Istituto Cattaneo: gli italiani sono i cittadini europei più ostili ai migranti

Pubblicato il 28 agosto 2018 alle 10:12 in Immigrazione Italia

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Gli italiani sono i cittadini europei che sovrastimano maggiormente la percentuale di immigrati presenti in Italia. Secondo uno studio pubblicato dall’Istituto Cattaneo di Bologna intitolato “Immigrazione in Italia: tra percezione e realtà”, gli italiani hanno la percezione che nel Paese sia presente il 25% di immigrati non-UE quando, invece, la vera percentuale ammonta al 7%.

Per quanto riguarda il resto dei Paesi europei, spiega il documento, mediamente, quasi tutti sovrastimano la percentuale dei migranti presenti nei propri territori nazionali. Di fronte al 7,2% di immigranti non-UE presenti realmente nei loro Stati, gli intervistati europei ne percepiscono il 16,7%, contro il 25% degli italiani. I Paesi che mostrano un errore di percezione poco inferiore a quello dell’Italia sono il Portogallo con il 14,6%, la Spagna con il 14,4% e il Regno Unito con il 12,8%. Al contrario, la differenza minima tra la percentuale di stranieri non-UE percepiti e reali è stata riscontrata nei Paesi del Nord, come Svezia, Danimarca e Finlandia, e in alcuni Stati dell’Europa centro-orientale, quali Estonia e Croazia.

Per di più, dallo studio emerge che all’aumentare dell’ostilità verso gli immigrati, aumenta anche l’errore nella percezione sulla presenza reale degli stranieri nel proprio Paese. In relazione a ciò, viene confermato che l’Italia ha la posizione più estrema in Europa, presentando il maggior livello di ostilità verso l’immigrazione e le minoranze religiose. Nello specifico, l’Istituto Cattaneo rende noto che lo scarto tra la percentuale di immigrati presenti in Italia e quella percepita dagli intervistati è maggiore tra chi si definisce di centrodestra o di destra, con una percezione pari al 32,4%, superiore di oltre sette punti rispetto alla media nazionale. Dall’altra parte, tra chi si definisce di sinistra, centrosinistra o di centro, la differenza tra il dato reale e quello percepitosi riduce significativamente, con una percentuale del 18,5% rispetto alla media nazionale del 25%.

Per quanto concerne la percezione del fenomeno migratorio sugli atteggiamenti reali dei cittadini, rispetto alla media europea del 57%, degli intervistati italiani, il 74% ritiene che i migranti peggiorino la situazione di criminalità, il 58% è convinto che una maggiore migrazione comporti una riduzione dell’occupazione per i residenti italiani, contro una media europea del 41% e, infine, il 62% sostiene che gli immigrati siano un peso sociale, contro una media europea del 59%.

Secondo le stime del Viminale, dal primo gennaio al 27 agosto 2018, sono giunti in Italia via mare 19.761 migranti, di cui 12.322 provenienti dalla Libia. Si tratta di una diminuzione pari al 79,90% rispetto ai dati dello stesso periodo del 2017, in cui attraccarono nei nostri porti 98.316 stranieri. Tali dati, dunque, continuano a confermare il trend decrescente di arrivi registrato a partire dal mese di luglio 2017. I primi cinque porti di attracco sono Pozzallo, Catania, Augusta, Messina, Lampedusa e Trapani, mentre le prime cinque nazionalità dei migranti giunti nel nostro Paese sono tunisina, eritrea, sudanese, nigeriana e pakistana. Per quanto riguarda il numero dei minori non accompagnati, secondo le ultime registrazione risalenti al 20 agosto, ammonta a 3.051.

Nel pomeriggio di martedì 28 agosto, a Milano, è atteso l’incontro tra il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, e il premier ungherese, Viktor Orban, uno dei principali fautori della linea dura sull’immigrazione. In una nota emessa dai capigruppo M5S di Camera e Senato, quali Francesco D’Uva e Stefano Patuanelli, si legge che “l’incontro tra Salvini e Orban va considerato solo ed esclusivamente politico e non istituzionale o governativo”. A loro avviso, i Paesi che, come l’Ungheria, non aderiscono ai ricollocamenti e che non si degnano nemmeno di rispondere alle richieste di aiuto non dovrebbero ricevere i fondi europei.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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