USA-Cina: nuove tariffe mentre le trattative commerciali sono in corso

Pubblicato il 23 agosto 2018 alle 11:34 in Cina USA e Canada

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Gli Stati Uniti e la Cina hanno implementato reciprocamente tariffe del 25% su beni dal valore complessivo di 16 miliardi di dollari, giovedì 23 agosto, intensificando in tal modo la loro guerra commerciale, mentre, a Washington, funzionari americani e cinesi sono impegnati in colloqui per ridurre le tensioni commerciali.

I dazi americani sulle importazioni cinesi sono entrati in vigore a mezzanotte del 23 agosto, ora locale, e sono stati immediatamente seguiti da quelli cinesi su oltre 300 prodotti statunitensi. Le tariffe americane si applicano a 279 categorie di prodotti provenienti dal Paese asiatico, inclusi prodotti chimici, attrezzature ferroviarie, materie plastiche e semiconduttori. Quelle cinesi, invece, sono dirette contro 333 categorie di prodotti americani, tra cui carbone, rame, prodotti in acciaio, combustibili e attrezzature mediche.

Pechino ha commentato l’implementazione delle ultime tariffe americane, accusando Washington di “rimanere ostinata”. In una breve dichiarazione, il ministero del Commercio cinese ha ribadito che “la Cina si oppone decisamente a questo e continuerà a prendere le contromisure necessarie. Allo stesso tempo, per salvaguardare il libero commercio e i sistemi multilaterali e per difendere i propri interessi legittimi, la Cina presenterà una denuncia riguardo a queste misure tariffarie nell’ambito del meccanismo di risoluzione delle controversie dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC)”.

Le nuove tariffe americane sono la seconda tranche dei 50 miliardi totali voluti dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Il primo round di dazi statunitensi è entrato in vigore a luglio. Trump, tuttavia, ha minacciato di imporre misure restrittive su quasi tutti i beni che Pechino esporta negli Stati Uniti e che ammontano a circa 500 miliardi di dollari. Secondo il leader della Casa Bianca, tali misure sono necessarie per compensare alcune pratiche commerciali scorrette messe in atto da Pechino, come furti di proprietà intellettuale e cospicui sussidi industriali e strutture tariffarie. Inoltre, secondo il presidente americano, la Cina dovrebbe importare più beni statunitensi. Il deficit commerciale americano con la Cina ammonta, attualmente, a 375 miliardi di dollari. Pechino, da parte sua, ha sempre negato tali accuse, affermando di rispettare le regole dell’OMC.

Dal momento che le importazioni cinesi di prodotti americane sono inferiori a 500 miliari di dollari, se davvero Washington imponesse dazi per tale somma, Pechino potrebbe valutare altre forme di rappresaglia, non strettamente tariffarie, come misure restrittive per le imprese statunitensi operanti in Cina o la svalutazione dello yuan, la valuta cinese, che renderebbe i prodotti cinesi più competititivi e, pertanto, sosterrebbe le esportazioni del Paese asiatico. Gli Stati Uniti, tuttavia, sono convinti di poter vincere la guerra commerciale. Il 22 agosto, il Segretario americano al Commercio, Wilbur Ross, ha affermato che Pechino potrà adottare in rappresaglia diverse misure, ma gli Stati Uniti hanno “un’economia molto più forte” rispetto a quella cinese e “molti più proiettili”.

La guerra commerciale tra i due Paesi è cominciata il 23 marzo, quando Washington ha imposto dazi del 25% e del 10% sulle esportazioni cinesi di acciaio e alluminio. Pechino ha risposto a tale misura il giorno seguente, annunciando tariffe nei confronti di 128 prodotti americani per un valore di 3 miliardi di dollari. In seguito, il 14 giugno, Trump ha approvato dazi su prodotti cinesi per un valore di 50 miliardi di dollari e ha poi minacciato Pechino con ulteriori dazi, per un valore complessivo di 200 miliardi di dollari, in caso di ritorsioni da parte della Cina che, a sua volta, ha delineato un piano tariffario ai danni di Washington consistente in dazi su prodotti statunitensi per un totale di 50 miliardi di dollari. Il 6 luglio, gli Stati Uniti hanno risposto, imponendo dazi addizionali del 25% sui prodotti cinesi, per un valore di 34 miliardi di dollari, dando avvio, secondo Pechino, alla “più grande guerra commerciale della storia economica”. Il 10 luglio, inoltre, Washington ha minacciato tariffe del 10% su un elenco di prodotti cinesi dal valore complessivo di 200 miliardi di dollari. Dall’inizio di luglio, le due economie più grandi al mondo hanno imposto dazi su prodotti dal valore complessivo di 100 miliari di dollari.

Al di là delle relazioni commerciali bilaterali e delle conseguenze delle tariffe sulla crescita economica dei due Paesi, molti economisti ritengono che la guerra commerciale tra Washington e Pechino possa danneggiare, alla lunga, l’economia globale. Secondo gli esperti, ogni 100 miliardi di dollari di importazioni colpite dalle tariffe, il commercio internazionale si riduce di circa lo 0,5%. Le tariffe, inoltre, cominciano a dispiegare i loro effetti sui consumatori americani e cinesi che assistono all’aumento graduale dei prezzi di alcuni prodotti. Secondo quanto riportato dal New York Times, il 20 agosto, i dirigenti di molte società americane si sono riversati a Washington per avvertire l’amministrazione Trump che nuove tariffe sulle importazioni di prodotti cinesi “paralizzeranno la loro attività e aumenteranno i prezzi su tutto”. L’incertezza sul futuro dei rapporti commerciali tra Washington e Pechino, inoltre, preoccupa le imprese, rendendo difficile la pianificazione aziendale.

Il 22 e il 23 agosto, funzionari di medio livello di entrambe le parti si sono incontrati a Washington per discutere i rapporti commerciali tra i due Paesi. Se 4 fonti americane hanno dichiarato di avere basse aspettatitive sui negoziati, Pechino ha informato che la delegazione cinese vi ha partecipato in buona fede ma che la posizione americana rimane vaga. Si tratta del primo incontro fra le due parti dall’inizio di giugno, quando il Segretario americano al Commercio aveva incontrato, a Pechino, il vicepremier cinese, Liu He. L’incontro, tuttavia, si era risolto in un nulla di fatto.

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Roberta Costanzo

di Redazione

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