La Turchia riceverà gli S-400 nel 2019: perché la NATO teme i sistemi russi?

Pubblicato il 24 agosto 2018 alle 6:03 in NATO Turchia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’agenzia russa per l’export militare, Rosoboronexport, ha annunciato che i sistemi russi di difesa missilistica S-400 saranno consegnati alla Turchia nel 2019, alimentando la preoccupazione dei membri della NATO che temono che il dispiegamento di tali sistemi multimiliardari possa compromettere la sicurezza dei loro armamenti e sistemi radar. L’amministratore delegato della Rosoboronexport, Alexander Mikheev, ha riferito all’agenzia di stampa russa, Interfax, il 21 agosto, che il contratto di vendita con Ankara sarà implementato “entro i termini concordati” e che pertanto la società comincerà a consegnare gli S-400 dal 2019. Già ad aprile, alcuni funzionari turchi avevano riferito che i sistemi sarebbero stati dispiegati a partire da luglio 2019.

Il contratto di acquisto cui Mikheev ha fatto riferimento risale allo scorso anno. Mosca e Ankara hanno negoziato l’accordo sugli S-400 per tutto il 2017, finche, il 12 settembre di quell’anno, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha annunciato che la Turchia ha firmato con la Russia un accordo per l’acquisto di sistemi di difesa missilistica e ha conseguentemente effettuato un deposito di 2,5 miliardi di dollari. Il 29 dicembre di quell’anno, i due Paesi hanno poi completato l’accordo sull’approviggionamento degli S-400. Secondo quanto riportato da Foreign Affairs, il contratto prevede che la Russia venderà due batterie di S-400 alla Turchia e poi trasferirà la tecnologia ad Ankara che ne produrrà autonomamente altre due. La Turchia, da parte sua, fornirà il software che consente di identificare gli obiettivi delle batterie.

Secondo diversi funzionari del Pentagono, gli S-400 non sono compatibili con il sistema di difesa aerea della NATO. Gli S-400 sono un sistema di difesa missilistica all’avanguardia, apprezzato in tutto il mondo. La Russia sostiene che il sistema può intercettare aerei, missili da crociera, missili a medio-raggio, droni e altri sistemi di sorveglianza aerea, anche se le sue capacità complete devono ancora essere testate in combattimento. Secondo quanto riportato dal New York Times, il valore aggiunto dell’S-400, che ha un’autonomia di circa 250 miglia, è che può intercettare più obiettivi simultaneamente, con e senza equipaggio. Gli S-400, inoltre, spiega Foreign Affairs, sono dotati di un sistema anti-accesso o di rifiuto di area che, essenzialmente, crea una no-fly zone ovunque sia installato il sistema. Per tale ragione, la Russia ha schierato l’S-400 nella sua base in Siria dopo che un F-16 dell’aviazione militare turca ha abbattuto un Su-24 russo operante nel Paese mediorientale, il 24 novembre 2015.

Le caratteristiche tecniche dell’S-400, tuttavia, non danno conto di tutte le ragioni per le quali la Turchia ha deciso di acquistare il sistema russo. In particolare, secondo Foreign Affairs, “la decisione di Ankara di andare in Russia per tale acquisto suggerisce una crescente frustrazione nei confronti della NATO” nonché la volontà di condurre una “politica estera sempre più aggressiva”. Sotto il primo profilo, l’acquisto rappresenta un signifcativo investimento economico e politico per la Turchia che, secondo Foreign Affairs, si spiega alla luce della convinzione di Ankara di dover “badare a se stessa”, in fatto di difesa. Peraltro, in seguito al tentativo di colpo di Stato del 15 luglio 2016 e alla conseguente svolta autoritaria di Erdogan, i rapporti con gli altri membri della NATO si sono incrinati. Lo scorso anno, sia la Germania sia gli Stati Uniti hanno limitato la vendita di armi alla Turchia e, il 25 settembre, Ankara ha accusato ufficialmente alcune società private di difesa tedesche di imporre un embargo indiretto ai danni della Turchia. In aggiunta a ciò, la Turchia sta cercando da anni di migliorare la sua tecnologia di difesa aerea. Per questa ragione, quando ha cercato di acquistare armi dai suoi alleati, la Turchia ha richiesto il trasferimento di tecnologia, elemento chiave in vista dello sviluppo dell’industria nazionale di difesa. Ma, poiché nessun membro della NATO era disposto ad accettare questi termini, Ankara ha cominciato a rivolgersi a Stati esterni all’Alleanza. Sotto il profilo della politica estera, invece, l’acquisto degli S-400 consentirà alla Turchia “una maggiore libertà di azione all’estero”, cioè, essenzialmente, le permetterà di svincolarsi dalla NATO.

Tuttavia, l’acquisto da parte di Ankara degli S-400 rappresenta una linea di faglia tra la Turchia e i suoi alleati. A settembre 2017, l’agenzia di stampa turca, Anadolu Agency, ha diffuso su twitter un’infografica che illustra i velivoli e i missili che l’S-400 è in grado di colpire. Secondo l’infografica, anailzzata da Business Insider, l’S-400 può reagire ai bersagli in meno di 10 secondi e colpirli fino a una distanza massima di 250 miglia, viaggiando a una velocità di circa 10.000 miglia orarie. La lista degli obiettivi che il sistema può intercettare include velivoli americani e della NATO, inclusi i bombardieri B-52 e B-1, i caccia F-15, F-16 e F-22, nonché i velivoli di sorveglianza e i missili Tomahawk. Inoltre, un funzionario turco ha dichiarato che gli S-400 non saranno impiegati come un sistema di “identificazione di amici o nemici”, intendendo che potrà essere impiegato contro qualsiasi obiettivo.

Gli Stati Uniti sono tra i principali alleati ad aver espresso preoccupazione in merito all’acquisto degli S-400 da parte della Turchia. Secondo quanto riportato dal quotidiano turco, Hurriyet Daily News, “gli esperti miltari temono che il dispiegamento degli S-400 possa mettere in pericolo la sicurezza degli armamenti degli alleati, in particolare, gli aeromobili F-35 e gli impianti radar”. Per tale ragione, all’interno del National Defense Authorization Act, firmato dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, il 13 agosto, è stata inserita una disposizione che limita la consegna degli F-35 alla Turchia e che chiede al Segretario americano alla Difesa di presentare, entro 90 giorni, un rapporto relativo all’impatto degli S-400 sugli armamenti americani in territorio turco. La Turchia, che ha già ricevuto dagli Stati Uniti 2 dei circa 100 F-35 che aveva pianificato di acquistare, ha dichiarato che ricorrerà all’arbitrato internazionale per la vendita bloccata degli F-35. Inizialmente, Washington e Ankara avevano avviato colloqui per risolvere la disputa. In seguito, tuttavia, i rapporti tra i 2 alleati si sono progressivamente deteriorati a causa del caso Brunson e delle conseguenti sanzioni americane che Ankara considera una delle cause della crisi della lira turca. In tale contesto, il governo turco ha proposto l’impiego delle valute locali negli scambi commerciali con alcuni suoi partner, inclusa la Russia. Anche la Rosoboronexport, pertanto, ha informato che sostituirà le valute locali al dollaro statunitense nei suoi contratti con i partner commerciali esteri e lo stesso sta cercando di fare l’industria della difesa turca.

Secondo quanto riportato da Business Insider, peraltro, la Turchia non è il primo acquirente straniero di S-400. La Cina ha concluso un accordo con Rosoboronexport nel 2014 per aggiornare le sue attuali batterie S-300 con il sistema S-400 e l’agenzia di stampa russa, Tass, ha riferito, a maggio 2018, che Pechino ha preso in consegna il suo primo S-400. A luglio, inoltre, il ministro della Difesa indiano ha informato che il piano di Nuova Delhi di acquistare gli S-400 russi era “quasi nella sua fase conclusiva”. Infine, anche il Qatar e l’Arabia Saudita stanno valutando l’acquisto degli S-400.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Roberta Costanzo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.