La Cina si esercita per bombardare gli Stati Uniti?

Pubblicato il 17 agosto 2018 alle 11:09 in Cina USA e Canada

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La Cina sta sviluppando attivamente la sua flotta di bombardieri a lungo raggio e, con tutta probabilità, sta addestrando le sue forze armate per colpire obiettivi degli Stati Uniti e dei loro alleati. È quanto riferito dal Pentagono nel Rapporto Annuale sugli Sviluppi Militari e di Sicurezza riguardanti la Repubblica Popolare Cinese, la relazione del governo americano richiesta dal Congresso, che illustra gli sviluppi militari del Paese asiatico nell’anno precedente. Il rapporto di quest’anno, pubblicato giovedì 16 agosto, sottolinea gli sforzi di Pechino per accrescere la sua influenza globale.

In particolare, secondo le stime del Dipartimento della Difesa americano, la Cina ha speso oltre 190 miliardi di dollari per la difesa nel 2017 e avrebbe intenzione di destinarne più di 240 entro il 2028, nonostante il previsto rallentamento della crescita economica. Negli ultimi 3 anni, riferisce il rapporto, il People’s Liberation Army (PLA), le forze armate della Repubblica Popolare Cinese, “ha rapidamente ampliato le sue aree operative di bombardamento sull’acqua, acquisendo esperienza in regioni marittime critiche e probabilmente addestrandosi per attacchi contro obiettivi degli Stati Uniti e dei loro alleati”. Secondo il rapporto, tuttavia, non è chiaro quale messaggio Pechino intenda inviare portando avanti tali operazioni, al di là di dimostrare le sue accresciute capacità militari. Quest’anno, bombardieri dell’aviazione cinese sono atterrati sulle isole e sulle scogliere situate nel Mar Cinese Merdionale, come parte di un’esercitazione di addestramento nella regione contesa da diversi Stati, tra cui la Cina, Taiwan, il Vietnam, le Filippine, la Malesia e il Brunei.

Il Pentagono, inoltre, afferma che l’aviazione cinese “è stata riassegnata a una missione nucleare”, cioè sta dotando i suoi bombardieri a lungo raggio di capacità nucleare. Secondo il rapporto, tali bombardieri potrebbero diventare operativi entro i prossimi 10 anni. “Il dispiegamento e l’integrazione di bombardieri con capacità nucleari fornirebbe per la prima volta alla Cina una “triade” nucleare di sistemi dispersi tra terra, mare e aria”, riferisce il rapporto. Già a maggio, bombardieri cinesi H-6K con capacità nucleari sono atterrati su una delle isole artificiali realizzate dal Paese asiatico nel Mar Cinese Meridionale.

Secondo il rapporto, peraltro, la Cina sta sviluppando anche il suo programma spaziale. “Il PLA continua a rafforzare le sue capacità militari nello spazio sebbene pubblicamente si dichiari contrario alla militarizzazione dello spazio”, riferisce la relazione del Pentagono, che aggiunge che Pechino è al lavoro anche “per espandere le capacità di sorveglianza spaziale”. D’altra parte, anche gli Stati Uniti sono militarmente interessati allo spazio. Il 18 giugno, l’amministrazione Trump ha annunciato un piano per l’inaugurazione di una Space Force, che dovrebbe essere istituita come sesto ramo delle forze armate statunitensi entro il 2020. Proprio la forza di rivali americani, come la Cina, è addotta da Washington come giustificazione dello sviluppo delle capacità militari americane nello spazio.

La relazione rileva altresì il consolidamento dell’influenza cinese nel mondo, indicando come emblematica l’istituzione della prima base militare cinese oltremare a Gibuti, stabilita formalmente a luglio 2017 e inaugurata l’1 agosto di quell’anno. In quell’occasione, un editoriale del Global Times, riportato dalla CNN, aveva chiarito l’importanza strategica della base di Gibuti, capace di “supportare la marina cinese nell’andare più lontano”. Secondo il rapporto del Pentagono, adesso Pechino “cercherà di stabilire basi militari aggiuntive in Paesi con i quali intrattiene una relazione amichevole di lunga data e condivide interessi strategici simili, come il Pakistan, e che hanno precedentemente ospitato forze armate straniere”. Obiettivo delle operazioni cinesi nel mondo, mette in guardia Michael Collins, funzionario della CIA, è quello di sostituire gli Stati Uniti come la principale superpotenza mondiale.

Secondo la CNN, il presidente cinese, Xi Jinping, “non ha mai nascosto il suo desiderio di modernizzare le forze armate cinesi, passando per l’eliminazione della corruzione diffusa tra i ranghi e l’aggiornamento dell’hardware militare del Paese”. Il PLA, osserva la relazione del Pentagono, sta effettuando “la ristrutturazione più completa della sua storia per diventare una forza capace di combattere le operazioni congiunte”. Il leader di Pechino, inoltre, secondo il rapporto, sta implementando una politica infrastrutturale, che include la Belt and Road Initiative (BRI), volta a esortare i Paesi a conformarsi alle ambizioni della Cina.

La valutazione del Dipartimento della Difesa americano arriva in un momento in cui la relazione tra Washington e Pechino è estremamente tesa a livello militare, geopolitico e commerciale. La relazione militare tra i due Paesi è mirata a contenere le tensioni. A gennaio, gli Stati Uniti hanno lanciato una nuova strategia di difesa nazionale che pone al suo centro le minacce provenienti dalla Cina, insieme a quelle derivanti dalla Russia. Secondo il Pentagono, “le competizioni strategiche a lungo termine con la Cina” sono una delle principali sfide militari degli Stati Uniti. A maggio, il Pentagono, ha ritirato l’invito inoltrato al Paese asiatico di unirsi all’esercitazione navale multinazionale, Rim of the Pacific (RIMPAC). In quell’occasione, il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, aveva definito “avventata” la decisione di Washington. Il 26 giugno, tuttavia, il segretario alla Difesa americano, Jim Mattis, si è recato in visita in Cina. Un capo del Pentagono non si recava ufficialmente nel Paese asiatico dal 2014.

Con riferimento alle dispute geopolitiche, invece, i rapporti tra Washington e Pechino sono tesi a causa del disaccordo americano sull’atteggiamento di Pechino a Taiwan e nel Mar Cinese Meridionale. A proposito di Taiwan, la Cina considera l’isola parte integrante del suo territorio, sebbene essa sia autogestita da quasi 70 anni. In una dichiarazione rilasciata il 14 agosto, il portavoce del ministero della Difesa cinese, Wu Qian, ha accusato gli Stati Uniti di essere “pieni di mentalità da guerra fredda”, prima di esortarli a “mantenere le promesse fatte alla Cina relativamente alla questione di Taiwan e al principio dell’unica Cina”. Secondo il rapporto del Dipartimento della Difesa americano, la Cina sta implementando “capacità militari sempre più avanzate volte a minacciare Taiwan” per impedire all’isola di dichiarare l’indipendenza.

Con riferimento ai rapporti commerciali, infine, i due Paesi stanno pianificando di tenere colloqui, nella speranza di risolvere un conflitto tariffario crescente che rischia di degenerare in una guerra commerciale.

“La strategia della Cina”, mette in guardia il Pentagono, “è quella di sfruttare i primi 20 anni del ventunesimo secolo come “periodo di opportunità strategiche”, per facilitare lo sviluppo della Cina e ampliare la “potenza nazionale complessiva” del Paese”. Tale strategia include il miglioramento delle forze armate, ricorrendo altresì a leve di natura economica e diplomatica per “stabilire la preminenza regionale ed espandere l’influenza internazionale del Paese”. In base a tale lettura, “la Cina non vuole mettere a repentaglio la stabilità regionale, che rimane critica per il suo sviluppo economico, ma è disposta a impiegare misure coercitive per far avanzare i propri interessi e mitigare l’opposizione degli altri Paesi”. L’ambasciata cinese a Washington, per il momento, non ha rilasciato alcun commento ufficiale in reazione al rapporto diffuso dal Dipartimento della Difesa americano.

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Roberta Costanzo

di Redazione

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