Gli attacchi contro Salvini

Pubblicato il 27 agosto 2018 alle 10:54 in Immigrazione Italia

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La linea dura contro l’immigrazione del governo Conte è condivisa dalla maggioranza degli italiani secondo sondaggi accreditati, ma anche in base ai risultati delle ultime elezioni politiche. Tuttavia, la stampa straniera favorevole a una concezione ampia dell’accoglienza, e parte di quella italiana, ha individuato nel ministro dell’Interno, Matteo Salvini, la figura su cui concentrare le critiche, anche perché Salvini ha fatto della lotta contro gli sbarchi sulle coste italiane il proprio cavallo di battaglia. Può essere utile riassumere le accuse più dure.

Probabilmente, l’affondo più ruvido è provenuto dal settimanale cattolico, Famiglia Cristiana che ha paragonato Salvini a Satana. Il 29 luglio, la foto del capo del Viminale è apparsa sulla prima pagina di Famiglia Cristiana con sotto la scritta: “Emergenza migranti – Vade Retro Salvini – La Cei, i singoli vescovi, le iniziative di religiosi. La Chiesa reagisce ai toni aggressivi del ministro degli Interni. Niente di personale o ideologico, si tratta del Vangelo”. Il ministro dell’interno è rimasto particolarmente colpito da tali parole, anche perché aveva chiuso la campagna elettorale agitando un crocifisso per esprimere la sua fede cristiana. Per tutta riposta, a margine di un’audizione al Senato, Salvini ha commentato che l’accostamento con Satana gli è sembrato “di pessimo gusto”. A suo avviso, nonostante si consideri l’ultimo dei buoni cristiani, non meritava un attacco del genere. “Anche il catechismo dice che bisogna accogliere nella misura del possibile”, ha precisato Salvini.

Negli stessi giorni, anche il quotidiano edito dalla Cei, Avvenire, ha rivolto una critica frontale al ministro dell’Interno, uscendo in prima pagina con un editoriale firmato dal presidente della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo, dal titolo “Ma nessun uomo è mai un parassita”, riferito alle dichiarazioni rilasciate da Salvini riguardo ai rom. Il 25 luglio, in occasione degli 80 anni dal Manifesto della razza voluto dal fascismo, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, aveva affermato che “il razzismo è un male che avvelena la società”. Da parte sua, Salvini aveva commentato tale dichiarazione accusando i 30.000 rom che vivono nei campi in Italia di essere “una sacca parassitaria”. Nell’editoriale, Impagliazzo spiega che il linguaggio del ministro ha lasciato molto perplessi, in quanto suona pregiudiziale nei confronti di un’intera comunità. Inoltre, il presidente della Comunità di Sant’Egidio ha fatto notare che la definizione di “parassiti” era stata utilizzata contro gli ebrei. “Chi conosce la Storia sa che da questa e altre definizioni si è passati a emarginare e poi considerare nemica quella minoranza, con le conseguenze tragiche che sappiamo. Dove ci sono problemi di illegalità li si affronti come prevede la legge”, ha precisato Impagliazzo.

Il 23 agosto, durante una visita a Riace, paese calabrese divenuto simbolo dell’accoglienza dei migranti, lo scrittore e giornalista Roberto Saviano ha definito l’atteggiamento di Salvini “eversivo”, con riferimento al rifiuto del ministro dell’Interno di accogliere i 151 migranti a bordo della Nave Diciotti, tratti in salvo nella notte tra il 15 e il 16 agosto in acque maltesi. Dopo il no da parte de La Valletta, la nave è rimasta cinque giorni durante al largo, in attesa dell’assegnazione di un porto sicuro dove sbarcare. Il 20 agosto, la Diciotti è poi giunta a Catania dove, il 23 agosto, il governo italiano ha dato l’ok allo sbarco dei 29 minori a bordo. In quei giorni, Saviano aveva fatto presente sulla propria pagina Facebook che “la legge prevede che un soggetto possa rimanere nella disponibilità della polizia giudiziaria, come la Guardia Costiera, per un termine massimo di 48 ore. Trascorso questo tempo, senza la convalida di un giudice, siamo al cospetto di un sequestro di persona”. Da parte sua, Salvini ha commentato su Twitter scrivendo: “Finisce l’estate e tornano le fesserie di Saviano. Vi era mancato? A me no”. La notte tra il 25 e il 26 agosto, infine, i migranti a bordo della Diciotti sono sbarcati a Catania. Saviano ha commentato la notizia ringraziando su Facebook “gli uomini di buona volontà che hanno reso possibile la fine di queste prolungate e insensate sofferenze”. Non si è trattato del primo confronto tra il capo del Viminale e Saviano. Il 12 giugno, a pochi giorni dalla nomina di Salvini come ministro dell’Interno, Saviano aveva pubblicato sulle proprie pagine social in cui definiva il leader della Lega e il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, “banditi”, per essersi rifiutati di accogliere nei porti italiani la nave Aquarius, con a bordo 629 migranti, tra cui 123 minori non accompagnati, 7 donne incinte e 11 bambini.

Nel frattempo, il caso dei migranti a bordo della nave Diciotti, ha spinto la Procura di Agrigento ad avviare un’indagine “contro ignoti” per sequestro di persona, abuso d’ufficio e arresto illegale dei suddetti migranti. L’ipotesi è che l’Italia avrebbe violato l’articolo 5 della Convenzione Europea sui Diritti Umani, il quale asserisce che i richiedenti asilo detenuti oltre le 48h debbano essere rilasciati e debba essere accordata loro la possibilità di fare domanda dello status di rifugiato. A impartire l’ordine che ha messo in moto la presunta privazione illegale della libertà personale dei profughi soccorsi dalla Diciotti, che costituisce l’accusa dei magistrati, è stato Salvini in persona.

Tra le critiche della stampa estera rivolte a Salvini ricordiamo quella del 25 giugno dell’Irish Times, secondo cui la linea politica fatta propria dal leader 45enne di Lega, che risponde allo slogan di “Prima gli italiani”, somiglia all’ideologia anti-immigrati portata avanti dal presidente americano, Donald Trump, a partire dal largo impiego di retorica impulsiva, dai toni accesi e spesso razzisti, per arrivare al rifiuto più o meno dichiarato delle norme democratiche e costituzionalizzate. A confermare lo stesso paragone è stato anche il quotidiano britannico The Guardian, che, in data 17 agosto, ha accostato la “pomposa retorica” di Salvini alle promesse indefesse di protezionismo e ritorno ai vecchi sistemi industriali più volte invocati dal capo della Casa Bianca.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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