Immigrazione: approvato sbarco dei 29 minori a bordo della nave Diciotti

Pubblicato il 23 agosto 2018 alle 14:16 in Immigrazione Italia

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Il governo italiano ha approvato lo sbarco di tutti i minorenni che si trovavano a bordo della nave Diciotti, l’imbarcazione della guardia costiera italiana che aveva salvato 177 migranti e che da 2 giorni si trova ancorata nel porto di Catania.

Il 22 agosto, il ministro degli Interni e vice primo ministro italiano, Matteo Salvini, ha rotto il silenzio sulla questione della nave Diciotti e ha dato il suo consenso per lo sbarco dei minori. “Degli altri, con il mio permesso non sbarca nessuno” ha aggiunto il ministro. “Se vogliono intervenire il presidente della Repubblica o quello del Consiglio lo facciano, ma non con il mio consenso”.

Il via libera è stato dato dopo l’ispezione effettuata sulla nave dal procuratore capo di Agrigento, Luigi Patronaggio. L’uomo ha comunicato che, a bordo, la situazione è critica, con numerosi casi di scabbia, e ha sottolineato che, in base alle convenzioni internazionali e alla legge italiana, i 29 minori non accompagnati avevano il diritto di sbarcare. Sul molo del porto i minorenni sono stati accolti da ambulanze, rappresentanti dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), di Save the Children e alcuni membri di capitaneria di porto, polizia e carabinieri.

Il 22 agosto, Salvini ha attaccato il presidente della Camera, Roberto Fico, che aveva richiesto lo sbarco di tutti i migranti. Anche il segretario del partito dell’opposizione, Maurizio Martina, si è unito alle richieste di molte associazioni e ha chiesto al vice primo ministro di esercitare le sue funzioni, governando nel rispetto del diritto e della Costituzione, disponendo dello sbarco di tutti i migranti sulla nave ancorata nel porto di Catania.

Dopo aver appreso la notizia che la Procura di Agrigento aveva aperto un fascicolo contro ignoti per sequestro di persona in relazione al caso della Diciotti, il vicepremier si è altresì detto disponibile ad essere interrogato, spiegando che il suo obiettivo è quello di raggiungere la stessa politica relativa all’immigrazione dell’Australia, che non ammette migranti soccorsi in mare sul suo territorio. “Sono il ministro dell’Interno di questo Paese, con il mandato preciso di difenderne i confini e di occuparsi della sicurezza. Se bloccare una, due, tre, quattro o cinque navi mi comporta accuse e processi, ci sono” ha aggiunto Salvini.

Il premier italiano, Giuseppe Conte, si è scagliato contro l’Europa in un post su Facebook, incalzando le istituzioni a intervenire per ridistribuire i migranti a bordo della Diciotti. Il 20 agosto, il Ministero degli Esteri italiano aveva rilasciato una dichiarazione dove affidava alla Commissione Europea il compito di individuare i Paesi membri dell’UE disponibili ad accogliere le persone salvate in mare e, il giorno dopo, l’organizzazione europea aveva fatto sapere di essere già in trattative con alcuni Stati per individuare chi di loro avrebbe accolto i migranti.

La Commissione Europea ha convocato una riunione, prevista per venerdì 24 agosto a Bruxelles, con l’obiettivo di trovare una soluzione duratura e decidere in quali porti far sbarcare i migranti soccorsi. Alla riunione, organizzata dalla direzione generale Affari Interni, sono invitati i consiglieri per gli Affari europei dei leader di Italia, Francia, Germania, Austria, Spagna, Portogallo, Lussemburgo, Olanda, Belgio, Malta, Grecia e Irlanda. I leader europei si erano già incontrati il 29 giugno per discutere una simile questione. Durante tale incontro, gli Stati membri dell’Unione Europea avevano raggiunto un accordo in base al quale ogni Paese avrebbe accettato un certo numero di migranti. Tuttavia, Salvini ha sottolineato che solamente l’Italia e la Francia hanno tenuto fede al patto, accusando gli altri Paesi europei di essersi chiusi in un silenzio codardo.

Inoltre, ancora una volta il ministro degli Interni italiano ha ripetuto che, se l’Europa non farà la propria parte, rimanderà indietro i migranti. Tuttavia, secondo la legge internazionale, le persone salvate in mare non possono essere rimandate nel Paese da dove sono partite, se questo è considerato un luogo non sicuro, e sia l’Unione Europea che le Nazioni Unite hanno indicato la Libia come tale.

La nave Diciotti aveva tratto in salvo i migranti nella notte tra il 15 e il 16 agosto. Le persone si trovavano su un barcone con il motore in avaria e infiltrazioni d’acqua. Inizialmente, a bordo si trovavano 190 rifugiati, ma 13 di loro erano stati evacuati per soccorso medico. L’imbarcazione italiana aveva eseguito il salvataggio in acque maltesi, chiedendo in seguito di poter approdare a Malta, ma ricevendo un rifiuto. Secondo le fonti de La Valletta, il barcone sul quale viaggiavano i migranti non si trovava in pericolo e i rifugiati erano stati salvati più vicino all’isola di Lampedusa che a quella di Malta. Il governo de La Valletta aveva altresì spiegato che il barcone aveva rifiutato l’assistenza di una nave di pattuglia maltese, poiché i rifugiati stessi avevano comunicato di voler proseguire fino alla destinazione finale, ossia l’Italia, ma le autorità di Malta avevano dichiarato di aver monitorato l’imbarcazione mentre transitava per la zona di ricerca e soccorso di competenza de La Valletta. Dopo 5 giorni durante i quali la Diciotti è rimasta al largo, in attesa dell’assegnazione di un porto sicuro dove sbarcare, il 20 agosto la nave era arrivata a Catania.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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