Stati Uniti e Taiwan irritano la Cina

Pubblicato il 21 agosto 2018 alle 6:12 in Asia Cina

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La presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen, si è fermata negli Stati Uniti due volte, durante l’andata e il ritorno dalla sua visita ufficiale in Belize e Paraguay. Si tratta di una sosta con duplice significato. Da un lato, sottolinea la volontà della leader di Taiwan di rafforzare i rapporti con Washington. Dall’altro, rappresenta una chiara provocazione nei confronti della Cina.

Le due fermate negli Stati Uniti, rispettivamente sabato 18 e lunedì 20 agosto, a Houston hanno visto l’incontro di Tsai Ing-wen con tre legislatori della California, uno dei quali, il democratico Brad Sherman ha chiesto agli Stati Uniti di invitare la presidente direttamente a Washington.

Una proposta che appare inaccettabile per l’Amministrazione Usa che non riconosce formalmente la Repubblica di Cina – il nome ufficiale di Taiwan – dal 1979, anno di instaurazione dei rapporti diplomatici tra Stati Uniti e Repubblica Popolare Cinese. L’isola di Taiwan è governata in modo autonomo rispetto al governo di Pechino dal 1949 e ha un presidente democraticamente eletto, tuttavia, il governo di Pechino considera Taiwan parte integrante del suo territorio nazionale in qualità di “regione autonoma a statuto speciale” al punto di basare le sue relazioni diplomatiche con gli altri Paesi sul principio “una Sola Cina”. Si tratta del principio che sancisce che esiste un unico governo legittimo del popolo cinese ed è quello di Pechino e che deve essere riconosciuto da tutti gli Stati, sottintendendo l’impossibilità per qualsiasi Stato di avere rapporti diplomatici sia con la Cina che con l’isola di Taiwan.

Le soste negli Stati Uniti della presidente di Taiwan vengono considerate “fermate di transito” e non visite ufficiali, con l’obiettivo di non irritare Pechino. Ciò non è però sufficiente e la Cina si oppone fermamente anche a questo tipo di contatti, soprattutto se giungono in un momento come quello attuale di forte tensione bilaterale tra Washington e Pechino.

Il presidente Trump – che aveva avviato la sua presidenza proprio accettando una telefonata di cortesia da Tsai Ing-wen – nell’ultimo periodo ha imposto pesanti dazi sulle importazioni dalla Cina e portato i due Paesi sull’orlo di una guerra commerciale, inoltre nel mese di marzo ha siglato il Taiwan Travel Act che incoraggia le visite ufficiali di alto livello tra Taipei e Washington.

La fermata a Houston di agosto è stata la prima della presidente di Taiwan dopo la sigla dell’Atto da parte del presidente Trump e per la prima volta la leader taiwanese è stata accompagnata da una delegazione di giornalisti che l’hanno seguita anche durante la visita al consolato di fatto – formalmente ufficio di rappresentanza – a Los Angeles.

La notizia ha irritato la Cina che ha mostrato la sua ferma opposizione a tali fermate di Tsai Ing-wen tramite il portavoce della sua diplomazia, Lu Kang, il quale ha ribadito come Pechino condanni ogni attività separatista intrapresa dalla leadership taiwanese e chieda ai suoi alleati di non sostenerle. “In particolare, chiediamo agli Stati Uniti di non dare alcun supporto alle attività separatiste di Taiwan sullo scenario internazionale e di evitare qualsiasi forma di contatto e scambio che possa aver valenza diplomatica”, ha sottolineato Lu Kang.

La percezione della presidente Tsai Ing-wen – prima donna al governo di Taiwan eletta nel 2016 come rappresentante del Partito Democratico Progressista che è da sempre sostenitore dell’indipendenza dell’isola dalla Cina – a Pechino è talmente negativa da avvicinarsi a quella del Dalai Lama. Si tratta di un odio che è diffuso tra la popolazione, al punto che dopo la visita della Presidente alla filiale di Los Angeles della catena di caffetterie taiwanesi 85C, sul web cinese è iniziata una petizione per il boicottaggio di tutte le centinaia di negozi della catena presenti in Cina. Il management delle caffetterie, dopo un calo significativo in borsa delle azioni aziendali, ha diffuso un comunicato per scusarsi con Pechino e affermare il proprio sostegno alla riunificazione.

Si tratta di un episodio esemplare del tipo di pressione che il governo cinese sta esercitando di frequente per mettere alle strette l’isola: utilizzare il proprio mercato per far sì che le grandi aziende debbano allinearsi con la sua azienda politica, secondo il New York Times. Negli ultimi mesi, la Cina ha chiesto a tutte le compagnie aeree internazionali e a molti hotel di non utilizzare sui loro siti web il termine “Taiwan” come se fosse uno stato, ma di considerarla una regione cinese.

La Cina sta tentando di isolare Taiwan sulla scena internazionale. In tale ottica, ha anche offerto il suo sostegno economico a diversi Paesi che avevano rapporti diplomatici con l’isola in cambio dell’allacciamento delle relazioni con Pechino e del riconoscimento del principio di una Sola Cina. Inoltre, sono sempre di più le esercitazioni militari che l’Armata Popolare di Liberazione, l’esercito cinese, conduce nello Stretto di Taiwan, a voler simboleggiare la possibilità, da parte di Pechino, di riconquistare l’isola con la forza qualora lo ritenga necessario.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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