Libia: scontri a Tripoli tra milizie rivali

Pubblicato il 28 agosto 2018 alle 11:16 in Africa Libia

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Cinque persone sono morte, mentre altre 33 sono state ferite, di cui 6 in gravemente, nel corso di scontri tra gruppi rivali nel sud di Tripoli, in Libia, nella giornata di lunedì 27 agosto.

Si tratta di milizie armate appartenenti alla Settima Brigata, conosciuta anche con il nome di Kanyat, originari della città di Tarhuna. Tali gruppi, affiliati al Consiglio Presidenziale di Tripoli e attivi nell’area di Gasir Ben Ghashir da più di un anno, sono avanzati nei distretti di Khallat, Furjan, Ein Zara, Wadi Rabea e Salah Eddine, a Sud della capitale libica, per estendere il proprio controllo nella regione. Nel corso dell’avanzata, si son verificati scontri con una coalizione di milizie armate, quali Tripoli Revolutionaries Brigade, Misrata’s 301 Brigade, Bab Tajoura Brigade, Ghanewa Brigade e Nawasi Brigade.

Alla luce di ciò, il Ministero della Salute ha dichiarato lo stato di emergenza, esortando il proprio staff a stare in allerta. Le ragioni degli scontri, al momento, spiega il quotidiano libico Libya Observer, rimangono poco chiare. Ciò che è noto, è che La Settima Brigata accusa la Tripoli Revolutionaries Brigade di essere corrotta. Il governo di Tripoli, nel frattempo, ha condannato l’accaduto.

La missione dell’Onu in Libia, UNISMIL, ha esortato tutte le milizie libiche a concordare un cessate il fuoco immediato per riportare la calma nella capitale. In particolare, il comunicato della missione solleva forti preoccupazioni riguardo all’uso indiscriminato delle armi da fuoco in aree densamente popolate, che ha messo in pericolo la vita dei residenti dell’area. Per tale ragione, tutti i militanti sono stati invitati a proteggere i civili, nel rispetto del diritto internazionale umanitario.

Da quando l’intervento della NATO, guidato da Stati Uniti e Francia, ha abbattuto Gheddafi, nell’ottobre 2011, la Libia non ha mai compiuto una transizione democratica. Ancora oggi, il potere politico è diviso in due governi. Il primo, creato dall’ONU con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, ha sede a Tripoli ed è guidato dal premier Fayez al-Serraj, sostenuto dalle Nazioni Unite e dall’Italia. Il secondo, con sede a Tobruk, è appoggiato da Russia ed Egitto.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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