Sud Sudan: i ribelli si rifiutano di firmare accordo di pace

Pubblicato il 29 agosto 2018 alle 12:27 in Africa Sud Sudan

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I ribelli del Sud Sudan si sono rifiutati di firmare l’ultima versione dell’accordo di pace con il governo di Giuba, che avrebbe posto fine alla guerra civile, in corso ormai dal 2013.

Il presidente Sakva Kiir e il leader del principale gruppo di ribelli, Riek Machar, avevano firmato un cessate il fuoco il 5 agosto scorso, concludendo anche un accordo per la condivisione del potere. Tuttavia, il 28 agosto, Machar e i capi di altri gruppi si sono rifiutati di firmare l’ultima parte dell’accordo, asserendo che le dispute sulla divisione del potere e sull’adozione di una nuova costituzione non sono state gestite in modo efficiente. “Questo è uno sviluppo spiacevole che non rifletterebbe bene l’imparzialità dei mediatori e metterebbe in dubbio l’intero processo”, hanno riferito i ribelli in un comunicato.

I colloqui tra Kiir e i ribelli, nel corso del 2018, sono stati guidati dal Sudan. Il suo ministro degli Esteri, Al-Dirdiri Mohamed, si è detto speranzoso di trovare una soluzione e che anche gli ultimi ostacoli vengano superati. “Speriamo che le parti coinvolte firmeranno in futuro, non è possibile raggiungere la pace senza la partecipazione di Mahar”, ha specificato il ministro sudanese. Tuttavia, dal momento che l’opposizione si è rifiutata di firmare, Al-Dirdiri ha riferito che gli sforzi del Sudan sono conclusi, in quanto si trattava dell’ultimo round di negoziati.

Il Sud Sudan è lo Stato più giovane al mondo, in quanto ha ottenuto l’indipendenza dal Sudan il 9 luglio 2011. È uno dei Paesi maggiormente frammentati dell’Africa centrale e comprende più di 60 gruppi etnici che seguono diverse religioni locali. Nel dicembre 2013, alcuni militari di etnia dinka, fedeli a Kiir, hanno cominciato a scontrarsi con quelli di etnia nuer, guidati da Machar e accusati di preparare un colpo di Stato. I disaccordi tra i due leader erano iniziati già durante la guerra per l’indipendenza dal Sudan per il controllo del governo e del loro partito, il Movimento per la liberazione del popolo sudanese (SPLM). Tale conflitto ha prodotto quasi 4 milioni di sfollati, che sono stati costretti ad abbandonare le proprie case.

 Per evitare di essere assassinato, Machar, che aveva riunito introno a sé una parte dell’esercito a lui fedele, era stato costretto a fuggire in Sudafrica. La pace, raggiunta nell’agosto 2015, aveva portato alla creazione di un governo di transizione. Tuttavia, già nell’aprile 2016, Machar e i suoi seguaci erano tornati a Juba e il leader aveva riacquisito la sua carica. Il 12 luglio, il Parlamento del Sud Sudan ha esteso il mandato di Kiir fino al 2021, mossa che, secondo molti, avrebbe potuto mettere avrebbe rischio lo svolgimento dei colloqui di pace tra governo e ribelli, iniziati il 19 giugno 2018. In linea con tali previsioni, il 9 luglio, i ribelli del Sud Sudan hanno respinto il piano per la pace, concordato due giorni prima tra Machar e Kiir, perché, a loro avviso, non limitava abbastanza il potere del presidente. L’accordo era stato raggiunto in Uganda e metteva al centro l’idea della condivisione del potere tra fazione ribelle e governativa, concedendo al leader Machar di riassumere il suo vecchio incarico di vicepresidente.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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