USA e Pakistan ancora divisi sul terrorismo

Pubblicato il 25 agosto 2018 alle 6:01 in Pakistan USA e Canada

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Il Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, e il primo ministro pakistano, Imran Khan, hanno avuto una conversazione telefonica controversa. Se il Dipartimento di Stato statunitense ha affermato che Pompeo ha esortato Khan a intraprendere una “azione decisiva” contro i “terroristi” che operano nel Paese asiatico, il Pakistan ha negato che il terrorismo sia stato oggetto di discussione nella telefonata.

In particolare, la portavoce del Dipartimento di Stato americano, Heather Nauert, ha riferito in una nota che Pompeo ha augurato successo a Khan, ha espresso la volontà di lavorare con il nuovo governo a una relazione bilaterale produttiva, ha sottolineato l’importanza che il Pakistan intraprenda un’azione decisiva contro tutti i terroristi operanti nel suo territorio e ha evidenziato il ruolo vitale del Paese asiatico nella promozione del processo di pace in Afghanistan.

Stando alla nota, Pompeo ha innanzitutto augurato successo a Khan che, avendo prestato giuramento il 19 agosto, è divenuto a tutti gli effetti il primo ministro del Paese asiatico che lo ha eletto il 25 luglio. Il giorno seguente, Khan, leggenda del cricket pakistano, ha proclamato la propria vittoria elettorale, dichiarandosi pronto a guidare il Paese e respingendo le accuse di brogli elettorali. Le elezioni pakistane, peraltro, sono state segnate da violenze diffuse. Nelle 3 settimane prima del voto, circa 179 persone sono state uccise in una serie di attacchi mirati contro le manifestazioni politiche.

In secondo luogo, secondo il Dipartimento di Stato americano, Pompeo ha esortato Khan a combattere il terrorismo pakistano. In realtà, Washington fa pressione da anni sul Pakistan perché il Paese asiatico reprima i gruppi terroristici operanti nel suo territorio. Il riferimento, in particolare, è ai talebani e all’Haqqani Network, che gli Stati Uniti considerano organizzazioni terroristiche. Contro i talebani pakistani, noti come Tehreek-e-Taliban (TTP), il governo di Islamabad ha organizzato operazioni militari dal 2007, senza tuttavia riuscire a reprimerli definitivamente. Come gli altri gruppi terroristici, i talebani continuano a essere attivi specialmente nelle aree rurali e poco controllate del Paese. L’Haqqani Ntwork, invece, è un gruppo di guerriglieri insurrezionisti dell’Afghanistan, che compie attacchi contro le forze NATO e i governi afghano e pakistano. L’ideologia dei 2 gruppi è simile e ha come elementi chiave l’eliminazione dell’influenza straniera dalla regione asiatica nonché l’istituzione di uno Stato islamico basato sulla Sharia. I funzionari statunitensi accusano ripetutamente i militanti operanti in Pakistan di organizzare attacchi contro le truppe americane e afghane al di là del confine, ma Islamabad nega regolarmente che i talebani afghani operino dal suo territorio.

Secondo il Dipartimento di Stato americano, Pompeo ha altresì auspicato il miglioramento della relazione bilaterale tra Washington e Islamabad che, proprio sul terrorismo, si è logorata. The New Arab riporta che, a gennaio, Trump ha accusato il Pakistan di “bugie” e “doppiezza” nella guerra contro il terrore, sospendendo l’assistenza militare al Paese asiatico per centinaia di milioni di dollari e concretizzando in tal modo la minaccia formulata il 21 agosto 2017. In quella occasione, il leader della Casa Bianca aveva altresì proposto che l’India contribuisse alla stabilizzazione dell’Afghanistan, irritando, in tal modo, Islamabad che considera l’India una rivale nucleare. Il 29 agosto, pertanto, il Pakistan aveva sospeso i colloqui bilaterali con gli Stati Uniti. Sebbene, il 25 ottobre 2017, l’allora Segretario di Stato americano, Rex Tillerson, si sia recato in visita ufficiale in Pakistan, i rapporti tra i 2 Paesi rimangono complicati. Secondo The New Arab, Khan, dichiarandosi disposto ad avere colloqui con i militanti e avendo cercato il supporto elettorale di estremisti religiosi, ha fatto emergere il timore che resterà tollerante nei confronti dei gruppi terroristici. Prima delle elezioni, inoltre, ha indicato la partecipazione del suo Paese alla campagna anti-terroristica guidata da Washington come una delle cause dell’aumento del terrorismo in Pakistan nell’ultimo decennio. Tuttavia, sottolinea Reuters, sebbene critico della politica militare degli Stati Uniti in Afghanistan, Khan ha affermato dopo la vittoria elettorale di auspicare il miglioramento delle relazioni con Washington dopo che questa non solo ha tagliato gli aiuti militari al suo Paese ma ha altresì sospeso l’addestramento militare statunitense.

Il 23 agosto, il portavoce del ministero degli Esteri pakistano, Mohammad Faisal, ha negato in un tweet che la questione del terrorismo sia stata discussa nel corso della telefonata. “Il Pakistan si dissocia dalla dichiarazione di fatto errata emessa dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti sulla telefonata tra il primo ministro Khan e il Segretario Pompeo. Non c’è stata alcuna menzione nella conversazione dei terroristi che operano in Pakistan. Questo dovrebbe essere immediatamente corretto”. La portavoce del Dipartimento di Stato americano, tuttavia, non ha ritrattato la sua dichiarazione originaria. Al contrario, secondo il New York Times, ha descritto come “buona” la conversazione telefonica e ha ribadito che gli Stati Uniti si attengono alla dichiarazione precedentemente rilasciata. L’ambasciata americana a Islamabad, invece, non ha, per il momento, rilasciato alcun commento ufficiale.

Il 5 settembre, Pompeo dovrebbe recarsi a Islamabad per incontrare il primo ministro pakistano. Secondo Reuters, sarà probabilmente il primo dignitario straniero a incontrare Khan dal suo giuramento.

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Roberta Costanzo

di Redazione

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