Uzbekistan e Afghanistan aumentano la cooperazione

Pubblicato il 29 agosto 2018 alle 7:34 in Afghanistan Uzbekistan

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Il ministro degli Esteri dell’Uzbekistan, Abdulaziz Khafiozovich Kamivol, ha incontrato il presidente afghano, Ashraf Ghani, a Kabul, lunedì 27 agosto, per discutere questioni di comune interesse tra i due Paesi. In particolare, il ministro e il leader hanno dialogato di progetti economici, di transito regionale, del processo di pace in Afghanistan e della lotta contro il terrorismo. Per quanto riguarda i progetti economici e di transito regionale, Kamilov e Ghani hanno concordato di voler aumentare la coordinazione tra i rispettivi Stati, al fine di favorire la crescita dell’economia regionale e per la mobilità.

In relazione al processo di pace afghano, il ministro ha ribadito il supporto dell’Uzbekistan, in quanto la sua stabilizzazione è nell’interesse dell’intera regione dell’Asia centrale. Da quando il presidente di Tashkent, Shavkat Mirziayoyev, è salito al potere, il 14 dicembre 2016, ha concentrato i propri sforzi nel rilancio delle relazioni con i Paesi vicini, soprattutto con l’Afghanistan. Il 26 e i 27 marzo scorso, la capitale uzbeka ha ospitato una conferenza per discutere specificatamente sul processo di pace afghano, alla quale hanno preso parte gli Stati della regione, l’Onu, l’Unione Europea ed altri attori internazionali favorevoli alla stabilizzazione dell’Afghanistan. I talebani, invitati al tavolo, non si sono presentati. Alla fine della conferenza, è stata firmata una dichiarazione con la quale i partecipanti si sono impegnati a sostenere il governo afghano. Successivamente, dal 7 al 10 agosto, riferisce la rivista The Diplomat, una delegazione di talebani si è recata in Uzbekistan, guidata da Sher Mohammed Abbas Stanikzai, il capo politico della delegazione talebana presente in Qatar. Sono emersi pochi dettagli sul meeting. E’ noto che vi hanno preso parte Kamivol e il rappresentante speciale dell’Uzbekistan in Afghanistan, Ismatilla Irgashev.

Recentemente, l’Afghanistan ha reso noto che non parteciperà alle trattative di pace sponsorizzate dalla Russia che avranno luogo il 4 settembre, alle quali, invece, prenderanno parte alcuni esponenti dei talebani. “Il processo di pace deve necessariamente essere portato avanti sotto la leadership della Repubblica Islamica dell’Afghanistan. “Non prenderemo parte alle trattative di Mosca”, ha spiegato Sibghat Ahmadi, il vice portavoce del Ministero degli Esteri afgano, il 22 agosto. L’ex inviato dell’Afghanistan in Siria, Mohammadullah Haidari, ha spiegato che, al momento, i talebani sono pronti a parlare sia con gli Stati Uniti sia con la Russia, “ma coloro che dicono di essere afgani, vogliono portare la pace nel Paese e parlano del processo di pace, dovrebbero discuterne con i cittadini dell’Afghanistan”. Secondo quanto riportato da ToloNews, alcuni funzionari hanno comunicato che il governo di Kabul non ha ricevuto nessun invito formale per partecipare all’incontro.

I talebani lottano per espellere dal Paese le forze straniere e imporre la loro severa visione della legge islamica. Da decenni ormai, l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. In seguito al crollo dell’Unione Sovietica, i talebani si sono affermati come gruppo dominante nel Paese e, alla fine di una sanguinosa guerra civile, hanno governato gran parte del Paese dal 1996 al 2001. Dopo essere stati deposti in seguito all’invasione statunitense del 2001 e all’intervento NATO del 2003, il gruppo ha iniziato a compiere offensive per destabilizzare il Paese e riacquisire il potere. Tuttavia, i talebani non sono l’unico gruppo insurrezionale presente in Afghanistan. Dal 2015, è presente anche Khorasan Province, la branca dell’ISIS attiva nella regione, che compie attentati contro le forze di sicurezza e le minoranze sciite locali.

L’Afghanistan aveva assistito a tre giorni di cessate il fuoco durante la festività di Eid-al-Fitr, tra il 14 e il 17 giugno. Poco dopo la fine della tregua, il governo afghano aveva esteso la sospensione delle offensive per altri 10 giorni e aveva annunciato di essere disposto ad istituire un cessate il fuoco per un anno nel caso in cui i talebani collaborassero. Tuttavia, i leader dei talebani, il 24 giugno, avevano respinto la proposta del governo e avevano ordinato a tutti i combattenti ribelli di riprendere le operazioni contro “gli invasori stranieri e i loro sostenitori interni”. In seguito all’annuncio di sabato 30 giugno, le truppe afgane, che erano in posizione di difesa, riprenderanno le loro normali operazioni contro i talebani e contro i militanti dello Stato Islamico, con i quali non era previsto alcun cessate-il-fuoco. La tregua durante l’Eid-al-Fitr aveva fatto nascere alcune speranze in previsione della possibile fine dei 40 anni di conflitto in Afghanistan, ma i funzionari della sicurezza e i diplomatici stranieri hanno pochissime aspettative a riguardo. Nonostante i Paesi vicini, i partner internazionali e i movimenti civili afgani abbiano richiesto la pace, i talebani hanno già respinto le trattative e hanno ricominciato a lottare in molte aree dell’Afghanistan sin dalla fine del Ramadan.

Data la vicinanza geografica, le autorità di Tashkent hanno interesse nella stabilizzazione dell’Afghanistan, soprattutto per incrementare la sicurezza della regione. L’Uzbekistan, situato nell’Asia centrale a nord dell’Afghanistan, ha una popolazione di circa 32 milioni di abitanti. Da lungo tempo, le sue autorità lottano contro i gruppi terroristici locali, come l’Islamic Movement of Uzbekistan (IMU), il quale fu fondato nel 1988 con il fine di stabilire uno Stato islamico nella regione e di rovesciare il regime dell’allora leader Islam Karimov. Dopo essersi affiliato ad al-Qaeda, nel settembre 2014, l’Islamic Movement of Uzbekistan ha giurato fedeltà all’ISIS. Dall’ascesa di tale gruppo terroristico, l’estate dello stesso anno, le cinque ex repubbliche sovietiche, quali Uzbekistan, Kazakistan, Turkmenistan, Tajikistan e Kirghizistan, sono divenute un’area particolarmente propizia per le cellule dell’ISIS. Secondo le stime del Souphan Group, circa 5,000 foreign foighters provenienti dall’Asia centrale sono partiti per la Siria e l’Iraq, di cui 1.500 originari dell’Uzbekistan.  

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Sofia Cecinini

di Redazione

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