Onu condanna Rep. serba di Bosnia ed Erzegovina per genocidio di Srebrenica

Pubblicato il 18 agosto 2018 alle 13:12 in Balcani Europa

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Il presidente uscente dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, Zeid Ra’ad al-Hussein, ha condannato pubblicamente la decisione presa dal parlamento serbo-bosniaco, il quale ha revocato un rapporto del 2004 nel quale riconosceva il genocidio di Srebrenica del 1995, e ha esortato i legislatori a riconsiderare la mossa, che a suo avviso mette in pericolo la riconciliazione etnica del Paese.

Nella giornata di venerdì 17 agosto, la portavoce dell’Alto commissariato dell’Onu per i diritti umani, Ravina Shamdasani, ha diffuso l’avvertimento fatto dall’Alto commissario, secondo il quale la revoca del documento servirà unicamente ad acuire la retorica nazionalistica e separatista in vista delle elezioni generali che si terranno nel prossimo mese di ottobre, e distruggerà qualsivoglia tentativo di lavorare a braccetto verso la riconciliazione dello Stato di Bosnia-Erzegovina. Shamdasani ha altresì reso noto che in seno alle Nazioni Unite si teme che una simile decisione possa acuire le tensioni, le divisioni e la sfiducia che sono già manifeste in Bosnia tra le fila di funzionari pubblici e politici e presso la popolazione, e che pertanto l’Alto commissario, al-Hussein, invita il parlamento regionale serbo-bosniaco a riconsiderare la sua valutazione.

Mercoledì 15 agosto, anche il Dipartimento di Stato americano aveva reso noto che, a suo avviso, si trattava di un “passo nella direzione sbagliata”, volto unicamente a revisionare i fatti noti della guerra, rinnegare il passato, e politicizzare una tragedia.

Nella giornata di martedì 14 agosto, il parlamento regionale della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina ha votato in favore di una revoca al rapporto ufficiale del 2004 sul massacro di Srebrenica, compilato da un precedente governo, che rappresentava il primo riconoscimento da parte dei serbo-bosniaci della portata del genocidio.

Nel massacro, avvenuto nel luglio 1995, circa 8mila musulmani bosniaci furono trucidati nella città di Srebrenica e nei suoi dintorni, nel contesto della guerra in Bosnia ed Erzegovina (1992-1995). La strage fu perpetrata dalle unità dell’esercito della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina, con l’appoggio del gruppo paramilitare degli “Scorpioni”, in una zona all’epoca dichiarata dall’Onu come protetta, la quale si trovava sotto la tutela di un contingente olandese dell’UNPROFOR. È stata la peggiore strage di questo tipo in Europa dalla fine del secondo conflitto mondiale. Il rapporto di Srebrenica, che il leader serbo-bosniaco Milorad Dodik ha chiesto di annullare, contiene i nomi di 7.806 vittime. Dodik è l’attuale presidente della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina, e secondo alcuni analisti la sua strategia mira a mobilitare gli elettori a favore del suo programma nazionalistico in vista delle elezioni del 7 ottobre.

Dodik ha definito il rapporto parziale e falso nonché non rilevante, e ha rifiutato di descrivere le uccisioni di massa da parte delle forze serbo-bosniache come un genocidio, nonostante ciò sia stato stabilito da due sentenze di tribunali internazionali, richiedendo l’istituzione di una commissione internazionale per stilare un nuovo rapporto finale su Srebrenica.

Nonostante la Bosnia-Erzegovina (anche detta Bosnia ed Erzegovina) sia oggi un solo Paese, le tensioni etniche interne sono ancora molto forti. A seguito degli accordi di Dayton, che prendono il nome dal luogo in cui furono stipulati, tra il 1° e il 21 novembre 1995, nella base aerea USAF Wright-Patterson (Ohio, Stati Uniti), si concluse la guerra in Bosnia ed Erzegovina, e si divise la nazione, riunita, in due entità amministrative autonome: la Federazione di Bosnia ed Erzegovina, e la Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina. A queste si aggiunge il Distretto di Brčko, il quale è considerato parte di entrambe le entità.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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