Spagna: emergenza sbarchi

Pubblicato il 29 agosto 2018 alle 14:36 in Immigrazione Spagna

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L’esercito spagnolo ha creato in pochi giorni un nuovo Centro di Accoglienza Temporanea per Stranieri (CATE) a Motril, provincia di Granada, montando 17 tendoni in dotazione all’Unità per le Emergenze Speciali delle forze armate. Il CATE di Motril potrà accogliere fino a 250 persone e si aggiunge a quelli di San Roque e La Línea, entrambi in provincia di Cadice.

Anche nel nord del paese, a Irún (Paesi Baschi) è stato creato un nuovo centro di accoglienza alla frontiera con la Francia. Parigi ha infatti chiuso la frontiera con la Spagna per evitare l’ingresso di migranti. Nei Paesi Baschi spagnoli sono 235 i posti letto in strutture per stranieri, ma la stazione di Irún, l’ultima prima di arrivare in Spagna, è diventata il bivacco di decine di persone che sperano di entrare in Francia. Una situazione simile a quella di Ventimiglia alla frontiera italo-francese.

L’apertura di nuovi CATE è una delle misure varate dal governo di Madrid in risposta all’emergenza sbarchi che vive il sud del paese e in particolare l’Andalusia. Il 42% degli arrivi di migranti via mare nel 2018, infatti, si concentra in Spagna, il doppio rispetto alla Grecia e il quadruplo rispetto all’Italia, secondo dati dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM). 

Nei mesi di giugno e luglio sono sbarcate in Spagna circa 15.000 persone, nello stesso periodo del 2017 erano meno di 1.500. Nel mese di agosto sono, finora, poco più di 5.000, il doppio rispetto ai 2500 sbarcati in Grecia e oltre il quadruplo dei 1250 arrivati in Italia. 

Causa principale dell’aumento vertiginoso degli sbarchi in Spagna è la decisione del governo italiano di indurire la politica migratoria. In Italia nei primi 8 mesi del 2018 sono sbarcate circa 20.000 persone, contro le 98.316 dello stesso periodo dello scorso anno. Nello stesso periodo di tempo in Grecia si è registrato un aumento degli sbarchi di circa il 30% (da 14.300 dello scorso anno ai 18.500 attuali). 

La decisione del governo Sánchez, da poco insediato, di accogliere il 10 giugno scorso a Valencia i migranti a bordo della nave Acquarius respinti dell’Italia e da Malta, ha – secondo l’opposizione, ma anche secondo numerosi analisti – dato l’immagine di una Spagna meglio disposta nei confronti dei migranti rispetto agli altri paesi del Sud Europa. Inoltre, la decisione di rimuovere il filo spinato rinforzato dalla frontiera tra le enclavi di Ceuta e Melilla e il Marocco, ha segnato un’inversione rispetto alla politica migratoria dei governi Zapatero e Rajoy, che aveva ridotto enormemente, se non azzerato, l’ingresso di migranti in Spagna, dopo la crisi migratoria che coinvolse le Isole Canarie nel 2005-2006.

L’esecutivo socialista di Madrid ha cercato di porre rimedio. Numerosi migranti entrati a Ceuta lanciando calce viva sugli agenti di frontiera sono stati espulsi in Marocco lo scorso 23 agosto, e altri 10 sono stati arrestati per “organizzazione criminale”. Sin dal 1992, Madrid e Rabat hanno un accordo bilaterale che consente la devoluzione di immigrati entrati illegalmente a Ceuta e Melilla anche se provenienti da paesi terzi.

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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