Stati Uniti: Pompeo crea gruppo per gestire le politiche con l’Iran

Pubblicato il 17 agosto 2018 alle 15:11 in Iran USA e Canada

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Il segretario di Stato degli Stati Uniti, Mike Pompeo, ha formato un gruppo che coordinerà e gestirà le politiche del Paese nei confronti dell’Iran, in seguito alla decisione del leader della Casa Bianca, Donald Trump, di ritirarsi dall’accordo sul nucleare del 2015, noto altresì con il nome di Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA).

Giovedì 16 agosto, durante una conferenza stampa, Pompeo ha annunciato la creazione dell’Iran Action Group (IAG), nominandone come direttore Brian Hook, il direttore della pianificazione strategica del Dipartimento di Stato, che assumerà la carica di Rappresentante Speciale per l’Iran. “Cercheremo di cambiare il comportamento del regime iraniano e l’Iran Action Group si assicurerà che il Dipartimento di Stato si sincronizzerà strettamente con i nostri partner” ha spiegato Hook. “L’IAG svolgerà anche il ruolo di guida per le altre nazioni che condividono la nostra consapevolezza della minaccia iraniana” ha aggiunto. Inoltre, parlando ai giornalisti, il direttore della pianificazione strategica ha sottolineato che “le attività maligne” dell’Iran hanno un’ampia portata e che il nuovo piano di Washington prevede che vengano affrontate tutte le manifestazioni della “minaccia iraniana”.

Hook aveva guidato l’ultimo tentativo dell’amministrazione Trump di negoziare una serie di cambiamenti all’accordo nucleare iraniano del 2015 con gli alleati europei, prima che Trump decidesse di abbandonare il patto, l’8 maggio. Il Joint Comprehensive Plan of Action, firmato il 14 luglio 2015 dall’Iran, dalla Germania e dai 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, ossia Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina, prevedeva la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro Teheran da Unione Europea, Nazioni Unite e Stati Uniti, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale. Sin dalla sua campagna elettorale, Trump aveva criticato l’accordo e aveva iniziato a contrastarlo una volta iniziato il suo incarico, arrivando poi alla decisione di abbandonarlo completamente.

Secondo Sina Toossi, ricercatore analista presso il National Iranian American Council (NIAC), un’organizzazione volta a promuovere le relazioni fra il popolo dell’Iran e quello degli Stati Uniti, la scelta di Hook come direttore dell’Iran Action Group porterà Washington verso la guerra con Teheran. Il NIAC ha rilasciato un comunicato su Twitter, dove afferma che il nuovo gruppo sull’Iran creato dagli statunitensi è un’eco delle attività che portarono all’invasione dell’Iraq, nel 2003, quando l’allora presidente, George W. Bush, lanciò l’Office of Special Plans “per scegliere le informazioni necessarie per arrivare alla guerra”. Ciononostante, Toossi ha aggiunto che se il presidente Trump perseguirà il suo desiderio di sedersi al tavolo delle trattative, Hook avrà un ruolo determinante nel facilitare la diplomazia tra Iran e Stati Uniti.

Alla fine di luglio, il leader della Casa Bianca si era detto disponibile a incontrare i leader iraniani senza nessuna precondizione. Tuttavia Pompeo, successivamente, era tornato su alcuni commenti dei Trump. Toossi ha spiegato che, se davvero l’amministrazione Trump volesse negoziare, allora dovrebbe rivedere la sua decisione in merito al ritiro dal patto sul nucleare del 2015.

Diako Hosseini, un analista senior del Centro di Studi Strategici di Teheran, un gruppo di esperti vicino al governo iraniano, ha spiegato, giovedì 16 agosto, di dubitare del fatto che Pompeo sia effettivamente interessato ad aprire negoziati con l’Iran. “Se questo fosse il loro primo passo prima di arrivare a trattative dirette, per renderlo costruttivo dovrebbero facilitare il raggiungimento di un approccio realistico che prenda in considerazione le legittime preoccupazioni di Teheran. Spero che questa iniziativa aiuti gli Stati Uniti a trovare una maniera razionale per risolvere le dispute esistenti” ha dichiarato Hosseini.

Nella stessa giornata, anche il presidente dell’Iran, Hassan Rohuani, ha messo in dubbio la decisione di Trump di ritirarsi dall’accordo sul nucleare. “Gli Stati Uniti hanno fatto una serie di scelte che hanno portato all’eliminazione delle condizioni per aprire le trattative. Sono stati loro ad abbattere i ponti, e adesso si trovano sull’altra riva a chiedersi in che maniera possano raggiungere l’altra parte. Perché distruggere un ponte che si voleva attraversare?” si è chiesto il leader. Da parte sua il leader supremo dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei, che ha l’ultima parola su tutte le principali politiche del Paese, il 14 agosto ha dichiarato che Teheran non andrà in guerra con gli Stati Uniti, ma neppure avvierà negoziati con il Paese. Il religioso ha spiegato che, come spiegato nell’accordo nucleare del 2015, l’Iran siederà al tavolo delle trattative solamente in una posizione di forza, “così che le pressioni e le proteste statunitensi non potranno colpirci”.

Il 7 agosto, l’amministrazione Trump ha reimposto una serie di sanzioni sull’Iran, aumentando in questo modo la pressione sul Paese per cercare di convincere il governo iraniano a fermare le sue “attività maligne”. Inoltre, Washington ha richiesto a Teheran di ridurre la sua presenza militare negli Stati mediorientali vicini, minacciando altresì tutti i Paesi che importano petrolio dall’Iran affermando che, se tali attività commerciali continueranno, gli Stati Uniti imporranno sanzioni anche su di loro. Alle aziende e ai governi europei, invece, l’amministrazione Trump ha comunicato che ci saranno conseguenze se violeranno, ignoreranno o cercheranno di sovvertire le nuove sanzioni statunitensi. Per tutta risposta, l’Unione Europea ha comunicato che le società che si atterranno alle misure restrittive americane saranno a loro volta sanzionate dall’UE.

Da parte sua, Teheran ha accusato Washington di voler imporre un cambiamento di regime in Iran, aumentando la sfiducia nel Paese. Gli Stati Uniti hanno respinto tali accuse.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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