Perché la Cina vuole la pace in Myanmar?

Pubblicato il 28 agosto 2018 alle 6:13 in Asia Cina

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La Cina ha finanziato la partecipazione alla terza Myanmar Union Peace Conference da parte delle organizzazioni etniche armate (Ethnic Armed Organizations, EAO) che fanno parte della Negoziazione Politica Federale e del Comitato Consultivo (FNPCC).

Si tratta di una organizzazione che include alcune delle organizzazioni etniche armate che compongono l’Alleanza del Nord che combatte da diverso tempo contro l’esercito del Myanmar prendendo di mira attività commerciali come i casinò negli Stati settentrionali di Shan e Kachin, al confine con la Cina. L’Alleanza del Nord è stata fondata nel 2016 come reazione all’aumentata pressione dell’esercito birmano sugli Stati di confine ed è composta dalla Arakan Army, dalla Kachin Independence Army, dalla Myanmar National Democratic Alliance Army (MNDAA) e dalla Ta’ang National Liberation Army (TNLA). Si tratta di organizzazioni militarizzate che non hanno siglato l’Accordo per il Cessate il Fuoco Nazionale del 2015 con il governo, che è stato firmato solo da 8 delle circa 21 organizzazioni etniche armate presenti sul territorio del Myanmar.

Finora, le organizzazioni membri della FNPCC non erano state ammesse alle Conferenze di Pace che hanno lo scopo di finalizzare l’implementazione dell’Accordo di Cessate il Fuoco e sono note come Panglong Talks del 21esimo secolo. L’ultima di queste conferenze si è svolta dall’11 al 16 luglio scorso e per la prima volta i membri della Negoziazione Politica Federale e del Comitato Consultivo (FNPCC) sono stati ammessi, grazie alla mediazione diplomatica della Cina.

Quali sono le ragioni dell’interesse della Cina nel finanziare e sostenere il processo di pace tra i diversi gruppi etnici del Myanmar?

La prima ragione è che la Cina mira ad avere zone di confine stabili, perché ciò è fondamentale per creare maggiore connettività lungo la linea di confine e assicurare il passaggio e la circolazione di beni e risorse, secondo Enze Han, professore associato della University of Hong Kong, esperto di rapporti tra la Cina e il Myanmar.

La seconda ragione è collegata alla prima e riguarda la volontà della Cina di raggiungere una sempre migliore interconnessione con i Paesi dell’Asia Centrale per la realizzazione dell’iniziativa Belt and Road lanciata dal presidente Xi Jinping nel 2013 con lo scopo di ricreare, tramite molteplici progetti strutturali, i collegamenti tra Europa e Asia tipici dell’antica Via della Seta.

Il Myanmar è, per Pechino, un punto di accesso fondamentale per raggiungere i mercati e i Paesi dell’Asia Centrale e proseguire fino all’Europa. Esistono diversi progetti infrastrutturali che mirano a connettere il Myanmar e la Cina operati sotto l’egida dell’iniziativa Belt and Road.

Il Myanmar e la Cina hanno siglato un Memorandum di Intesa in 15 punti per creare un Corridoio Economico Cina-Myanmar, durante l’ultimo incontro ufficiale tra la leader birmana Aung San Suu Kyi e il presidente cinese Xi Jinping, il 1° dicembre 2017. Il Corridoio Economico collegherà la città di Kunming, nella provincia cinese dello Yunnan, attraverserà il confine nella città di Muse e proseguirà verso Mandalay per poi diversi in due diramazioni. La prima si estenderà verso occidente a Kyaukpyu, nella Bay of Bengal, nello stato di Rakhine; mentre la seconda proseguirà verso est, fino a Yangon.

Un secondo importante progetto infrastrutturale per cui la Cina ha bisogno di un Myanmar più stabile e sicuro è il progetto di realizzazione di un gasdotto e un oleodotto gemelli che seguono una rotta simile a quella del Corridoio Economico, connettendo Kyaukpyu a Kunming. Il gasdotto e l’oleodotto trasportano circa 2,86 milioni di tonnellate di gas ogni anno, che rappresentano il 5% del totale delle importazioni totali di gas e petrolio della Cina.

La possibilità di trasportare merci, petrolio e gas attraverso il porto di Kyaukpyu e poi via terra aldilà del confine tra Cina e Mayanmar, invece di doverle far passare per i porti meridionali ed orientali della Cina e lungo il Mar Cinese Meridionale apporta grandi vantaggi per la Cina. In primo luogo, i tempi e la lunghezza delle rotte di trasporto vengono ridotte sensibilmente. In secondo luogo, la sicurezza energetica cinese aumenta in modo significativo, infatti, le forniture energetiche non devono più attraversare il collo di bottiglia dello Stretto di Malacca che può essere facilmente bloccato e privare la Cina del suo approvvigionamento energetico.

Di base, Pechino porta avanti una politica di non ingerenza negli affari interni degli altri Paesi. Il suo sostegno alla partecipazione delle organizzazioni etniche armate alla Conferenza di Pace in Myanmar ha come scopo quello di “persuadere al raggiungimento della pace e facilitare il dialogo”. Dal 2013, un inviato speciale cinese è sempre stato presente ai colloqui di pace tra le milizie etniche e il governo birmano in qualità di partecipante o di osservatore.

Nonostante ciò, Pechino non ha mai garantito il suo sostegno al governo del Myanmar, né auspicato apertamente la sigla dell’Accordo di Cessate il Fuoco da parte di tutte le organizzazioni etniche armate. Ciò che importa alla Cina, secondo l’analisi di The Diplomat, è che sul confine sino-birmano ci sia la pace, non è detto che questa debba essere raggiunta grazie a un Cessate il Fuoco Nazionale, degli accordi tra le singole organizzazioni e il governo sarebbero ugualmente utili a Pechino per tutelare i suoi interessi nazionali.

La Cina non è interessata a schierarsi accanto al governo centrale birmano o al fianco dei gruppi etnici armati, è invece più intenzionata a mantenere buoni rapporti con entrambe le parti, secondo il rapporto “La Cina e il Processo di Pace del Myanmar” di Yun Sun per l’Institute of Peace degli Stati Uniti.

Il governo cinese ha bisogno che il Myanmar settentrionale, vicino al confine con il territorio cinese, sia sicuro e in pace per il bene dei suoi progetti infrastrutturali e al momento sembra convinto che incoraggiare l’attuazione dell’Accordo di Cessate il Fuoco Nazionale possa aiutarlo a raggiungere i suoi obiettivi, soprattutto in ambito di sicurezza energetica, di fronte alle tensioni attuali con gli Stati Uniti e alla guerra commerciale alle porte, secondo l’analisi di The Diplomat.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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