Trump va all’attacco della Cina

Pubblicato il 20 agosto 2018 alle 6:03 in Cina USA e Canada

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Dopo 18 mesi durante i quali ha considerato la Corea del Nord come la più importante minaccia alla sicurezza nazionale, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha aumentato la sua attenzione verso la Cina, assumendo un approccio più aggressivo che gli esperti considerano un cambiamento rischioso nelle politiche statunitensi.

La retorica di Trump ha cominciato a diventare sempre più pungente dal 2017, quando il leader della Casa Bianca aveva cercato di instaurare un rapporto col il suo “buon amico”, il presidente cinese, Xi Jinping. Durante la seconda settimana di agosto, Trump ha dichiarato di considerare l’esercito cinese come la ragione per creare una nuova “Space Force” al Pentagono. In questo contesto, il 16 agosto il governo statunitense aveva pubblicato il Rapporto Annuale sugli Sviluppi Militari e di Sicurezza riguardanti la Repubblica Popolare Cinese, una relazione richiesta dal Congresso che illustra gli ultimi sviluppi militari della Cina nel 2017. Da parte sua, la Cina si è detta irritata dalla pubblicazione del Rapporto, poiché ritiene che una cosa sia un’analisi strategica delle forze armate di un altro Paese da parte del Pentagono, e ben altra cosa sia pubblicare tali informazioni e creare un clima di “minaccia cinese”. Il Rapporto rappresenta una prova dell’atteggiamento da Guerra Fredda che gli Stati Uniti stanno intraprendendo nei confronti della Cina e che il portavoce della diplomazia di Pechino, Lu Kang, ha chiesto a Washington di abbandonare per il bene delle relazioni bilaterali.

Inoltre, in un post rilasciato su Twitter sabato 18 agosto, il leader della Casa Bianca ha gettato un’ombra sulla Cina e sul presunto coinvolgimento estero nelle elezioni presidenziali statunitensi del 2016. “Tutti gli sciocchi che sono così concentrati a osservare la Russia, dovrebbero cominciare anche a guardare in un’altra direzione, verso la Cina. Ma alla fine, se saremo intelligenti, forti e ben preparati, andremo d’accordo con tutti!” ha scritto Trump, senza tuttavia fornire prove di una cospirazione cinese.

Secondo gli analisti, l’aumento dell’ostilità suggerisce che Trump e i suoi consiglieri sono giunti a considerare la Cina come una potenza maligna e diretta rivale, la quale influenza in espansione deve essere mitigata attraverso contromisure più estreme. Secondo il Washington Post, questa visione è condivisa soprattutto tra gli analisti di politica estera statunitensi. Tuttavia, gli stessi esperti hanno dichiarato che l’amministrazione Trump deve ancora delineare una strategia chiara per gestire i rapporti con la Cina, sottolineando che tali piani potrebbero essere completamente diversi dagli approcci delle amministrazioni precedenti. L’ex presidente Barack Obama, ad esempio, aveva cercato di cooperare con Pechino riguardo alcune iniziative globali principali, quali ad esempio l’accordo sul clima di Parigi e il patto nucleare con l’Iran del 2015, in modo da gestire la crescita cinese e incoraggiare il Paese asiatico ad agire più responsabilmente nel sistema internazionale. Tuttavia, Trump si è tirato fuori da entrambi i progetti, rispettivamente nel 2017 e nel 2018.

Bonnie Glaser, l’analista per la Cina del Centro per gli Studi Internazionali e Strategici di Washington, ha spiegato che, dal suo punto di vista, l’amministrazione Trump non sta cercando nuovi punti di contatto con Pechino per lavorare insieme. “L’attuale governo statunitense considera la Cina una rivale e si sta concentrando su come fare per avere una strategia competitiva più efficace con il Paese asiatico” ha aggiunto l’esperta.

La preoccupazione del presidente degli Stati Uniti nei confronti della Cina è stata evidente all’incontro di gabinetto tenutosi alla Casa Bianca giovedì 16 agosto. Durante la discussione, Trump ha accusato Pechino di aver attenuato la pressione economica sulla Corea del Nord e di aver lasciato che negli Stati Uniti entrassero oppiacei. Inoltre, secondo il Washington Post, il presidente è apparso fortemente desideroso di dimostrare che l’imposizione di dazi su Pechino è stata una mossa giusta e chiedendo al suo consigliere economico, Larry Kudlow, di aggiornarlo sulla crescita economica cinese. L’uomo ha confermato che, al momento, l’economia della Cina “è terribile”.

Tuttavia, ci sono alcuni dubbi in merito al successo della strategia di imposizione dei dazi, criticata dagli analisti economici poiché ha dato il via a una guerra commerciale. Dalla primavera del 2018, le economie dei 2 Paesi hanno imposto ognuna dazi per un totale di 34 miliardi di dollari di beni, senza considerare i 16 miliardi di dollari di tariffe in più che entreranno in vigore durante la terza settimana di agosto. La guerra commerciale ha aumentato la preoccupazione di numerose industrie statunitensi e, a giugno, l’amministrazione Trump si era vista costretta ad annunciare piani da circa 12 milioni dollari per salvare gli agricoltori colpiti dai dazi che la Cina aveva imposto in segno di rappresaglia su soia, mais, grano e altri prodotti del genere.

Per contrastare ulteriormente Pechino a livello economico, alla fine di luglio il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, aveva annunciato un iniziale investimento di 113 milioni di dollari per l’energia, le infrastrutture e il commercio digitale, come prima pietra della strategia “indo-pacifica”, che è stata interpretata dalla comunità delle politiche estere di Washington come un blando tentativo, da parte del team di Trump, di offrire una visione alternativa agli investimenti cinesi relativi al progetto “Belt and Road”, noto in italiano con il nome di “Nuova Via della Seta”. Il programma economico relativo all’iniziativa cinese prevede la distribuzione di decine di miliardi di dollari in infrastrutture governative in tutte le aree interessate. Per placare le preoccupazioni dei leader d’affari statunitensi, Matt Pottinger, il direttore senior per l’Asia presso il Consiglio di Sicurezza Nazionale, ha enfatizzato, in un incontro alla Camera di Commercio, che la somma iniziale per il progetto degli Stati Uniti è un punto di partenza per dare lo slancio agli investimenti del settore privato, che la Cina non può eguagliare.

Durante tutta la sua campagna elettorale, Trump aveva parlato duramente della Cina, ma aveva ritirato tutto dopo la sua elezione e dopo aver invitato Xi Jinping nella sua residenza di Mar-a-Lago, in Florida, nel 2017. In seguito, il leader statunitense aveva abbandonato le minacce di considerare la Cina “una manipolatrice di valuta”, cercando invece di coinvolgere Pechino nella sua campagna internazionale per aumentare la pressione sulla Corea del Nord. Negli ultimi tempi, invece, dalla crescente guerra commerciale al nuovo budget per la difesa, che contrasterà l’espansione marittima cinese, l’amministrazione Trump sta tenendo sotto tiro la potenza asiatica, in un contesto che ha portato alla nascita, sul territorio cinese, dell’idea che gli Stati Uniti stiano cercando di contenere la crescita della Cina.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione di Chiara Romano

di Redazione

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