Il futuro di Internet: Cina vs Stati Uniti

Pubblicato il 23 agosto 2018 alle 10:32 in Approfondimenti Cina

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La leadership degli Stati Uniti sul web, durata per quasi cinquant’anni, sta lasciando il posto alla Cina. L’obiettivo del presidente Xi Jinping è quello di fare della Cina un a “cyber-superpotenza”. Il futuro del web sarà dunque americano o cinese?

La Cina è già il Paese con il più alto numero di cittadini con accesso ad internet al mondo.

Per il presidente Xi Jinping, questo non è ancora sufficiente. Intende – attraverso una serie di nuovi regolamenti, innovazioni tecnologiche – costruire un sistema di difesa cibernetica che permetta al Paese di avere maggiore voce sulla governance di internet e di sviluppare nuove grandi aziende che possano essere leader nel mondo nelle tecnologie avanzate.

La leadership cinese sul web non è, però, del tutto scontata, secondo Foreign Affairs. Da un lato, l’impegno statale per l’innovazione nell’intelligenza artificiale, nel quantum computing, nella robotica potrebbe fallire. Dall’altro, le aziende tecnologiche cinesi potrebbero trovarsi di fronte a forti pressioni economico-politiche man mano che vanno verso la globalizzazione. Non da ultimo, i cittadini cinesi, sebbene abbiano poche aspettative per il rispetto della privacy da parte del governo, potrebbero volerne di più dalle aziende private. Gli Stati Uniti, dal canto loro, potrebbero rivitalizzare la loro diplomazia digitale e l’economia Usa potrebbe ritrovare quel dinamismo che le ha permesso di creare la maggior parte delle tecnologie all’avanguardia attuali.

Nonostante ciò, le possibilità che Pechino abbia la meglio e riplasmi il cyberspazio a sua immagine e somiglianza sono molto buone. Un’immagine che creerebbe un internet meno globale e meno aperto, dominato da applicazioni cinesi che girano su hardware di fattura cinese. Una Cina che si troverebbe a godere di tutti quei vantaggi economici, diplomatici, di sicurezza nazionale e di intelligence che finora sono stati appannaggio di Washington.

La vision del Presidente Xi Jinping: la “cyber-sovranità” e gli Internet Nazionali

Internet è stato al centro della visione del presidente Xi Jinping per una nuova Cina fin dall’inizio del suo primo mandato presidenziale, iniziato nel 2012, quando ha deciso di cambiare la gestione del cyberspazio in Cina. Se fino a quel momento il web era stato gestito in modo frammentario da diversi dipartimenti, Xi Jinping ha deciso di creare un Gruppo Guida Centrale sulla Sicurezza di Internet e sulla Informatizzazione presieduto da lui stesso. Ha anche istituito una nuova agenzia governativa, l’Amministrazione per il Cyberspazio Cinese che è responsabile per i controlli sui contenuti online, per la cyber-sicurezza e per lo sviluppo dell’economia digitale.

Il potere sul web è una parte integrante di quattro priorità nazionali cinesi.

La prima è che i leader cinesi vogliono assicurarsi un “internet armonioso”, ovvero un web che guidi l’opinione pubblica, sostenga la buona governance e favorisca lo sviluppo economico, ma che sia al contempo fortemente controllato e in grado di evitare le mobilizzazioni politiche e i flussi di informazioni che potrebbero minacciare il regime.

La seconda è che la Cina vuole ridurre la sua dipendenza dai fornitori stranieri di strumenti digitali e per le comunicazioni e spera di attestarsi al primo posto nelle nuove tecnologie informatiche. La Cina è convinta di dover ridurre la sua dipendenza delle compagnie tecnologiche statunitensi anche per garantire la sua sicurezza nazionale.

Questa è la ragione il sostegno allo sviluppo scientifico-tecnologico è una parte integrante dell’ultimo piano quinquennale – approvato nel 2016. Gli investimenti cinesi nella ricerca e sviluppo hanno visto una crescita media annua del 20% dal 1999 e attualmente ammontano a circa 233 miliardi di dollari, il 20% del totale mondiale.

Le tre tecnologie in grado di garantire a Pechino il controllo del cyber-spazio sono i semiconduttori, il quantum computing e l’intelligenza artificiale. Si tratta di tre ambiti in cui la Cina finora si è appoggiata alle importazioni. Nel 2016, ha importato circuiti integrati per un valore di 228 miliardi di dollari, più alto di quello delle importazioni di petrolio. La situazione, però, sta cambiando e il governo ha pubblicato le linee guida e stanziato 150 miliardi di dollari per far sì che le aziende cinesi producano il 70% della componentistica elettronica che utilizzano entro il 2025. In merito all’industria dell’intelligenza artificiale, secondo l’ex presidente di Google, Eric Schmidt, la Cina entro il 2025 sarà migliore degli Usa e per il 2030 sarà leader mondiale del settore. Pechino si sta impegnando per sviluppare le applicazioni dell’intelligenza artificiale per scopi militari, come i droni, i software per la difesa dai cyber-attacchi e i programmi che fanno attività di controllo e tracciamento sui social media per prevedere i movimenti politici.

La terza è che il governo cinese è sempre più consapevole del pericolo di attacchi informatici sulle reti governative e private che potrebbero mandare in tilt servizi di base e minacciare la crescita economica. Per questo, l’esercito cinese, l’Armata Popolare di liberazione, ha annunciato il suo piano di sviluppo delle cyber-forze per rafforzare le difese del web cinese.

La quarta ed ultima priorità nazionale cinese è quella di promuovere la “cyber-sovranità” come principio per organizzare la governance di Internet. Si tratta di un principio in netta contrapposizione con l’idea di un Internet globale e aperto tipico degli Stati Uniti.

Che cos’è, dunque, la “cyber-sovranità”?

Si tratta del diritto di “singoli Paesi di scegliere indipendentemente il loro percorso di cyber-sviluppo, il loro modello di regolamentazione del web e le loro politiche pubbliche, nonché di partecipare alla governance del cyber-spazio in modo equo”, spiega il presidente Xi Jinping.

L’idea di Pechino è quella di creare un mondo di “Internet nazionali” in cui i governi esercitano il controllo giustificandolo con i diritti sovrani di ciascuno Stato e in cui il modello di web che parte dal basso ed è guidato dalle aziende private tipico del mondo occidentale si indebolisce fino a scomparire.

In quest’ottica, Pechino si sta impegnando in seno alle Nazioni Unite per riscrivere i principi che regolano il cyberspazio. L’idea è quella di contrastare il modello di gestione condivisa tra tecnici, settore privato, società civile e governi dell’Occidente con uno stato-centrico tipicamente cinese. La Cina vorrebbe che gli interessi dei governi fossero messi davanti a quelli delle compagnie tecnologiche e dei gruppi della società civile.

Vi sono diversi punti di disaccordo tra la Cina e i Paesi occidentali in merito all’applicabilità del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite al cyberspazio. Pechino ne ha riconosciuto la validità, ma sostiene che se i principi di neutralità, proporzionalità, diritto all’auto-difesa propri del diritto internazionale venissero applicati al cyberspazio, si arriverebbe a una militarizzazione dello stesso.

Accanto all’impegno alle Nazioni Unite, la Cina ha creato una serie di forum ad hoc per condividere la sua vision di Internet con I suoi alleati e far risuonare maggiormente la sua voce nella governance del web, come la World Internet Conference, evento annuale tenuto a Wuzhen.

L’impatto maggiore della Cina sulla governance globale del web arriva, però, attraverso le sue politiche commerciali e di investimento, prima tra tutte l’iniziativa Belt and Road, o Nuove Vie della Seta. Si tratta di una iniziativa enorme che comprende molteplici progetti infrastrutturali e che mira a connettere la Cina al resto del mondo via terra e via mare seguendo le antiche rotte della Via della Seta. Dal lancio dell’iniziativa nel 2013, sono stati investiti più di 50 miliardi di dollari in infrastrutture, ma la Cina ha più volte ribadito di voler costruire anche una “Via della Seta digitale” che comprende cablaggi di fibra ottica, reti mobili, stazioni satellitari, centri per la gestione dei dati e smart cities.

Queste quattro priorità nazionali fanno sì che la Cina sia pronta ad una politica aggressiva per affermarsi sulla scena mondiale della governance informatica e per guidare la nuova ondata di innovazione. In campo di innovazione, la Cina si sta attivando per settare i nuovi standard internazionali per il 5G, la prossima generazione di tecnologie di rete, partecipando in modo più proattivo ai vertici internazionali con le sue aziende leader nel settore della telefonia mobile, come Huawei.

La fine dell’era dell’Internet aperto e l’inizio dell’era cinese del web

Xi Jinping ha dimostrato come l’idea di un web liberalizzato dell’Occidente fosse basata su previsioni ottimistiche. Negli ultimi cinque anni, Pechino ha rafforzato i controlli sui siti web e sui social media.

Ad esempio, nel marzo 2017, il governo cinese ha chiesto a Tencent – il secondo gigante digitale cinese che gestisce le principali piattaforme di chat e blogging cinesi– di chiudere i siti web che erano ospitati sui loro server e che includevano discussioni sulla storia, gli affari internazionali e gli affari militari. Qualche mese dopo, la stessa Tencent e il motore di ricerca Baidu, nonché il sito di microblogging Weibo – gli ultimi due corrispondenti rispettivamente a Google e Twitter – sono stati multati per aver ospitato contenuti vietati prima del XIX Congresso del Partito Comunista Cinese.

All’inizio del 2018, gli ufficiali governativi hanno ordinato il blocco delle VPN – reti virtuali private – che venivano utilizzate da aziende, imprenditori e accademici cinesi per aggirare la censura e dalle aziende occidentali in Cina.

La censura cinese si è anche specializzata nei controlli sulle conversazioni che avvengono sui social media e ha sviluppato sofisticati sistemi di sorveglianza che utilizzano telecamere, sensori, riconoscimento vocale e facciale e software di intelligenza artificiale. Questi sistemi sono stati già attivati nella provincia occidentale del Xinjiang con lo scopo di seguire i movimenti della minoranza etnica musulmana uigura, ma si prevede un’estensione a tutto il territorio nazionale.

Accanto alla censura, la Cina ha creato una serie di leggi, regolamenti e standard volti ad aumentare la cybersecurity e a salvaguardare i dati nei sistemi governativi e privati.

 

La Cina è un Paese enorme, potente e sofisticato e il suo sviluppo digitale sembra inarrestabile. Gli Stati Uniti e i loro alleati dovrebbero prepararsi per affrontare il crescente controllo cinese su Internet, secondo l’analisi di Foreign Affairs.

Come farlo? Cercando di costringere la Cina ad aprire il suo mercato digitale alle aziende straniere e ad abbandonare l’idea di preferire solo quelle cinesi, nonché a migliorare la gestione della proprietà intellettuale. Gli Stati Uniti dovrebbero anche impegnarsi non solo nella difesa dell’attuale modello di un web dal basso verso l’alto, ma anche per fornire ai Paesi in via di sviluppo che vedono nella Cina un esempio, un’alternativa positiva di governance del cyberspazio.

Le scelte che farà Washington in questo senso determineranno se il futuro sarà più americano o più cinese.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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