Dove vanno i venezuelani?

Pubblicato il 28 agosto 2018 alle 6:10 in America Latina Immigrazione

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L’America Latina non aveva mai vissuto un esodo di proporzioni simili a quelle attuali: il 7% degli abitanti totali del Venezuela ha lasciato il paese negli ultimi quattro anni; 2,3 milioni di persone costrette a fuggire dalla crisi economica che colpisce il paese sempre più duramente, dal deficit ormai cronico di beni di prima necessità e dalla repressione politica contro gli avversari di Nicolás Maduro. Nemmeno le tre crisi migratorie cubane, dopo il trionfo della rivoluzione nel 1959-60, l’esodo di Mariel nel 1980 e la crisi dei balseros nel 1994, avevano avuto simili numeri.

Gli ultimi dati delle Nazioni Unite, segnalano che la maggior parte dei migranti venezuelani ha lasciato il paese “per la scarsità di alimenti, per fame”.

Diversi paesi della regione, Colombia, Perù e Cile su tutti, hanno accolto i migranti con regolarizzazioni ordinarie e straordinarie che consentono a chi arriva di cercare lavoro ed accedere ai servizi sanitari di base. Il flusso migratorio, tuttavia, non accenna a diminuire, anzi, sembra accelerare a ritmi impensati solo pochi mesi fa. Numerosi governi, dunque, hanno deciso di imporre restrizione di fronte al timore di un collasso dei servizi pubblici, almeno nelle zone di frontiera, in particolare alla frontiera tra Perù ed Ecuador, nella zona del Puente Bolívar, da dove i venezuelani raggiungono la Colombia e nel nord dello stato brasiliano di Roraima, dove il 23 agosto scorso di sono registrati incidenti tra migranti e popolazione locale.

Dal 26 agosto i venezuelani possono entrare in Perù solo mostrando il passaporto. La stessa misura, varata dall’Ecuador, è stata sospesa per 45 giorni in via cautelativa dal tribunale supremo. La misura è stata criticata dalle Nazioni Unite e da alcuni esperti. Feline Freier, docente di Scienze Politiche dell’Università del Pacifico di Lima, ha dichiarato al quotidiano spagnolo El País che si tratta di una misura “cinica”, poiché le autorità di Caracas rilasciano il documento con estrema riluttanza e a prezzi elevatissimi per via della scarsità di carta su cui stamparlo. “Tali norme spingono i migranti in braccio ai trafficanti di persone” – denuncia Freier. Il Cile, invece, ha autorizzato la residenza di 120.000 migranti, nel tentativo di integrarli quanto prima nel tessuto sociale cileno.

Secondo gli ultimi dati dell’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni (OIM), agenzia delle Nazioni Unite che si occupa della questione, sono precisamente 2.328.949 i venezuelani attualmente accolti all’estero, di cui 870.000 in Colombia, 360.000 in Perù, 290.000 negli Stati Uniti, 210.000 in Spagna, 105.000 in Cile, 95.000 in Argentina e 75.000 a Panama. Anche paesi più piccoli sono coinvolti dal flusso migratorio: circa 25.000 venezuelani sono emigrati nella Repubblica Dominicana, 10.000 sono stati accolti in Costa Rica e Uruguay, 5.000 in Bolivia, 3.000 a Trinidad e Tobago. In Italia sono poco meno di 50.000, grosso modo la stessa cifra di quanti ne accoglie il Brasile. In molti casi queste cifre contrastano con i censimenti delle autorità locali, soprattutto a causa dell’elevata mobilità dei migranti. Solo per citare un esempio, ogni giorno entrano in Perù circa 3.000 persone, mentre 1.200 circa proseguono per Cile e Argentina. Lima conta in circa 400.000 i migranti sul suo territorio, e come abbiamo detto Santiago ha già concesso permessi di residenza a un numero di migranti superiore a quello ufficialmente registrato dalla OIM.

In percentuale è il Perù a dover affrontare il flusso più importante: +14.975% tra il 2018 e il 2015. Seguono Brasile, Cile e Colombia con un aumento di circa il 1.300%. Un aumento a tre cifre anche per paesi quali Panama, Ecuador, Bolivia, Argentina, Uruguay, Paraguay e Repubblica Dominicana. In Europa e Nord America, se si esclude il +105% del Messico, l’aumento del flusso non è altrettanto significativo: + 26% in Spagna, +16% in Canada, +14% negli USA, +2% in Italia e Portogallo. Globalmente, segnala la OIM, l’emigrazione verso i paesi latinoamericani è aumentata del 900%.

Vi sono delle differenze nel profilo dei migranti nei diversi paesi. Se le famiglie numerose e con bambini piccoli rimangono per lo più in Colombia e in Brasile, i giovani tra 18 e 29 anni, single e con titoli di studio proseguono verso Perù, Cile, Argentina, Uruguay e Costa Rica.

Fino al 2010 il Venezuela era un paese che accoglieva migranti da quasi tutti i paesi latinoamericani oltre che dall’Europa meridionale e centro-orientale.

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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