Polonia: posto il veto sulla legge elettorale per il Parlamento Europeo

Pubblicato il 18 agosto 2018 alle 6:02 in Europa Polonia

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Il Presidente della Polonia, Andrzej Duda, ha rifiutato di firmare la legge riguardante le elezioni del Parlamento Europeo, giovedì 16 agosto, rimandandola all’assemblea legislativa per ulteriori modifiche. La riforma a cui è stato posto il veto avrebbe avvantaggiato i partiti più grandi, rendendo più complicato, per le formazioni minori, il raggiungimento della soglia di sbarramento. Secondo Duda, la legge, che fornisce il meccanismo per la spartizione dei 52 seggi polacchi del Parlamento europeo avrebbe lasciato un gran numero di cittadini senza alcuna rappresentanza all’interno del Parlamento europeo, provocando, di conseguenza, un calo degli interessi e dell’affluenza alle elezioni.

La soglia di sbarramento prevista dalla legge attualmente in vigore è del 5%, mentre, secondo quanto riportato dal New York Times, Duda ha dichiarato che, con la riforma, la percentuale sarebbe diventata del 16,5%, affermando che “questo vorrebbe dire allontanarsi troppo dagli standard della rappresentanza proporzionale”. La nuova soglia di sbarramento, sulla base dei recenti sondaggi di opinione, avrebbe reso possibile l’ottenimento di seggi solo alle due formazioni maggiori, ovvero Piattaforma Civica, il partito pro euro guidato da Donald Tusk, attualmente presidente del Consiglio dell’UE e Legge e Giustizia, di cui Duda era il candidato durante le elezioni presidenziali del 2015 e da cui è uscito il 26 maggio 2015. Quest’ultima è, inoltre, la formazione che ha proposto la riforma, che è stata promulgata dal Parlamento nel mese di luglio, con l’obiettivo di semplificare un sistema di voto complesso e obsoleto.

Il Presidente polacco Duda aveva posto il veto anche su un pacchetto di leggi che avrebbe dato al Governo un maggior controllo sul potere giudiziario, come ricorda Politico, che venne proposto sempre dal partito Legge e Giustizia. Dopo che vennero apportate le modifiche da lui richieste, Duda approvò le riforme. Tra queste, spicca la quella firmata il il 25 luglio, che prevede un cambiamento nelle procedure di nomina dei giudici della Corte Suprema, dando un peso maggiore al Parlamento, in cui il partito nazionalista Diritto e Giustizia ha la maggioranza, e assicurando al governo più controllo sui giudici, come spiega il New York Times. All’indomani della firma, migliaia di cittadini si radunarono in 20 città polacche per manifestare contro la riforma.

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Cristina Lipari

di Redazione

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