Perché l’esercito cinese fa paura agli Usa

Pubblicato il 19 agosto 2018 alle 14:05 in Approfondimenti Cina

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I progressi dell’esercito della Cina – l’Armata Popolare di Liberazione (APL) – destano la preoccupazione del governo degli Stati Uniti.

Nell’ultimo Rapporto Annuale sugli Sviluppi Militari e di Sicurezza riguardanti la Repubblica Popolare Cinesela relazione del governo americano richiesta dal Congresso, che illustra gli sviluppi militari della Cina nell’anno precedente pubblicato il 16 agosto – si legge che Pechino sta sviluppando la sua flotta aerea dotandola di bombardieri a lungo raggio dotati di armi nucleari in grado di colpire obiettivi Usa nel Pacifico e che l’aeronautica cinese si starebbe addestrando proprio a tale scopo e al fine di riunificare l’isola di Taiwan al continente con un intervento lampo.

È davvero questa la situazione? Gli Usa e i loro alleati nel Pacifico devono davvero preoccuparsi della crescita dell’esercito della Cina?

Secondo Pechino, no. Le forze armate rappresentano l’ultima opzione per un Paese in difficoltà e non è possibile gestire le relazioni internazionali basandole sulle misure estreme che ogni Nazione prepara per i momenti difficili, altrimenti vivremmo tutti in un costante stato di allarme e sull’orlo del conflitto, afferma Huanqiu, tabloid di politica estera in lingua cinese del Quotidiano del Popolo, il giornale ufficiale del Partito Comunista Cinese, in un editoriale di risposta al Rapporto sulla Cina del Pentagono.

“Se Pechino redigesse un Rapporto analogo a quello Usa sull’esercito statunitense e sulle sue attività nel Pacifico, in particolare su quelle con la Cina come obiettivo, si rimarrebbe a bocca aperta”, scrive l’editorialista di Huanqiu.

La Cina è irritata dalla pubblicazione del Rapporto, poiché ritiene che una cosa sia un’analisi strategica delle forze armate di un altro Paese da parte del Pentagono e ben altra cosa sia pubblicare tali informazioni e creare un clima di “minaccia cinese”. Il Rapporto rappresenta una prova dell’atteggiamento da Guerra Fredda che gli Stati Uniti stanno intraprendendo nei confronti della Cina e che il portavoce della diplomazia di Pechino, Lu Kang, ha chiesto a Washington di abbandonare per il bene delle relazioni bilaterali.

La capacità di deterrenza nucleare cinese è fondamentale per la sicurezza nazionale della Cina e svolge una funzione di equilibratore a livello mondiale, in quanto Pechino come seconda economia del mondo deve essere in grado di far fronte a molti rischi strategici. La forza nucleare di una Potenza corrisponde alla sua forza militare, nonché a quella politica, secondo il tabloid cinese.

Perché la Cina ha bisogno di armi nucleari? Non per attaccare o per essere impiegate in guerra, spiega Pechino, ma per scongiurare la possibilità che scoppi un conflitto armato.

L’ipotesi che la Cina stia addestrando i suoi bombardieri a lungo raggio per colpire obiettivi Usa nel Pacifico, secondo Huanqiu, rivela come l’esercito degli Stati Uniti sia attivo nella regione e il giornale cinese si chiede come mai – dato che sono molti i Paesi che rientrerebbero nel raggio delle presunte esercitazioni dei bombardieri – solo Washington abbia sollevato questa preoccupazione.

La Cina ha vissuto una fase di profondo rinnovamento e sviluppo economico negli ultimi 30 anni, senza partecipare ad alcun conflitto armato e spera di poter continuare sulla strada dello “sviluppo pacifico” e del “rinvigorimento del popolo cinese” per i prossimi 60 anni, spiega l’editoriale. Lo sviluppo dell’Armata Popolare di Liberazione ha come fine la deterrenza e l’evitare i conflitti.

Pechino, ribadisce l’editoriale, ha promesso formalmente di evitare di ricorrere “alle armi nucleari come prima scelta” in caso di guerra e intende mantenere questo impegno, auspicando che anche gli altri Paesi dotati di armi nucleari possano fare apertamente una promessa simile.

Perché l’esercito cinese fa paura agli Stati Uniti?

Il presidente della Cina, Xi Jinping, reputa particolarmente importante lo sviluppo delle forze armate del Paese e ha avviato  una serie di riforme militari sostanziali – a partire dalla fine del 2015 – per soddisfare gli obiettivi prefissati dal 18esimo Congresso del Partito Comunista Cinese e ribaditi dal 19esimo Congresso dell’ottobre 2017.

La riforma della difesa nazionale e dell’esercito avviata dall’attuale presidente cinese è la più significativa dal 1955 e mira ad aggiornare e adeguare la forza militare del Paese alla sua attuale importanza economica a livello mondiale.

In quest’ottica, la Cina ha aumentato dell’8,1% il suo budget per la difesa per l’anno 2018 che sarà pari a 175 miliardi di dollari, mentre la spesa per le forze armate era ammontata a 151 miliardi di dollari nel 2017. Una cifra che sembra importante ed è al secondo posto a livello mondiale, ma è comunque di 4 volte inferiore rispetto ai 603 miliardi di dollari che investono gli Stati Uniti.

Il budget di spesa per gli armamenti di Pechino è già il secondo nel mondo e si prevede che nel 2020 raggiungerà quota 233 miliardi di dollari, quasi raddoppiando i 123 miliardi stanziati nel 2010.

L’obiettivo del presidente Xi Jinping è chiaro: un esercito che sia allineato ai migliori nel mondo entro il 2050. Questa è una delle ragioni che spaventa gli Stati Uniti, unita alle misure concrete che il governo di Pechino sta intraprendendo in questo senso.

Per comprendere la situazione è necessario analizzare i progressi fatti dai diversi compartimenti dell’esercito cinese.

Aviazione

L’Aviazione della Armata Popolare di Liberazione (PLAAF) e la Marina dell’Armata Popolare di Liberazione (PLANAF) hanno visto un grande balzo in avanti rispetto alla fine degli anni ’90.

Negli anni ’90, gli aerei da combattimento cinesi erano limitati agli arei da attacco Q-5 leggeri e a corto raggio e ai bombardieri H-6K, con una precisione di tiro limitata. Oggi, la flotta consiste in un numero maggiore di nuovi H-6k armati con missili da crociera e centinaia di bombardieri autoprodotti Xian JH-7/A – operativi dal 2004 e versione rinnovata dei precedenti JH-7, con la capacità di trasportare un carico massimo di 9 000 kg di bombe e missili – e da Flankers multiruolo. Si tratta di un nuovo assetto che permette una maggiore capacità di carico, aumentata velocità e raggio alle azioni militari cinese, nonché maggiore capacità di ricorrere ad armi guidate e utilizzabili a distanza (SOW) e le DAM, munizionamento d’attacco diretto (DAM) guidato di precisione. La flotta d’attacco dell’Aviazione e della Marina cinese si può suddividere in due parti principali: la categoria dei bombardieri strategici e quella dei fighter in grado di colpire.

Un bombardiere strategico è un velivolo pesante progettato per trasportare grandi quantitativi di carichi bellici fino ad un obiettivo distante, con lo scopo di diminuire la capacità di un nemico di sostenere lo sforzo bellico.

A differenza dei bombardieri tattici, utilizzati per attaccare truppe ed equipaggiamenti in prossimità del fronte del campo di battaglia, i bombardieri strategici sono pensati per inoltrarsi nel territorio nemico e distruggere obiettivi strategici come città, fabbriche e installazioni militari principali. Soltanto 4 Paesi al mondo hanno in dotazione bombardieri strategici nucleari: gli Usa, la Cina, l’India e la Russia.

In questa prima categoria rientrano cacciabombardieri H-6 per un totale di circa 200 unità totali tra Aviazione e Marina, di cui circa 90 sono i nuovi modelli H-6K in dotazione all’Aviazione. Gli H-6K sono bombardieri di teatro subsonici con un raggio di combattimento stimato superiore ai 3 mila chilometri, in grado di caricare ciascuno sei missili da crociera a lungo raggio per lancio aereo KD-20. I più vecchi H-6 sono stati aggiornati e sono in grado di trasportare un numero inferiore di armi armi guidate e utilizzabili a distanza.

Inoltre, l’APL ha commissionato una nuova brigata di Dong Feng 26 (DF-26), missili balistici a raggio intermedio nel mese di aprile. Si tratta di una brigata composta da almeno 22 lanciatori – sollevatori – trasportatori integrati con sei DF-26 ciascuno. I DF-26 hanno un raggio di circa 4 mila chilometri e possono condurre attacchi convenzionali e nucleari.

Attualmente la Cina dispone di 3035 aerei – che comprendono 1125 fighter e 1527 aerei da attacco – e di 985 elicotteri.

Marina

La Marina cinese ha presentato due destroyer con missili-guidati di Tipo 055 nel giugno scorso, che seguono gli altri due già lanciati rispettivamente nel maggio 2018 e nel giugno 2017. Inoltre, nel mese di marzo 2018 è stato annunciato l’inizio della costruzione del sesto vascello della stessa categoria. Il progetto della APL prevede, entro i prossimi anni, di avere operative almeno 8 navi destroyer 055.

Per quanto riguarda le portaerei, la seconda portaerei della Marina cinese e la prima progettata e costruita all’interno dei confini nazionali cinesi ha iniziato il suo viaggio inaugurale il 13 maggio scorso ed è conosciuta come la 001A Shandong (Cv-17), con un peso di 65 mila tonnellate.

La prima portaerei cinese, chiamata Liaoning, è un vascello risalente all’era sovietica comprato dall’Ucraina e riammodernato; quando fu dichiarata pronta per essere operativa, nella cerimonia di inaugurazione del 2012, venne propagandata dal governo come la realizzazione di un sogno durato 70 anni. Tuttavia, secondo gli esperti, se da una parte la nuova portaerei darà un grande rilancio alla potenza militare del Paese nella regione asiatica, dall’altra essa è dotata di una tecnologia ormai obsoleta, e non può competere con le imbarcazioni messe a punto dagli Stati Uniti, i quali rappresentano oggi la superpotenza mondiale in campo navale.  Rispetto a questo primo modello, la seconda portaerei cinese, secondo quanto hanno annunciato gli esperti, verrà ammodernata tramite un design più grande e pesante, che le consentirà di trasportare aerei di peso maggiore. Messe a confronto, la Shandong 001A sarà in grado di trasportare fino a 8 aerei da guerra aggiuntivi rispetto al modello precedente, che ne può ospitare sulla sua superficie circa 30.

Sembra, inoltre, che una terza portaerei sia in fase di progettazione e che dovrebbe essere pronta entro il 2025 ed essere a propulsione nucleare, secondo la  China Shipbuilding Industry.

Secondo il parere degli esperti militari, la Cina ha bisogno di costruire almeno 6 portaerei, nell’arco dei prossimi decenni, per potersi confrontare su un piano di quasi parità con gli Stati Uniti. Questi posseggono già 10 portaerei attive e sono in procinto di fabbricarne altre due.

Inoltre, l’Armata Popolare di Liberazione sta lavorando alla costruzione di un nuovo tipo di fregate che si aggiungeranno alle attuali 30 fregate 054A lanciate nel 2006. Le nuove fregate – che si chiameranno 054B – saranno più grandi delle precedenti e sfioreranno le 5 mila tonnellate, pur rimanendo nella classe delle fregate di peso medio. Sembra inoltre che disporranno di una capacità bellica anti-sottomarino (ASW) molto migliorata rispetto alle precedenti 054° e con a disposizione nuovi sensori subacquei.

Attualmente, la Marina cinese dispone di 714 navi di cui 50 fregate e 25 destroyer e 73 sottomarini.

Esercito

L’esercito cinese attualmente dispone della forza di carri armati da battaglia principale (Main Battle Tank, MBT) attivi più numerosa del mondo, secondo l’analisi dello International Institute of Strategic Studies del 2018.

Nel 2017, l’Armata Popolare di Liberazione dispone di una flotta di carri armati MBT composta da: 3390 tank di terza generazione, 400 di seconda e 2850 di prima. Nel 1997, l’esercito cinese contava 6200 MBT di prima generazione e 1600 di seconda.

Inoltre, la Cina ha operativi 2850 ZTZ-59, ZTZ-59-Ii e ZTZ-59D carri armati costruiti su licenza che rappresentano delle varianti del modello sovietico obsoleto T-54. In totale, i carri armati cinesi sono 7716.

Attualmente, le forze di terra costituiscono la parte più importante e più numerosa dell’Armata Popolare di Liberazione che conta in totale 2,1 milioni di soldati ed è la forza armata più numerosa del mondo. La volontà del governo cinese è di riequilibrare la distribuzione dei soldati nei diversi comparti dell’esercito, per questo ha stabilito tre nuove priorità nel reclutamento dei volontari che si arruolano, lo scorso 27 giugno. La prima priorità è quella di aumentare il numero delle reclute per l’aviazione e la marina. La seconda è il reclutamento di personale con un grado di istruzione elevato con almeno il completamento delle scuole superiori o titolo universitari e ridurre il numero di reclute liceali. La terza priorità è di creare delle basi specializzate per il reclutamento in una serie di province selezionate dal quartier generale della Difesa.

Perché la Cina ha bisogno di reclute con un buon livello di istruzione?

Secondo gli analisti la risposta è semplice: perché i soldati cinesi dovranno essere in grado di utilizzare al meglio le innovazioni tecnologiche che Pechino intende inserire nell’Armata Popolare di Liberazione nei prossimi anni. Potrebbe trattarsi di veicoli ipersonici che potrebbero rendere i missili cinesi velocissimi, oppure di nuove tecnologie quantistiche e subatomiche da usare per creare reti di comunicazione impenetrabili.

Nel settore missilistico, l’Armata Popolare di Liberazione dispone di un dipartimento apposito per le operazioni missilistiche a medio, breve e lungo raggio che gestisce anche i missili che possono essere armati con testate nucleari. Secondo i dati diffusi dal governo cinese, il paese dispone di 260 testate nucleari, paragonate alle 1740 degli Stati Uniti.

Un esercito non ancora del tutto modernizzato, sostenuto da un governo che è pronto ad aumentare gli investimenti per migliorarlo. Reclute con un livello di istruzione sempre più alto in grado di gestire nuove tecnologie di avanguardia. Una politica estera di forte apertura e una sempre maggiore proiezione dell’influenza della Cina sullo scenario internazionale. Una forza nucleare in grado di fare da deterrente alle armi nucleari degli Stati Uniti e un governo che promette di non farvi ricorso come prima opzione. Questi sono i principali fattori che generano la preoccupazione del Pentagono quando guarda agli sviluppi dell’Armata Popolare di Liberazione e alle mosse strategiche del governo cinese in ambito di difesa nazionale.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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