Il pellegrinaggio alla Mecca: geopolitica e finanziamenti illeciti

Pubblicato il 18 agosto 2018 alle 14:15 in Arabia Saudita Iran

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Il pellegrinaggio musulmano alla Mecca, l’Hajj, rappresenta il quinto pilastro dell’Islam, una pietra miliare nella vita di un fedele, ma dietro questa istituzione possono nascondersi contese geopolitiche e finanziamenti illeciti a gruppi militari. Un’analisi del contesto intorno all’Hajj del 2018 può offrire un quadro più ampio di alcune delle relazioni tra le potenze del Medio Oriente. 

L’Hajj prevede che ogni musulmano normodotato, che possa permettersi il viaggio, sia obbligato a intraprendere almeno una volta un pellegrinaggio nei luoghi sacri di Mecca e Medina. Nel 2018, l’evento si terrà nel periodo 19-24 agosto e le autorità saudite hanno riferito che si aspettano almeno 2 milioni di pellegrini. Quest’anno, nonostante l’assenza di legami diplomatici tra l’Iran e l’Arabia Saudita, circa 85.000 iraniani si uniranno ai musulmani di tutto il mondo per il tradizionale pellegrinaggio dell’Hajj. “I due Paesi hanno accettato di affrontare la questione del Hajj indipendentemente dalle differenze politiche”, ha riferito Ali Qazi-Askar, rappresentante del leader della rivoluzione islamica per l’Hajj e per il pellegrinaggio. Quasi 85.000 iraniani parteciperanno all’Hajj, a seguito della dichiarazione dei sauditi di rimanere impegnati nell’accordo, inaugurato nel 2017, sul rispetto dell’onore e della dignità dei pellegrini. L’Iran ha programmato di limitare la permanenza dei pellegrini in Arabia Saudita a 28 giorni, ma alcuni potrebbero dover rimanere lì fino a 40 giorni, a causa di alcuni problemi negli aeroporti sauditi. Le problematiche, tuttavia, non sono state specificate. Qazi-Askar ha sottolineato gli sforzi per fornire i migliori servizi ai pellegrini iraniani, sostenendo che l’Iran ha creato un moderno centro di ristorazione nei luoghi sacri della Mecca, in grado di fornire 80.000 pasti ogni giorno.

Nel 2016, oltre 1,8 milioni di pellegrini hanno partecipato all’Hajj, ma nessuno di questi era iraniano, a seguito di una serie di tensioni tra Riad e Teheran per la morte oltre 2.000 fedeli per un crollo avvenuto durante il pellegrinaggio del 2015. L’incidente si è verificato il 2 settembre 2015 ed è risultato estremamente fatale dal fatto che le autorità saudite avevano bloccato una strada a Mina, durante un rituale, causando la collisione di grandi folle di pellegrini in fuga. Questo risultò essere l’incidente più mortale nella storia del pellegrinaggio. Secondo un conteggio della Associated Press, basato sulle dichiarazioni ufficiali dei 36 Paesi delle vittime del disastro, oltre 2.400 pellegrini sono stati uccisi nell’incidente. Tuttavia, l’Arabia Saudita afferma che le vittime ammontano a 770, mentre da parte loro, i funzionari dell’organizzazione per il pellegrinaggio iraniani sostengono che circa 4.700 persone, tra cui oltre 460 pellegrini iraniani, hanno perso la vita. Riad ha interrotto le relazioni diplomatiche con Teheran dopo l’assalto all’ambasciata saudita a Teheran, avvenuta il 3 gennaio 2016, a seguito dell’esecuzione di un importante religioso sciita in Arabia Saudita, l’imam Nimr al Nimr.

A complicare il quadro, la gestione dei visti per il pellegrinaggio potrebbe nascondere un business poco trasparente, a vantaggio di alcuni gruppi armati. Secondo quanto riporta il quotidiano The New Arab, oltre metà dei visti per il pellegrinaggio consegnati dalle autorità saudite ai politici iracheni, a leader religiosi e agli alti ranghi militari sono stati vendute sul mercato nero. Un funzionario della Commissione irachena per l’Hajj e Umrah ha dichiarato, venerdì 17 agosto, che sono stati venduti oltre 1.500 visti complementari. Il funzionario, che ha parlato in condizione di anonimato, ha dichiarato che i visti sono stati venduti per cifre pari a 4.500 dollari ciascuno. Secondo la fonte, le vendite avrebbero finanziato le milizie irachene sostenute dall’Iran, note come Hashed al-Shaabi. “Circa 20 milizie hanno ricevuto un totale di circa 500 visti, che sono stati venduti”, ha dichiarato. “Molti altri funzionari hanno fatto lo stesso”, ha aggiunto. Mohammad al-Mashhadani, membro del Movimento Popolare dell’Iraq, ha affermato che alcune delle milizie sostenute dall’Iran hanno realizzato profitti superiori a 100.000 dollari attraverso la vendita dei visti per l’Hajj. Secondo il rapporto, Riad nel 2018 ha distribuito un numero pari a 3.000 visti ai massimi vertici iracheni. Dove e come siano stati utilizzati i permessi per il pellegrinaggio più sacro all’Islam, non è invece ancora chiaro. 

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Maria Grazia Rutigliano 

 

 

di Redazione

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