Chi sta con la Turchia? Erdogan in cerca di alleati

Pubblicato il 20 agosto 2018 alle 12:27 in Medio Oriente Turchia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

In una lettera inviata al New York Times, il 10 agosto, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, aveva sfidato Washington e gli altri membri della NATO, mettendoli in guardia sul fatto che, se fosse stato necessario, la Turchia sarebbe stata pronta a cambiare amici e alleati. Dieci giorni dopo, in seguito alla crisi della lira e all’escalation dei rapporti con gli Stati Uniti, quella minaccia è divenuta realtà. Le gravi condizioni economiche e i complicati rapporti politici hanno fatto emergere alcune amicizie di Ankara, dalla Russia al Qatar, passando per l’Iran, la Cina e alcuni Paesi europei che hanno espresso il loro supporto al Paese mediorientale.

Sostegno alla Turchia e al suo leader è arrivato, innanzitutto, dalla Russia. Sebbene, il 10 agosto, Ankara abbia sottolineato di non aver chiesto aiuto a Mosca che, da parte sua, si è attenuta a questa linea, in quella stessa giornata, il leader del Cremlino, Valdimir Putin, ha telefonato ad Erdogan, assicurandogli il sostegno della Russia. Secondo quanto riferito dal Cremlino in un comunicato e riportato dal quotidiano turco, Hurriyet Daily News, nel corso della telefonata, i due leader hanno scambiato opinioni su questioni bilaterali e regionali, esprimendo in particolare soddisfazione per le relazioni economiche e commerciali tra i due Paesi e auspicando il proseguimento della cooperazione in materia di difesa e di energia. Il 13 e il 14 agosto, il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, si è recato in visita ad Ankara, per un colloquio con il suo omologo turco, Mevlut Cavusoglu. In seguito all’incontro, i due ministri hanno tenuto una conferenza stampa congiunta, nel corso della quale Lavrov si è espresso sulle sanzioni americane contro la Turchia, definendole “illegali” e contrarie a “tutti i principi del commercio globale” e a quelli “approvati dalle decisioni delle Nazioni Unite, in base alle quali le misure unilaterali di coercizione economica sono illegali”. Secondo il ministro russo, tale atteggiamento americano rischia di minare, nel lungo periodo, il ruolo di valuta di riserva del dollaro.

Secondo Al Jazeera English, la visita di Lavrov in Turchia e il riavvicinamento dei due Paesi non è sorprendente alla luce delle difficoltà analoghe che Mosca e Ankara hanno fronteggiato e fronteggiano in politica estera e in economia. La Russia, dopo l’annessione della Crimea, ha visto deteriorarsi i suoi rapporti con l’Unione Europea e, nel dicembre 2014, ha visto la sua valuta perdere quasi la metà del suo valore a causa, tra le altre cose, delle sanzioni in vigore da quell’anno. La Turchia, da parte sua, è a ferri corti con gli Stati Uniti e ha visto la lira toccare il suo minimo storico di 7.24 rispetto al dollaro americano nella notte tra il 12 e il 13 agosto.

Putin, peraltro, guarda con interesse alla Turchia già da tempo. Fino al 2016, i rapporti tra i due Paesi erano delicati. Emblematico l’episodio del 24 novembre 2015, quando un F-16 dell’aviazione militare turca ha abbattuto un Su-24 russo operante in Siria, causando la rottura dei rapporti tra Ankara e Mosca. Tuttavia, nel corso del tentativo di colpo di Stato del 15 luglio 2016, il leader del Cremlino è stato il primo capo di Stato a chiamare Erdogan e fornirgli il suo sostegno. Mosca si è in seguito mostrata particolarmente disponibile nei confronti di Ankara nell’ambito del conflitto siriano. L’atteggiamento russo si spiega alla luce dell’interesse di Mosca per il Paese mediorientale: il Cremlino vede nella Turchia uno dei mezzi migliori per spezzare il fronte NATO. Ankara, da parte sua, si è rivolta alla Russia per l’acquisto di armi, mostrandosi interessata, in particolare, agli S-400, i sistemi di difesa missilistica che Washington considera incompatibili con quelli della NATO. Peraltro, quando il Congresso americano ha bloccato la vendita degli F-35 alla Turchia, quest’ultima ha preso in considerazione l’acquisto dei Su-35 russi.

Dal Golfo Persico, sostegno ad Ankara è arrivato anche dal Qatar. Il 15 agosto, il Qatar ha offerto alla Turchia 15 miliardi di dollari. Tale somma, sottolinea il New York Times, rappresenta solo “una piccola parte di ciò di cui la Turchia avrebbe bisogno per sostenere la sua economia vacillante o pagare i suoi debiti in dollari, sempre più insostenibili dopo il forte calo della lira turca”. Il sostegno tuttavia è simbolicamente importante in quanto segno emblematico dell’alleanza tra i due Paesi “tra le mutevoli linee di faglia geopolitica nella regione, in cui spesso si sono schierati in opposizione ai leader dell’Arabia Saudita e degli Emirati Arabi Uniti alleati di Trump”. Secondo il New York Times, l’offerta qatarina è perfino più rilevante di quella russa. Mentre Mosca ha fornito ad Ankara un sostegno meramente “retorico”, il Paese mediorientale è il primo a “impegnare denaro” concretamente. Un portavoce del governo del Qatar ha twittato che l’offerta “conferma che il Qatar continua a promuovere la cooperazione economica tra i due Paesi e che ha piena fiducia nella forza dell’economia turca”. Il Paese mediorientale, peraltro, è in debito con la Turchia. Quando, il 5 giugno 2017, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein ed Egitto hanno imposto un embargo contro il Qatar, accusandolo di finanziare organizzazioni terroristiche e di sostenere l’Iran, la Turchia è stata tra i primi Paesi a schierarsi al fianco del Paese punito, impegnandosi a inviare truppe in Qatar che, all’epoca, temeva che l’intervento militare saudita fosse imminente. Il 19 agosto, la Banca Centrale quatarina ha annunciato di aver firmato, il 17 agosto, un accordo di swap sulle valute con la Banca Centrale turca per fornire liquidità e sostegno alla stabilità finanziaria. Questo mese, inoltre, l’emiro del Qatar ha approvato un pacchetto di progetti economici, investimenti e depositi per la Turchia per sostenere la lira turca.

Secondo Business Insider, peraltro, in tale scenario, neppure un’amicizia tra Ankara e Teheran è improbabile. I due Paesi condividono il fatto di essere oggetto di sanzioni americane e, con riferimento a quelle imposte da Washington contro l’Iran, la Turchia ha ribadito più volte che Ankara non implementerà le misure punitive unilaterali degli Stati Uniti. Dalla Cina, invece, il 18 agosto, il ministero degli Esteri ha informato che il Consigliere di Stato, Wang Yi, ha avuto una conversazione telefonica con Cavusoglu nella quale ha affermato che Pechino appoggia gli sforzi del governo turco per salvaguardare la sicurezza e la stabilità economica e che crede che la Turchia supererà le sue “difficoltà temporanee”. Secondo quanto riportato dal New York Times, Cavusoglu, da parte sua, avrebbe dichiarato che il suo governo è disposto a rafforzare le comunicazioni strategiche con la Cina.

La Turchia, infine, rappresenta un partner strategico anche per l’Europa e l’Italia. Emblematico, al riguardo, è l’accordo sull’immigrazione tra Turchia ed Europa, in base al quale la prima si è impegnata a bloccare i flussi migratori verso la Grecia, in cambio del sostegno economico della seconda. L’Italia, da parte sua, guarda con interesse agli sviluppi nel Paese mediorientale, con riferimento alla Libia, dal momento che Ankara ha garantito il suo sostegno all’Italia nell’appoggio al governo di Tripoli. Un portavoce del governo tedesco ha affermato che la Germania ha un interesse per un’economia turca stabile. Da Berlino, tuttavia, un altro portavoce ha informato, il 20 agosto, che la Germania non sta considerando un sostegno finanziario a vantaggio di Ankara. Dall’Italia, invece, il ministro degli Esteri, Enzo Moavero, ha dichiarato che la Turchia riveste un ruolo fondamentale negli equilibri del Mediterraneo. “Il mio primo pensiero è fornirle supporto”, ha affermato il ministro italiano, che ha concluso che la situazione di crisi che investe il Paese mediorientale “è una cattiva notizia per tutti”.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Roberta Costanzo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.