Mentre l’Europa paga per limitare i flussi migratori, il Niger affonda

Pubblicato il 30 agosto 2018 alle 9:15 in Immigrazione Niger

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L’Europa trae benefici dai finanziamenti forniti ai Paesi africani per respingere i flussi migratori, mentre il Niger ne paga il prezzo in termini di instabilità economica e peggioramento della propria sicurezza. A far luce sulla questione è un articolo del New York Times, firmato Joey Penney, in cui viene raccontata la difficoltà che il governo e la società nigerina stanno affrontando da quando l’Europa ha attuato le proprie politiche di contenimento dei flussi migratori in Africa, per impedire a un numero sempre maggiore di stranieri di giungere prima la Libia e, poi, i Paesi europei.

Il Niger è sempre stato uno Stato di transito per i flussi migratori provenienti dall’Africa occidentale e diretti verso la Libia e l’Algeria. Dallo scoppio della crisi migratoria nel Mediterraneo, nel 2015, il Paese africano è stato generosamente pagato dall’Europa per ridurre i flussi. L’Unione Europea, spiega l’articolo, ha annunciato alla fine del 2017 che avrebbe fornito al Niger 1 miliardo di euro sotto forma di aiuti entro il 2020, di cui alcuni centinaia di milioni che sarebbero dovuti essere destinati a progetti riguardanti l’immigrazione. La Germania, la Francia e l’Italia, inoltre, hanno fornito a loro volta aiuti privatamente. L’11 ottobre 2016, la cancelliera tedesca, Angela Merkel, ha annunciato un pacchetto di aiuti del valore di 27 milioni di euro rivolto al Niger, “per combattere il terrorismo e ridurre i flussi migratori”. Allo stesso modo, alla fine di dicembre 2017, il presidente francese, Emmanuel Macron, ha promesso 400 milioni di euro al Paese africano, da erogare nell’arco di quattro anni, per rafforzare la presenza francese nel Sahel. Nelgi stessi giorni, l’ex premier italiano, Paolo Gentiloni, ha annunciato l’organizzazione di una missione ai confini nigerini con la Libia, per sostenere l’esercito locale nel respingimento dei flussi migratori diretti nello Stato nordafricano. L’azione dell’Europa, tuttavia, non si è fermata qui. Joey Penney ricorda che l’UE ha fornito miliardi di euro anche alla Turchia, con il patto firmato il 18 marzo 2016 per chiudere la rotta balcanica, e più di 100 milioni di dollari al Sudan.

I numerosi soldati che posizionati nei pressi delle oasi sparpagliate nel deserto a Nord del Niger non hanno l’obiettivo di combattere i gruppi jihadisti come al-Qaeda e l’ISIS, i quali hanno branche attive nell’area. Ufficialmente, la missione governativa è dare la caccia ai trafficanti di esseri umani che trasportano ogni giorno centinaia di migranti lungo tragitti impervi e rischiosi, per raggiungere i confini con la Libia.

Jerome Tubiana, in un articolo pubblicato su Foreign Affairs, ha ricostruito il percorso effettuato dai trafficanti in Niger. Fino al giugno 2016, dal sud del Paese, stipati a gruppi di 30 sui camion, i migranti vengono trasportati dai trafficanti fino alla città di Agadez, dove i veicoli vengono controllati presso un check-point prima di intraprendere la traversata del deserto di Ténéré. Al posto di blocco, è prassi che gli autisti, insieme ai documenti, diano soldi agli agenti per farli passare. Ogni lunedì pomeriggio, un convoglio di furgoni scortato da tre veicoli militari, di cui due armati di mitragliatori, inizia un viaggio di 435 miglia verso Dirkou, al confine con la Libia. La scorta è necessaria per difendere dagli attacchi dei banditi, localmente chiamati coupeurs de route, formati da bande di giovani tuareg e di ex membri di altri gruppi di ribelli. Ogni volta che un veicolo del convoglio rimane più isolati, i banditi sfruttano l’occasione per attaccarlo, derubando i passeggeri di tutti i loro averi e, talvolta, sequestrando i furgoni stessi. Le prime 60 miglia di viaggio, che vengono percorse in circa 2 ore, sono le più pericolose, in quanto i veicoli devono attraversare zone montagnose. Oltre tale area, si estende la spianata di Ténéré, dove gli autisti dei camion accelerano la marcia per guadagnare tempo. Il mattino seguente, il convoglio fa tappa a Putis Esport, a metà strada tra Agadez e Dirkou. A quel punto, la maggior parte dei veicoli abbandonano il convoglio, continuando il viaggio verso il confine libico da soli, rischiando gli attacchi dei banditi.

In seguito al giugno 2016, sotto la pressione dell’Unione Europea, e con la promessa di supporto finanziario, le autorità nigerine hanno iniziato a contrastare maggiormente tali flussi di migranti, arrestando i trafficanti e confiscando i veicoli. Oggi, soltanto pochi furgoni riescono a passare corrompendo i militari dei check-point, promettendo di non voler raggiungere l’Europa, ma di volersi fermare in Libia.

L’impegno dei militari nigerini è massimo. Ogni missione per contrastare i trafficanti è rischiosa e può durare fino a due settimane, richiedendo l’impiego di mezzi pesanti e armi. Tale impegno ha dato i suoi frutti, in quanto i flussi di migranti che raggiungono la Libia dal Niger si sono ridotti significativamente. Tuttavia, uno studio dell’iniziativa REACH, finanziata dalla UN Refugee Agency (UNHCR), che ha realizzato un’analisi sull’impatto delle misure messe in atto dall’UE e dall’Italia per limitare i flussi migratori dalla Libia dall’inizio dell’anno passato, ha evidenziato che le rotte migratorie si sono adattate al rafforzamento della sicurezza in prossimità della frontiera con il Niger. Ne è conseguito che, a partire dal 2017 è stato registrato un aumento nel numero di migranti che hanno attraversato l’Algeria e il Ciad.

Il 6 dicembre scorso, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), insieme al governo del Niger, ha iniziato le procedure di rimpatrio per i quasi 4.000 migranti che si sono registrati per il rientro volontario, presso l’ambasciata nigerina in Libia. L’IOM sta fornendo supporto tecnico e logistico per la registrazione delle persone, ricorrendo al Migrant Resource and Response Mechanism (MRRM), finanziato dall’Unione Europea, un meccanismo volto ad assistere le autorità nigerine nel mettere in atto una risposta efficiente per fermare i flussi migratori verso l’Europa. Diverse unità operative di protezione, assistenza medica, informazione, gestione, reintegrazione e comunicazione dell’IOM sono posizionate all’aeroporto di Niamey per accogliere i migranti e trasportarli presso i loro villaggi di origine.

L’intervento europeo e dell’IOM ha fatto sì che una delle principali compagnie di autobus nigerine, Rimbo, che fino a qualche anno fa trasportava centinaia di migranti ogni giorni dalla capitale Niamey, posizionata a sud del Paese, ad Agadez, nel Nord, abbia firmato un contratto di 24 mesi con l’IOM per effettuare viaggi al contrario, al fine di rimpatriare i migranti nei propri Paesi di origine. Joey Penney spiega che, per i leader europei, tali iniziative sono state un’ottima notizia, mentre per il Niger stanno significando un alto prezzo. La chiusura delle principali rotte migratorie interne al Niger ha fatto aumentare la disoccupazione e la criminalità organizzata, secondo quanto riferito da alcuni documenti dell’intelligence nigerina. Inoltre, le città che si trovano in prossimità delle vecchie rotte stanno affrontando momenti di grave instabilità, con la conseguenza che le scuole e gli ospedali non funzionano quasi più, poiché i loro finanziamenti provenivano dai guadagni del traffico migratorio.

L’ex ministro degli Esteri nigerino, Ibrahim Yacouba, prima di dimettersi qualche mese fa, riferì che, nonostante i finanziamenti stranieri per assistere il Niger, la sua economia non aveva subito alcun miglioramento. Allo stesso modo, il ministro dell’Interno, Mohamed Bazoum, è dell’opinione che, nonostante l’appoggio esterno, la lotta contro l’immigrazione clandestina è invincibile.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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