Libia: Macron vuole elezioni il prossimo 10 dicembre

Pubblicato il 27 agosto 2018 alle 15:01 in Francia Libia

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Il presidente francese, Emmanuel Macron, si è detto intenzionato a portare avanti l’accordo concluso a fine maggio tra le diverse parti coinvolte in Libia, che prevede l’organizzazione di nuove elezioni il 10 dicembre 2018. “Credo molto profondamente al ripristino della sovranità libica, in questo Paese divenuto teatro di tutti gli interessi esterni, il nostro ruolo è far avanzare l’accordo di Parigi”, ha dichiarato Macron.

Al termine della Conferenza di Parigi, il 29 maggio scorso, le fazioni rivali libiche avevano rilasciato una dichiarazione che fissava le elezioni presidenziali e parlamentari in Libia il prossimo 10 dicembre. I partecipanti all’incontro includevano il primo ministro del governo di Tripoli, Fayez al-Sarraj, il comandante della Libyan National Army (LNA) e uomo forte del governo di Tobruk, Khalifa Haftar, il presidente della Camera dei Rappresentanti di Tobruk, Aguila Saleh e il presidente dell’Alto Consiglio di Stato, Khaled Al-Mishri. Tra i Paesi stranieri che avevano preso parte al meeting c’erano i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’ONU, e anche altri, tra cui Italia, Turchia, Emirati Arabi Uniti e Qatar.  Nel documento finale era stato concordato che la Camera dei Rappresentanti era tenuta ad adottare le leggi elettorali necessarie entro il 16 settembre, secondo il calendario stabilito di comune accordo dalle parti.

Tale dichiarazione ha costituito la base politica sulla quale muoversi al fine di stabilire i principi generali per cessare le ostilità in Libia e permettere lo svolgimento di elezioni nazionali libere, sostenute dalle Nazioni Unite. Tuttavia, l’accordo non è stato firmato, a differenza di quanto previsto inizialmente, e, di conseguenza, l’intesa sarebbe stata solo informale. Il documento è articolato in 8 punti, principalmente dedicati alle condizioni da rispettare in vista delle elezioni. Secondo la dichiarazione, le parti devono garantire la sicurezza delle procedure elettorali, avviare un dialogo per la riunificazione delle forze armate e delle istituzioni statali in Libia e discutere l’organizzazione di un referendum costituzionale dopo il voto.

Macron, principale fautore dell’incontro, aveva definito l’evento “storico”. Al termine della conferenza, era stata altresì decisa l’unificazione immediata della banca centrale libica, ed era stato sancito l’impegno delle parti alla creazione di un esercito nazionale. In passato, i tentativi di arrivare a un trattato sono stati vanificati dalle divisioni interne tra i gruppi armati in competizione nel Paese e da alcuni Stati stranieri, che supportavano i diversi attori locali. Sotto la guida di Macron, la Francia sta giocando un ruolo più attivo nella risoluzione delle controversie in Libia, che hanno permesso ai militanti di matrice islamista di espandersi e ai trafficanti di esseri umani di prosperare.

Il 6 giugno, il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha approvato il piano promosso dalla Francia, dichiarando di accogliere con favore l’impegno delle parti rivali in Libia a lavorare in modo costruttivo con le Nazioni Unite, allo scopo di organizzare elezioni “credibili e pacifiche, e rispettarne i risultati”. Molti osservatori, tuttavia, considerano tale piano troppo ambizioso, in quanto l’instabilità in Libia è ancora troppo radicata per via delle dispute territoriali in tutto il territorio nazionale e dell’economia debole, nonostante le vaste riserve di petrolio. L’inviato delle Nazioni Unite in Libia, Ghassan Salamé, sostiene che sarebbe difficile far progredire il processo politico senza prendere delle misure e senza avere le giuste condizioni. 

Il primo ministro italiano, Giuseppe Conte, ha dichiarato, mercoledì 8 agosto, che non è vitale che la Libia voti quest’anno, accrescendo i dubbi intorno al progetto a guida francese. Italia e Francia sono in competizione per il controllo del Paese nordafricano, diviso e devastato dalla guerra, ma ricco di petrolio e gas. Roma ha stretti rapporti con le autorità di Tripoli ed è l’unico Stato occidentale ad aver riaperto la propria ambasciata nella capitale libica. La Francia, invece, è ritenuta più vicina al comandante militare Khalifa Haftar, uomo forte del governo di Tobruk e antagonista del premier Fayez al-Serraj, capo del governo di Tripoli. Conte ha riferito ai giornalisti che l’Italia organizzerà una conferenza separata sulla stabilizzazione della Libia, prevista per il mese di novembre. “L’interesse primario dell’Italia è quello di stabilizzare la Libia e tenere le elezioni presidenziali e politiche con garanzie adeguate. Non abbiamo fretta di votare domani o in novembre o in dicembre “, ha spiegato il premier italiano.

La Libia versa in uno stato di caos dal febbraio 2011, anno dello scoppio della rivoluzione. Successivamente, nonostante l’intervento della NATO e il rovesciamento di Gheddafi, la Libia non è mai riuscita di effettuare una transizione democratica, con il risultato che, ancora oggi, il potere politico è diviso in due governi. Il primo insediato a Tripoli e appoggiato dall’Onu e dall’Italia, e il secondo insediato a Tobruk e sostenuto da Russia, Egitto ed Emirati Arabi Uniti. L’assenza di una guida unitaria del Paese, in grado di controllare efficacemente tutto il territorio nazionale ed i suoi confini, ha fatto sì che i trafficanti di esseri umani, i gruppi armati ed i terroristi portassero avanti indisturbati le proprie attività a danno dei migranti, che sono vittima di abusi continui, venendo catturati per poi essere costretti ai lavori forzati. Inoltre, nel corso del tempo, la Libia è divenuta il primo porto di partenza, mentre l’Italia il primo porto di arrivo per i migranti nel Mediterraneo.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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