USA: “è in atto un tentativo di rinnegare il genocidio di Srebrenica”

Pubblicato il 17 agosto 2018 alle 6:00 in Balcani USA e Canada

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Il Parlamento della Repubblica Srpska, l’entità federale serba della Bosnia-Erzegovina, ha annullato, durante una sessione speciale di martedì 14 agosto, il rapporto del 2004 sul massacro di Srebrenica, che riportava che le forze dei serbi bosniaci avessero violato i diritti umani uccidendo migliaia di bosgnacchi. Ad aver avviato questa seduta straordinaria e a voler rivedere il contenuto del documento è stato il Presidente della Repubblica Srpska, Milorad Dodik, che durante il suo discorso introduttivo ha fatto una dichiarazione molto forte: “Il crimine di Srebrenica è una tragedia concordata, con l’intenzione di demonizzare i serbi”, come riporta Balkan Insight. Il quotidiano riporta inoltre che Dodik ha affermato che il rapporto contiene “dati falsi” ed è stato redatto sotto la pressione dell’allora Alto Rappresentante della comunità internazionale in Bosnia, Paddy Ashdown.

Tuttavia, l’ex vice presidente della Commissione di Srebrenica, Smail Cekic, cha dichiarato che Ashdown non ha fatto pressione sui membri, ha fornito la sua interpretazione delle ragioni che hanno spinto Dodik a fare una simile scelta, affermando che “è chiaro che la sua politica distruttiva è diretta contro la Bosnia, con l’intenzione di unirsi alla Republika Srpska in Serbia, cosa che non sarebbe possibile se lo stesso Governo della Republika Srpska riconoscesse che il genocidio è stato commesso attraverso l’adozione del rapporto della Commissione di Srebrenica”. Ciò che Dodik ha denunciato è stato il fatto che il rapporto non includesse i crimini contro i serbi. Per questo, il Parlamento ha chiesto al Governo di formare un nuovo comitato che determini “con oggettività e imparzialità” gli eventi di Srebrenica al fine di “illuminare tutte le incertezze del primo rapporto, ma includere anche la sofferenza dei serbi dentro e intorno a Srebrenica”.

Il rapporto in questione ha visto la luce 14 anni fa ed è un prodotto della collaborazione tra la Repubblica Srpska ed una commissione speciale per Srebrenica. Tra le sue pagine vi è il riconoscimento del fatto che le forze serbo bosniache avessero ucciso migliaia di bosgnacchi, ovvero i bosniaci musulmani, nel luglio 1995, attraverso esecuzioni che rappresentavano una grave violazione dei diritti umani, consumatesi nella città di Srebrenica, situata nella parte occidentale della Bosnia-Herzegovina, oggi parte della Repubblica Srpska. Nel documento sono presenti i nomi di 7.806 bosgnacchi che sono stati giustiziati dalle forze serbe durante gli ultimi giorni della guerra di Bosnia. La cifra è stata successivamente rivista e portata a circa 8.400.

La mossa è stata criticata dal Dipartimento di Stato degli USA, che mercoledì 15 agosto ha accusato le autorità della Repubblica Srpska di rinnegare la storia, attraverso l’annullamento del report. La reazione è arrivata tramite comunicato stampa dal significativo titolo “Tentativo di rinnegare il genocidio di Srebrenica” che si apre affermando che “le corti internazionali hanno concluso che a Srebrenica, nel 1995, ha avuto luogo un genocidio”. Il comunicato prosegue con il riconoscimento dell’importanza dell’adozione del report da parte della Repubblica Srpska nel 2004, considerato un passo fondamentale sia per la riconciliazione della Bosnia-Erzegovina che per affrontare i difficili avvenimenti del passato. Parallelamente, dunque, “la sessione del 14 agosto dell’Assemblea nazionale della Republika Srpska è un passo nella direzione sbagliata. I tentativi di rifiutare o modificare il rapporto su Srebrenica fanno parte di più ampi sforzi per rivedere i fatti della guerra passata, per negare la storia e per politicizzare la tragedia”.

Non solo la sua classe politica, ma la Repubblica Srpska nella sua interezza sono state oggetto delle critiche statunitesi in quanto il comunicato stampa prosegue affermando che “è nell’interesse dei cittadini della Republika Srpska di invertire la tendenza di riverire i criminali di guerra condannati come eroi e di garantire che i loro crimini continuino a essere rigettati pubblicamente”.

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Cristina Lipari

di Redazione

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