Immigrazione: l’Ungheria ha smesso di distribuire cibo ai migranti trattenuti al confine

Pubblicato il 24 agosto 2018 alle 6:00 in Immigrazione Ungheria

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Le autorità dell’Ungheria hanno smesso di distribuire cibo ai richiedenti asilo respinti dal Paese e trattenuti in zone di transito ai confini con la Serbia da inizio agosto, secondo quanto riferito dalla Human Rights Watch.

Mediante un resoconto pubblicato mercoledì 22 agosto, l’organizzazione umanitaria ha chiesto al governo ungherese di rispettare i suoi obblighi legali e assicurarsi che tutti i richiedenti asilo in custodia abbiano cibo appropriato e a sufficienza.

“Il governo è arrivato a un nuovo livello di disumanità rifiutando di fornire alimenti ai migranti, in violazione delle leggi sui diritti umani e dei suoi obblighi in quanto membro dell’Unione Europea” ha dichiarato Lydia Gall, ricercatrice della Human Rights Watch per l’Europa orientale e i Balcani. “Questo disprezzo per il benessere delle persone sembra una mossa cinica per costringerle a smettere di chiedere asilo e convincerle a lasciare l’Ungheria” ha aggiunto la donna. Nel resoconto, viene riportato un caso secondo il quale le autorità hanno consegnato cibo a una donna in fase di allattamento, proibendole tuttavia di condividerlo con gli altri membri della famiglia.

Una serie di modifiche alla legge sull’immigrazione ungherese risalente a marzo 2017 aveva stabilito che i rifugiati le quali richieste d’asilo erano state respinte sarebbero stati posti in alcune zone di transito al confine con la Serbia, in attesa di essere espulsi dal Paese. I rifugiati non possono lasciare i centri durante l’iter di valutazione della loro richiesta, a meno che non scelgano di tornare in patria. Le ulteriori modifiche alla legge nazionale riguardante la richiesta di asilo, entrate in vigore l’1 luglio, permettono alle autorità di espellere i rifugiati le quali domande sono state considerate inaccettabili, anche se i migranti hanno fatto appello a tale decisione. Quasi tutte le richieste d’asilo da parte di persone entrate in Ungheria attraverso la Serbia o altre nazioni considerate “Paesi terzi sicuri” dalla legge ungherese sono considerate inaccettabili. A nessuna delle persone sistemate nelle zone di transito era stato negato l’accesso al cibo fino all’entrata in vigore dei cambiamenti di luglio.

Il 20 agosto, l’Ufficio relativo all’Immigrazione e all’Asilo (IAO) aveva stabilito che la legge ungherese non obbliga in modo esplicito le autorità a fornire cibo a tutte le persone nelle zone di transito. Tuttavia, Budapest ha l’obbligo di farlo, secondo numerose convenzioni e norme relative ai diritti umani che proibiscono di trattare in modo disumano e degradante tutti coloro in custodia, richiedendo invece un trattamento umano e dignitoso. Ciò include fornire cibo, acqua, misure igieniche e sanitarie. Pertanto, la Human Rights Watch ritiene che il governo ungherese debba immediatamente modificare la legislatura per assicurarsi che venga rispettato il diritto, per tutti coloro che abitano nella zona di transito, di vedere soddisfatti i loro bisogni primari, inclusi quelli relativi all’alimentazione.

Durante la crisi dei migranti avvenuta tra il 2015 e il 2016, il primo ministro ungherese, Viktor Orban, aveva portato avanti una aggressiva campagna contro i richiedenti asilo, facendo diventare l’Ungheria una delle prime nazioni a chiudere le frontiere e ad approvare leggi per scoraggiare i rifugiati a entrare nel Paese. Inoltre, il governo aveva altresì cercato di demonizzare le organizzazioni che forniscono ai migranti assistenza umanitaria e legale. Una delle principali persone colpite da questa campagna è George Soros, un miliardario ungherese noto per i finanziamenti a enti non governativi e relativi allo sviluppo in tutto il mondo, Ungheria inclusa. Il 20 giugno, il governo di Budapest aveva altresì approvato un pacchetto di misure noto con il nome di “Stop Soros”, del quale fanno parte le modifiche legislative di luglio, che rende un reato fornire servizi, consigli o sostegno a migranti e richiedenti asilo, con pene che arrivano fino a 1 anno di carcere. L’approvazione di tali leggi era stata fortemente criticato dalle istituzioni europee e dal Consiglio d’Europa.

Il 19 luglio, la Commissione Europea aveva portato il governo ungherese davanti alla Corte di Giustizia per non aver rispettato le leggi del blocco europeo relative alle richieste di asilo e al ritorno dei migranti in patria. Allo stesso tempo, l’ente aveva aperto un procedimento di violazione nei confronti della criminalizzazione delle organizzazioni e degli individui che forniscono sostegno o assistenza a migranti e richiedenti asilo.

Storicamente, l’Ungheria è sempre stato un Paese di transito per i flussi migratori, sia regolari, sia irregolari. Grazie alla sua posizione geografica e all’appartenenza all’Unione Europea, lo Stato costituisce un punto strategico per raggiungere il cuore blocco, insieme alla rotta balcanica, formata da Turchia, Grecia, Macedonia, Serbia e Croazia. Nel corso degli anni, la lotta contro l’immigrazione illegale è divenuta la priorità principale di Budapest. Dal 2012, il numero di migranti irregolari è progressivamente aumentato, passando da soli 10,000 in quell’anno, a circa 26,061 nel 2013 e a 50,065 nel 2014. Secondo l’International Organization for Migration, l’Ungheria, nel 2015, è stato il terzo Stato dell’Unione Europea, dopo la Grecia e la Croazia, ad accogliere il numero più alto di migranti irregolari, pari a 411,515.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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