Ogni uomo ha una strategia finché non prende un pugno in bocca

Pubblicato il 27 agosto 2018 alle 11:19 in Il commento

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Udine, 12-05-2017 - VICINO LONTANO 2017 - Chiesa di San Francesco - Il Califfato, tra utopia e apocalisse - confronto con ALESSANDRO ORSINI, MARTA SERAFINI - modera STEFANO ALLIEVI - Foto © 2017 Luca d'Agostino / Phocus Agency

Per comprendere la politica estera di Trump, occorre ricostruire il modo in cui il mondo si presenta ai suoi occhi. Il che significa entrare nella sua mente. In sintesi, Trump ritiene che gli Stati Uniti siano entrati in un ciclo storico declinante e che presto saranno scalzati dalla Cina. A meno che lo sviluppo impetuoso della Cina non venga arrestato. Obama riteneva che questa manovra di contenimento si dovesse realizzare in collaborazione con i migliori alleati americani in una logica multilaterale. Trump preferisce l’unilateralismo al multilateralismo, che reputa una perdita di tempo e uno spreco di energie. A causa di questa concezione tragica del mutamento internazionale, secondo cui gli Stati Uniti sono diventati una potenza declinante, Trump si attribuisce una missione grandiosa che è quella di salvare gli Stati Uniti dal declino. Il che spiega la sua esaltazione politica. E siccome sente che la Cina sta correndo, si affretta a modificare i rapporti internazionali per avvantaggiare il suo Paese. I dazi contro l’Europa riflettono più le preoccupazioni verso la Cina che i problemi con l’Europa. Gli Stati Uniti devono tornare ad arricchirsi rapidamente per tenere il passo cinese e Trump non ha riguardo per nessuno. Vuole soldi e li vuole subito perché o gli Stati Uniti tornano ad accumulare grandi ricchezze oppure devono tagliare le spese militari per le missioni all’estero. Il che significa ritirarsi da molte aree, consegnandole ad altre potenze. Il caso dell’Afghanistan aiuterà a capire. Trump ha imposto i dazi contro l’Europa, ma non ha ritirato i soldati americani da quella terra martoriata. Il costo della guerra più lunga mai combattuta dagli americani, che a ottobre compirà 17 anni, è enorme. La guerra in Afghanistan è costata 877 miliardi di dollari e continua a costare 45 miliardi ogni anno, anche se gli americani non protestano perché, essendo state abolite le tasse di guerra dopo la guerra del Vietnam, i costi ricadono sul debito pubblico, che è immenso. E quindi, siccome il costo del dominio americano cresce con il passare dei decenni, danneggiando lo Stato che si indebita sempre di più, Trump deve trovare i soldi per non lasciare terreno ad altri Stati. E poi ci sono i costi umani. Più di 2000 militari americani sono morti e oltre 20,000 sono rimasti feriti. Le Nazioni Unite stimano che, dal 2009 a oggi, i civili afgani uccisi sono stati circa 20,000 mentre i feriti sarebbero addirittura 50,000. Eppure, Trump resta sul territorio afgano, anche perché il primo Paese a beneficiare del ritiro americano sarebbe proprio la Cina, che confina con l’Afghanistan all’estremo nord-est, attraverso il corridoio del Wakhan. I cinesi si sono impegnati a finanziare la costruzione di una base militare a Badakhshan, una delle 34 province dell’Afghanistan. L’accordo è avvenuto il 27 dicembre 2017 a Pechino, durante un incontro tra una delegazione guidata dal ministro della Difesa afgano, Tariq Shah Bahrami, e il generale Xu Qiliang, vice presidente della commissione militare centrale del governo cinese.

Dunque, Trump ha una strategia. Nessuno si stupisca. Ogni uomo ha una strategia finché non prende un pugno in bocca. Queste parole, famose negli Stati Uniti perché pronunciate dal campione di boxe Mike Tyson, aiutano a comprendere come mai Trump è apparso frastornato nelle ultime interviste. Ha una strategia contro la Cina, come no, ma il colpo che rischia di tramortirlo potrebbe giungere dagli americani, non dai cinesi. Colui che è stato per anni il suo avvocato, Michael Cohen, ha confessato di avere pagato due prostitute affinché non rivelassero di avere avuto rapporti sessuali con il Trump, a cui ha attribuito la decisione di comprare il loro silenzio durante la campagna elettorale. Se gli americani daranno la maggioranza ai democratici nelle elezioni di novembre per il rinnovo del Congresso, Trump rischia l’impeachment. E forse non solo in caso di vittoria democratica. Vi sono infatti non pochi repubblicani disposti ad avviare la procedura in presenza di nuovi dettagli compromettenti, come ha dichiarato Tom Cole, deputato repubblicano eletto in Oklahoma. Tuttavia, il governo cinese sbaglierebbe a pensare che il declino di Trump cambierebbe la natura dei rapporti con gli Stati Uniti. Quasi tutti gli americani sono convinti che, se saranno scalzati dal loro ruolo dominante, sarà per mano della Cina.

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Quest’articolo è apparso il 26 agosto 2018 nella rubrica Atlante di Alessandro Orsini, che appare tutte le domeniche sul “Messaggero”, che gentilmente autorizza la riproduzione.   

di Alessandro Orsini

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