Myanmar: sanzioni USA per pulizia etnica dei Rohingya

Pubblicato il 19 agosto 2018 alle 9:09 in Myanmar USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni su 4 comandanti delle forze di polizia e dell’esercito del Myanmar e su 2 unità militari, accusandoli di pulizia etnica a danno dei Rohingya e numerose violazioni dei diritti umani.

Nella giornata di venerdì 17 agosto, la Sottosegretaria per il Terrorismo e l’Intelligence Finanziaria del dipartimento del Tesoro statunitense, Sigal Mandelker, ha mosso una dura critica contro le forze armate del Myanmar, affermando: “Le forze di sicurezza burmesi hanno compiuto violente campagne contro le comunità appartenenti a minoranze etniche nel Paese, tra cui pulizia etnica, massacri, molestie sessuali, esecuzioni extragiudiziali, e altre gravi violazioni dei diritti umani”. Mandelker ha altresì argomentato che il Tesoro sta sanzionando le unità e i leader che hanno amministrato e diretto questo “orribile comportamento” nel quadro di una più ampia strategia del governo americano, che mira ad attribuire le responsabilità, su larga scala, ai colpevoli di simili “sofferenze umane”.

Le sanzioni in questione sono dirette contro i comandanti militari Aung Kyaw Zaw, Khin Maung Soe e Khin Hlaing, e contro il comandante di polizia di frontiera Thura San Lwin; oltre ai quattro individui, esse gravano anche sulla 33ima e 99ma divisione di Fanteria Leggera. Suddette misure congelano ogni risorsa americana in possesso dei quattro comandanti e vieta loro di fare affari con enti e soggetti statunitensi, come anche di entrare negli USA. Le sanzioni imposte dal Dipartimento del Tesoro rappresentano la più severa misura intrapresa, fino a questo momento, dall’amministrazione americana in risposta alle violenze perpetrate dalle autorità militari burmesi contro la minoranza etnica dei Rohingya, azioni che hanno causato la morte di migliaia di persone e l’esodo di oltre 700mila membri della comunità nel vicino Bangladesh.

Tuttavia, le sanzioni non hanno intaccato i vertici massimi dell’esercito burmese, e non sono state accompagnate da un riconoscimento ufficiale della campagna contro i Rohingya come veri e propri crimini contro l’umanità o genocidio, non entrando dunque nel merito di una questione che è stata a lungo il nocciolo di un dibattito all’interno del governo americano. Inoltre, i più critici hanno accusato il presidente Donald Trump di agire con troppa lentezza nelle misure punitive contro le violazioni dei diritti umani portate avanti dal governo del Myanmar. A questo proposito, anche l’organizzazione Human Rights Watch ha definito le sanzioni americane come “un importante ma assai tardivo passo”. Un ricercatore del Myanmar, Rich Weir, ha commentato che l’aver evitato di sanzionare i leader al vertice delle forze armate è qualcosa che lo ha enormemente colpito in negativo, e ha aggiunto che la probabilità che i sommi capi dell’esercito non sapessero ciò che stava succedendo è pressoché inesistente.

Le sanzioni sono state annunciate in un momento in cui Mike Pompeo, il Segretario di Stato americano, si prepara a sottoporre al governo i risultati di un’approfondita indagine statunitense inerente alle presunte atrocità commesse dalle autorità del Myanmar contro i Rohingya nello Stato Rakhine. La pubblicazione di tale rapporto, supportato da interviste ai membri della comunità fuggiti dal Paese e al momento ospitati nei campi profughi bengalesi, dovrebbe avvenire in data 25 agosto, coincidendo in questo modo con l’anniversario esatto in cui le violenze, nell’estate del 2017, sono iniziate.

Quanto all’esercito burmese, questo ha respinto ogni accusa di pulizia etnica, asserendo che le sue azioni erano volte a sradicare il terrorismo dalla regione.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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