio, sequestro di persone e detenzione illegale dei migranti, ai quali è stato vietato di sbarcare in Italia per diversi giorni.

In contrappostone a Salvini e Orban, fin dalla propria elezione, il 14 maggio 2017, Macron aveva dichiarato che la Francia avrebbe accolto a braccia aperte i migranti, i quali, entro la fine dell’anno, sarebbero dovuti essere tolti dalla strada e sistemati in centri e sistemazioni migliori. Tuttavia, a inizio gennaio, l’emittente francese France 24 denunciato che, con l’inizio del 2018, centinaia di rifugiati vivevano ancora per le vie di Parigi. In particolare, nella zona di Porte de la Chapelle, nel nord-est della capitale, e lungo la Avenue President Wilson, si potevano avvistare gruppi di migranti sotto i ponti e ai margini dei marciapiedi che cercavano di coprirsi dal vento e dalla pioggia, accendendo falò. Fino all’agosto 2017, ha spiegato l’emittente francese, l’area di Le Bulle, adibita a campo profughi, ospitava circa 2,700 rifugiati. Entro la fine dell’estate, 2.000 di loro sono stati collocati in altre sistemazioni temporanee nella zona nord-orientale di Parigi, ed il campo è stato smantellato.

Il 24 aprile scorso, l’Assemblea Nazionale francese ha votato a favore di una nuova legge sull’immigrazione proposta da Macron, che permette alle autorità francesi di ridurre i tempi dell’esame delle domande di asilo e di prolungare il periodo di detenzione degli individui la cui richiesta è stata respinta. Il ministro dell’interno, Gerard Collomb, ha difeso strenuamente il progetto di legge, da lui ritenuto necessario per “l’immigrazione controllata e un asilo e un’integrazione efficaci”. La legge ha previsto la riduzione dell’esame della domanda di asilo da 11 a 6 mesi, al fine di facilitare l’espulsione dei migranti rifiutati e di velocizzare l’integrazione di quelli accettati. Inoltre, le detenzioni amministrative sono state prolungate da 45 a 90 giorni, mentre gli individui la cui domanda di asilo è stata rigettata hanno visto ridotti da 30 a 15 i giorni disponibili per presentare ricorso. Infine, la scadenza per presentare le domande di asilo è stata ridotta da 120 a 90 giorni in seguito all’arrivo del migrante in Francia. Coloro che entrano illegalmente in Francia rischiano un anno di carcere, mentre gli stranieri in possesso di documenti falsi dovranno scontare fino a 5 anni di prigione.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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