Barcellona un anno dopo: come vivono gli attentatori del 17 agosto 2017

Pubblicato il 17 agosto 2018 alle 6:02 in Europa Spagna

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Il Segretariato generale delle Istituzioni penitenziarie, dipendente dal Ministero dell’Interno spagnolo, mantiene attive massime misure di sicurezza nei confronti dei tre responsabili degli attentati di Barcellona e Cambrils del 17 agosto dello scorso anno. 

Vivono separati dagli altri prigionieri e in diverse prigioni i tre principali imputati degli attacchi di Barcellona e Cambrils, che causarono 17 morti e 152 feriti. Negli attacchi morirono anche 8 terroristi, di cui 2 nell’esplosione della loro palazzina a Alcanar, in provincia di Tarragona, mentre preparavano gli esplosivi. 

Tutti e tre occupano celle di isolamento in  moduli speciali  nelle loro prigioni. Mohamed Chemlali Houli, nato a Melilla 22 anni fa, membro della cellula terroristica e superstite dell’esplosione della villetta di Alcanar, è detenuto ad Albocàsser, in provincia di Castellón de la Plana. Driss Oukabir, a cui nome fu preso in affitto il furgone con cui furono investite e uccise 15 persone sulla Rambla di Barcellona, è in carcere nella prigione di Soto del Real (Madrid). Nel penitenziario di Morón (Siviglia), è rinchiuso Said Ben Iazza, che ha utilizzato il suo documento di identità all’acquisto di ingredienti per produrre gli esplosivi che alla fine i terroristi non riuscirono a fabbricare, ricorrendo agli investimenti. 

Tutti e tre sono classificati come  FIES 3: Banda Armata . L’archivio  degli internati in condizioni speciali (FIES) del sistema carcerario spagnolo ha cinque categorie: la 1 è quella dei prigionieri violenti non riadattati; la 2, gruppi mafiosi; la 4, poliziotti e guardie imprigionate, e la 5, il resto dei vigilati speciali. FIES 3 è la stessa categoria usata da anni per i detenuti dell’organizzazione terroristica indipendentista basca ETA. 

Houli, l’unico nato in Spagna, non ha mai ricevuto, né richiesto, visite di familiari. La sua difesa dell’ufficio ha invano chiesto la libertà provvisoria. Non è in alcun programma di reinserimento né ha chiesto di partecipare a nulla di simile. Houli è già stato nelle prigioni di Alcalá-Meco, Villena e Albocàsser. Le fonti carcerarie spiegano i  trasferimenti “per esigenze della sicurezza dello Stato”, senza ulteriori dettagli. Dopo una fase iniziale ha iniziato a collaborare con le forze di sicurezza. Grazie alle sue dichiarazioni si sa che la cellula aveva intenzione di piazzare l’esplosivo (poi esploso durante la preparazione ad Alcanar) nella Sagrada Familia. 

Driss Oubakir, fratello di uno dei responsabili del’attacco, Moussa, morto nella sparatoria a Cambrils, ha invece sempre accusato il fratello di avergli rubato i documenti per acquistare il furgone con cui è stato compiuto l’attentato sulla Rambla. Ha chiesto vanamente per quattro volte la libertà provvisoria. Anche Ben Iazza nega il suo coinvolgimento, affermando di aver semplicemente “lasciato i documenti in macchina di Younes Abouyaqoub”. Abouyaqoub era l’autista del furgone che uccise 13 persone sulla Rambla di Barcellona, ucciso in una sparatoria con le forze di sicurezza a Subirats, presso Barcellona, dopo una caccia all’uomo durata quattro giorni.

Oubakir, Hamli e Ben Iazza sono gli unici tre sopravvissuti della cellula terroristica responsabile degli attentati che sconvolsero la Spagna la scorsa estate. Houssaine Abouyaqoub, fratello di Younes, Moussa Oubakir, Said Aallaa, Mohammed e Omar Hychami furono abbattuti dalle forze di sicurezza nel corso della sparatoria che seguì l’attentato di Cambrils; Youssef Aallaa, fratello di Said, e Abdelbaki Es Satty, imam della cittadina catalana di Ripoll, capo della cellula e mente degli attacchi, rimasero uccisi nell’esplosione della villetta di Alcanar il giorno prima dell’attacco a Barcellona.

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dal catalano e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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