La strategia americana per soggiogare il Medio Oriente

Pubblicato il 20 agosto 2018 alle 2:44 in Il commento

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Alessandro Orsini. Fonte: LUISS.

Trump ha annunciato di voler introdurre nuove sanzioni contro la Turchia. Occorre capire le ragioni profonde di questo accanimento. La spiegazione più diffusa pone l’accento sulle elezioni imminenti per il rinnovo del Congresso. Secondo questa interpretazione, Trump avrebbe creato le condizioni per una prova di forza con Erdogan al fine di galvanizzare una parte del proprio elettorato: i gruppi evangelici. Trump è stato eletto alla Casa Bianca anche grazie al loro sostegno e questo spiegherebbe la determinazione con cui chiede la liberazione del pastore evangelico Andrew Brunson. Per quanto questa spiegazione abbia un fondamento, occorre andare più in profondità. La ragione profonda dello scontro è nel fatto che Erdogan sta diventando il leader più importante del Medio Oriente e questo crea preoccupazione alla Casa Bianca, che opera per frenare la sua ascesa. Gli Stati Uniti hanno una strategia di lungo periodo che consiste nell’impedire che un Paese del Medio Oriente avanzi troppo rispetto agli altri. Il Medio Oriente ideale, dal punto di vista americano, è diviso e litigioso, in modo che possa essere dominato più facilmente. Agli interessi americani va bene l’instabilità in Medio Oriente, purché non produca un tipo di terrorismo capace di colpire il territorio americano. Tutte le volte che uno Stato mediorientale avanza troppo a spese degli altri, deve essere risospinto.

Chiarita la strategia di fondo, cerchiamo di ricostruire le cause dell’ascesa della Turchia, che turba Trump. Il modo migliore di procedere consiste nel distinguere le circostanze fortunate dai meriti individuali di Erdogan. Quanto alle circostanze fortunate, i tre Paesi che confinano con la Turchia in Medio Oriente sono devastati, disgregati o in crisi e questo accresce il potere relativo della Turchia. La Siria è devastata; l’Iraq è disgregato e l’Iran è afflitto da una serie di rivolte interne dovute, in larga parte, alle sanzioni da cui è stato impoverito. La Turchia è venuta a trovarsi in una condizione di superiorità rispetto ai suoi vicini. In questo caso, l’estensione della Turchia è una conseguenza diretta della contrazione dei suoi vicini. Quanto ai meriti individuali, Erdogan ha saputo approfittare di tutte le circostanze favorevoli. Quando l’Arabia Saudita ha rotto le relazioni con il Qatar, Erdogan si è incuneato nella crisi con sorprendente rapidità e ha stabilito una base militare in Qatar su richiesta del suo emiro. Il Qatar ha infatti paura di essere invaso dai sauditi e ha bisogno di un protettore. La Turchia, che ha il secondo esercito più grande della Nato, ha assunto tale ruolo. Erdogan ha incassato un altro grande successo con il crollo dello Stato Islamico, contro cui l’esercito turco si è scagliato con grande impeto, riportando soltanto vittorie. La voce più vigorosa contro il trasferimento dell’ambasciata americana a Gerusalemme è stata quella di Erdogan, sempre più percepito come il grande difensore del popolo palestinese. Poi Trump ha cercato di costruire uno Stato curdo nel nord della Siria per estendere l’influenza americana in quell’area, ma Erdogan ha mobilitato l’esercito per scacciare le milizie curde e adesso rifiuta di applicare nuove sanzioni contro l’Iran, che sta rispettando tutti gli accordi per limitare il suo programma nucleare. In tutte queste circostanze, Trump ha sempre perso. Infine, Erdogan ha deciso di acquistare un potente sistema missilistico da Putin, accrescendo l’ira di Trump. Anche nelle dispute con l’Europa, Erdogan è risultato il vincitore. Nella gestione della crisi migratoria, ha ottenuto molti soldi, che rappresentano il riconoscimento di fatto di essere indispensabile alla sicurezza e al funzionamento dell’Europa. Alle imprese internazionali, si sono aggiunte quelle sul piano interno. Erdogan ha sconfitto un colpo di Stato: il successo più grande di tutti, dato che la posta in gioco era la sua vita. Anziché cadere, ha indetto un referendum con cui ha modificato la Costituzione per accrescere i poteri presidenziali, e ha vinto le elezioni. A tutto questo occorre aggiungere i successi dell’economia turca. Nonostante le criticità, la Turchia ha avuto una crescita cumulativa del Pil del 30% negli ultimi cinque anni, confermando di essere una delle economie emergenti di maggior successo nel mondo. Queste sono le cause profonde dell’avversione di Trump, il quale cerca di colpire l’economia della Turchia per frenare la sua ascesa nell’arena internazionale.

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Articolo apparso sul Messaggero. Riprodotto per gentile concessione.

di Alessandro Orsini

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