La Siria ospiterà la più grande unità navale russa presente nel Mediterraneo

Pubblicato il 29 agosto 2018 alle 13:03 in Russia Siria

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La Russia ha deciso di schierare un numero significativo, ma ancora indefinito, di navi da guerra sulla costa siriana, costituendo quella che i media di Mosca hanno definito la più grande unità navale da quando il Paese é entrato nel conflitto nel 2015. Il movimento delle fregate in questione arriva quando il presidente siriano, Bashar al-Assad, il quale gode notabilmente del sostegno russo, é in procinto di lanciare un’offensiva per catturare l’ultima grande area del Paese ancora in mano ai ribelli, Idlib.

Le navi da guerra dell’ammiraglio Grigorovich e dell’ammiraglio di Essen hanno navigato attraverso il Bosforo verso il Mediterraneo, sabato 25 agosto. Le immagini fornite da Reuters hanno mostrato anche la fregata Pytlivy e la nave da sbarco Nikolai Filchenkov mentre navigavano attraverso lo stretto turco che collega il Mar Nero con il Mediterraneo, il 24 agosto. Anche, la corvetta missilistica Vishny Volochek è stata trasferita all’inizio del mese, secondo quanto riferito da Reuters.

Il quotidiano russo, Izvestia, ha riferito che sono le 10 navi, la maggior parte delle quali armate di missili da crociera a lungo raggio, dispiegate nel territorio siriano al momento. Altre sarebbero in arrivo insieme a 2 sottomarini, i quali complessivamente contribuiscono a rendere lo schieramento la maggiore presenza navale della Russia nel Mediterraneo. Non é altresì un caso che da quando Mosca é intervenuta in Siria nel 2015, la sua potenza militare ha trasformato le sorti a favore di Assad.

Nonostante sia a marzo 2016, sia a gennaio 2017, la Russia avesse annunciato il proprio ritiro dal conflitto siriano, in entrambi i casi è poi emerso che il Cremlino stava solo ruotando le sue forze mentre continuava a sostenere le offensive del regime. Ancora più recentemente, a dicembre 2017, Putin ha ordinato un ritiro parziale dei propri contingenti. Nonostante ciò, da allora, i jet di Mosca hanno aiutato Damasco a catturare il Ghouta Orientale, così come le province meridionali di Daraa, Quneitra e Sweida. Non sarebbe quindi sorprendente, secondo quanto affermato dal giornalista Paul Iddon a The New Arab, assistere alla partecipazione della Russia in una futura offensiva del regime siriano contro la provincia nord-occidentale di Idlib.

Già il 9 agosto, le forze del regime siriano avevano bombardato le posizioni dei ribelli dell’opposizione, nella provincia nord-occidentale di Idlib, secondo quanto riferito dall’Osservatorio siriano per i diritti umani. Come é stato accennato, la provincia di Idlib rappresenta il più grande territorio ancora in mano ai ribelli da quando, il 19 luglio, migliaia di residenti sono stati evacuati dai due villaggi di Kafraya e Fuaa, le ultime due aree sotto il controllo dei gruppi armati pro-regime, circondate da gruppi ribelli.

Non a caso, il presidente siriano, Bashar al-Assad, ha chiaramente avvertito che liberare tale area sarebbe stata la sua prossima priorità militare. Attualmente, le forze del regime sono distribuite su tre fronti: parte è posizionata nella vicina provincia di Latakia, a ovest di Jisr al-Shughur; altri nella pianura di Sahl al-Ghab, che si trova a sud di Idlib; e, in fine, alcune si trovano in una zona del sud-est delle province già nelle mani del regime. Idlib é fuori dal controllo di Assad dal 2015 ed è situata lungo il confine con la Turchia, quasi completamente circondata da territori del regime. Circa il 60 per cento della provincia è attualmente amministrato da Hayat Tahrir al-Sham (HTS), un’organizzazione siriana che era affiliata ad Al-Qaeda. Il resto del territorio è, invece, controllato da fazioni di opposizione al regime, rivali anche tra loro.

Le truppe siriane hanno riconquistato alcune zone chiave del Paese negli ultimi mesi con l’aiuto dell’alleata Russia, la quale ha negoziato una serie di accordi di consegna dei territori con i ribelli. Apparentemente temendo un accordo simile per Idlib, la HTS ha arrestato dozzine di persone nella provincia che hanno precedentemente svolto la funzione di intermediari con il regime. L’inviato presidenziale russo per la Siria, Alexander Lavrentyev, ha negato l’imminenza di un’operazione o un attacco rilevante a Idlib, nonostante l’evidente contrasto con le affermazioni di Assad, il quale ha sostenuto che era prioritario riacquisire il controllo della provincia. Idlib è stato un argomento centrale anche nel corso dei colloqui di Astana, ai quali hanno partecipato i rappresentanti del regime siriano, i ribelli, la Russia, la Turchia e l’Iran. In occasione dell’ultimo di questi incontri, la delegazione turca aveva sottolineato l’importanza di mantenere il regime di cessate il fuoco nella regione.

In particolare, nel corso del processo di pace di Astana, Mosca e Teheran, sostenitori del regime siriano, e Ankara, sostenitrice dei ribelli, hanno concordato, il 3 e il 4 maggio 2017, di istituire 4 zone di de-escalation, Homs, Ghouta, Daraa e Idlib, come parte di un tentativo di istituzione di un cessate il fuoco a livello nazionale. Ankara, da parte sua, teme che possa verificarsi una migrazione di massa verso la Turchia in seguito ad un eventuale attacco del regime siriano contro Idlib. Per tale ragione, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha più volte richiamato il suo omologo russo, Vladimir Putin, avvertendolo che se Damasco prenderà di mira Idlib, “l’essenza stessa dell’accordo di Astana” potrebbe essere “completamente distrutta”.

La guerra in Siria è iniziata nel marzo del 2011. Entrato attualmente nel suo ottavo anno, il conflitto ha causato circa 465.000 vittime, oltre che un milione di feriti, e ha costretto circa 12 milioni di persone, corrispondenti alla metà della popolazione pre-guerra, ad abbandonare le proprie abitazioni.

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Alice Bellante

di Redazione

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